Gli “appigli sfuggenti” di Maurizio Giordani, signore della Marmolada

Appigli copertina
La copertina del libro pubblicato da Alpine Studio.

“In alcuni momenti della vita mi sono sentito indistruttibile, inarrestabile, per ritrovarmi poi a piangere sconsolato, disperato, mentre il mondo intero sembrava cadermi addosso, senza riparo. Mai però ho lasciato l’appiglio”. Dopo avere affrontato 60 spedizioni in tutto il mondo, aperto affascinanti itinerari sulle rocce delle Dolomiti e messo la sua firma in tre libri sulla Marmolada, la sua montagna del cuore, il roveretano Maurizio Giordani s’interroga sulla sua grande passione per l’alpinismo ancora lontana dal placarsi anche se, con il passare degli anni (ne compie 56), gli appigli si rivelano sempre più sfuggenti. E “Appigli sfuggenti” è il titolo azzeccatissimo della sua nuova affascinante fatica letteraria pubblicata da Alpine Studio. Di pagina in pagina Giordani, accademico del Cai, guida alpina, garante di Mountain Wilderness, socio del Groupe de Haute Montagne francese, racconta di montagne, di difficili scalate, di ardite mete da raggiungere, di avventura e di esplorazione, di viaggi in luoghi remoti, di amicizia, di condivisione…di amore. E non solo.

“Credo che la mia esperienza”, spiega Giordani, “sia riconducibile a quella di molti altri alpinisti che come me sono gradualmente maturati nel tempo vivendo l’esperienza emotiva della competizione, quella forse più superficiale del gioco e quella più profonda della ricerca della conoscenza. Ho mosso i primi passi nel mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata spinto dal desiderio di mettermi alla prova. Nel periodo di maggiore evoluzione, di grandi radicali cambiamenti dell’alpinismo negli anni Ottanta e Novanta molte barriere caddero e più intenso si fece questo desiderio. Dalle grandi pareti in montagna, la sfida si spostò nelle falesie in fondovalle dove rocce di comodo accesso e alte difficoltà fecero spazio alla pura azione sportiva, al gesto atletico per ritornare però rinvigorita sulle grandi pareti…”.

A proposito di questa sua nuova esperienza letteraria, nella presentazione di “Appigli sfuggenti”, Giordani precisa: “Questo lavoro, questa raccolta di cose successe, di riflessioni, di pensieri catturati da una penna, o da una tastiera, nel corso degli anni, non ha un filo logico, una linea conduttrice costante, programmata. Esso è come ciò che racconta e cioè un percorso di vita spesso improvvisato, mai realmente impostato, che invece di seguire una direzione decisa segue gli eventi, vi ci si adatta e, seppur sempre con consapevolezza, mai allo sbaraglio, procede in modo apparentemente confuso, ingarbugliato”.

Diemberger e Giordani
Giordani, a destra, incontra l’illustre alpinista austriaco Kurt Diemberger (ph. Serafin/MountCity).

Di un particolare Maurizio si dice certo e apparentemente orgoglioso. Mai ha lasciato l’appiglio. Perché, spiega, “non è permesso cadere, non fin quando il sole sorge e tramonta, fin quando l’acqua scorre, il vento soffia, e qualcuno ti sorride. Ma bisogna stringere i denti, fin oltre il limite, a volte, perché la facile scelta del lasciarsi andare, del seguire il canto delle sirene, quando si è allo stremo, quando tutto sembra perso, irrecuperabile, è una scelta che non paga, mai! Forse questo è il più grande insegnamento arrivatomi dall’alpinismo”.

Per gentile concessione, MountCity vi propone un brano tra i più suggestivi del libro. Riguarda una recente scalata di Maurizio Giordani all’Huascaran, in Perù. Il capitolo sé’intitola “Perù 2013 – Dono d’immensità”. Buona lettura.

MaurizioAltrimenti perché?

Il Rio La Santa inizia a scorrere come un ruscello su un’arida steppa erbosa, nell’alta Sierra della Cordillera Blanca peruviana per trasformarsi in un fiume solo ben più a valle, oltre Huaraz, ai piedi dell’Huascaran, dopo aver ricevuto le acque affluenti provenienti dai molti ghiacciai della zona. Nei villaggi sparsi sulle colline, i “campesinos” curano il campo di patate, di grano o d’orzo mentre le donne pascolano le pecore o controllano l’immancabile maiale e l’asino, avvolte nel loro tradizionale abito multicolore, arricchito dall’inconfondibile copricapo a falda larga. In una limpida aria quasi irreale, luci e colori accompagnano lo sguardo lontano, fin oltre immacolate, scintillanti creste di ghiaccio dal profilo ardito. Sembra che forze contrastanti abbiano qui trovato il modo di convivere… la montagna severa, austera e l’uomo che la vive, e vi si adatta.  Le puntate in alto, per scalare le cime, sono dei brevi flash di veloce alpinismo, prima per acclimatarsi, poi per toccare la vetta più alta, fino a sfiorare i 7000 metri… Nevado Urus, Ishinca, Copa poi Huascaran.

Il vento soffia con forza, il freddo punge, dove trova varchi, i ramponi stridono sulla neve ghiacciata. Sulla montagna non v’è spazio per le titubanze e nemmeno per gli errori. Si sale, poi subito si scende a valle, nel mondo dell’uomo, dove l’uomo comanda e si può difendere con più facilità dalla forza di una natura selvaggia, non sempre domabile.  Al campo II dell’Huascaran, oltre la “Garganta”, il vento urla impetuoso per tutta la notte. Rimandiamo la partenza, programmata per l’una del mattino; impossibile uscire dalla tenda. Non si può però attendere oltre; se aspettiamo ancora, bisogna rinunciare. All’alba la tormenta non si placa e ci vuole uno sforzo supplementare di determinazione per calzare i ramponi e caricarsi in spalla lo zaino, mentre il pulviscolo di neve spazzata dal vento ci avvolge in un turbine di gelo. Poi il pendio, ripido, che costringe a un passo lento, cadenzato, faticoso, appesantito pure dalla quota, sempre più elevata. 

In vetta lo sguardo si lancia lontano e il pensiero lo segue, affamato di nuovi profili, sempre diversi, che promettono conoscenze aggiunte e soddisfano curiosità, domande, e un intimo, quasi segreto desiderio di grandezza, che solo lassù è così presente, così forte. Per brevi attimi, prima di rimettersi in gioco durante la discesa, mai banale, tutto si espande, come se dall’interno di un proprio personale osservatorio si vivesse un’esperienza  mistica, potente, di condivisione, quando si abbracciano i propri compagni, ma anche di riflessione, di meditazione, quando la mente allenta i freni e lascia che le emozioni si espandano, senza barriere. 

Tutto questo poi si rivive, in modo più sereno, nel ricordo. In basso nulla si perde, anche se ciò che rimane ha un sapore diverso…  Ognuno di questi piccoli doni d’immensità rimane celato nell’animo, sempre pronto a tornare alla mente quando lo richiamiamo, quando ne abbiamo bisogno, quando ci può aiutare, supportare, incoraggiare.  È forse questo il segreto di tanta perseveranza, nel rincorrere mete così faticose e rischiose. Altrimenti perché?

Maurizio Giordani

da “Appigli sfuggenti”, Alpine Studio (19 euro), per gentile concessione

Per saperne di più:

http://www.gmountain.it/

http://www.alpinestudio.it/

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