Il trionfale ritorno di Ardito Desio dal K2

Desio LG
Ardito Desio come appare sulla copertina di “LG”, bollettino della storica biblioteca “Luigi Gabba” del Cai Milano.

In quel remoto 1954 piazza Cavour, quando il corteo vi è entrato, era un solo mare ondeggiante. Il traffico era sospeso da un pezzo, tutti i servizi pubblici erano stati deviati. Dall’alto piovevano fiori, bandiere sventolavano dalle finestre. Via Manzoni, piazza della Scala, dovunque una fitta impressionante ala di popolo. La Galleria, piazza del Duomo, centomila persone raccolte sul sagrato. Il corteo doveva percorrere uno stretto spazio tenuto libero dai cordoni, ma al di là dello sbarramento verso il tempio, la folla era divenuta veramente una massa compatta impenetrabile. Nessuno avrebbe potuto attraversarla, o semplicemente allontanarsi. Un clima da apoteosi. Questa fu la trionfale sfilata dei reduci dalla spedizione del K2, seguita da una messa in Sant’Ambrogio e un Te Deum in Duomo. Quanti alpinisti, quanti italiani avrebbero voluto essere nei panni degli uomini guidati alla vittoria da Ardito Desio, persone che per sovrapprezzo avevano ricevuto in dono dalla Fiat una Seicento? Dal canto suo, il professore raccolse qualche settimana più tardi, di ritorno dal Pakistan, i meritati applausi come documenta la rara immagine d’archivio scattata in piazza del Duomo che pubblichiamo. Nativo di Palmanova, milanese per scelta, Desio (1897-2001), va obbligatoriamente ricordato a chiusura dell’anno in cui ricorre il 60° anniversario della conquista del K2 di cui fu in assoluto il “padre”. Lo fa in un periodico del Club Alpino Italiano, “LG” (iniziali di Luigi Gabba, a cui è dedicata la stupenda biblioteca del Cai Milano), la figlia Maria Emanuela accogliendo l’invito dello storico sodalizio milanese dove il professor Desio viene con orgoglio annoverato tra i soci. Pubblichiamo, per gentile concessione, l’articolo della gentile signora Maria Emanuela. Buona lettura e buon 2015! (R.S.)

Mariela Desio
Maria Emanuela Desio, autrice di questa testimonianza sull’illustre genitore.

Nel 1929 vide per la prima volta il K2 e fu amore a prima vista

Il nome di Ardito Desio è legato soprattutto alla spedizione al K2 del 1954, impresa da lui a lungo sognata fin dal 1929, quando lo vide per la prima volta e fu amore a prima vista. Quest’anno ricorre il 60° anniversario della conquista del K2, divenuta col tempo la montagna degli Italiani. Su questa spedizione è stato detto tutto, anzi di più. Vorrei solo sottolineare ancora una volta che, come tutte le sue spedizioni, non è stata solo alpinistica, ma anche e soprattutto scientifica. Mio padre ritornò su quelle montagne diverse altre volte, fino al 1975, per continuare le sue ricerche e sono stati pubblicati ben dieci volumi in lingua inglese sui risultati. L’esplorazione era per lui soddisfare la sua curiosità scientifica, dettata da un grande spirito di avventura. Nella sua lunga vita, durata oltre un secolo, toccandone ben due e vivendone uno interamente e intensamente, ha eseguito una quindicina di spedizioni, tutte piuttosto avventurose, nei diversi continenti. Vorrei ricordare almeno una di queste “avventure”, oltre a quella del K2 già menzionata, che forse ha segnato la nostra storia. Nelle sue scorrerie per il deserto libico con ogni mezzo, a piedi, sul cammello, con l’autocarro, con l’aeroplano, ha rilevato quasi tutto il deserto libico completando le carte geologiche che riportano con precisione i punti di possibili giacimenti di idrocarburi e minerali. Queste mappe sono stranamente sparite subito dopo la seconda guerra mondiale e non furono mai più ritrovate. Le ricerche effettuate in seguito portarono alla conclusione che servirono agli americani, inglesi e francesi per le ricerche del petrolio. Nel 1938 scoprì le prime tracce di petrolio. Purtroppo eravamo alla vigilia della guerra e l’Italia non aveva possibilità di fare trivellazioni a grandi profondità e non se ne fece nulla.

Iscrizione Desio al Cai MI
La richiesta d’iscrizione di Ardito Desio quale socio aggregato alla Sezione di Milano del Cai.

La bottiglia con il primo petrolio estratto nel deserto libico si trova ora in casa mia. La sua lunga vita mi ha permesso di conoscerlo bene e di stargli vicino soprattutto negli ultimi anni, quando non poteva più andare in giro per il mondo come era sua abitudine.

Ho avuto così la possibilità di farmi raccontare le sue avventure accompagnate da riflessioni che mi hanno insegnato molto e che ho immagazzinato nella mia mente: la vita è un passaggio, un pizzico di fortuna c’è per tutti, ma bisogna saperla prendere quando c’è, bisogna cercare di essere attivi e onesti per non dover rimpiangere le proprie azioni, accettare la vecchiaia, perché fa parte della vita, e questo non è facile ma dà molta serenità, avere molta curiosità perché è quella che sollecita la mente e dà energia e voglia di fare, sapersi ritirare quando è il momento giusto. E di queste considerazioni che ho elaborato e adattato alla mia persona e alla mia vita potrei riempire tutta una pagina.

Maria Emanuela Desio

Per gentile concessione di “LG”, bollettino della Biblioteca “Luigi Gabba” del Cai Milano

Visita il sito della Fondazione “Ardito Desio” 

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