La rinuncia di Miotti al titolo di Guida alpina

La lettera del 7 gennaio 2015 con cui Giuseppe “Popi” Miotti riconsegna all’AGAI, sezione del Club Alpino Italiano, il suo titolo di Guida alpina e Maestro di Alpinismo, dovrebbe aprire un approfondito dibattito non soltanto sui blog. Un dibattito urgente e costruttivo anche all’interno di un grande ente come il CAI che, alle prese con una vicenda tanto scottante, si è rivelato finora ancora una volta conservatore e mummificato e sembra guardare da un’altra parte nella sua incapacità di comprendere non solo le provocazioni, ammesso che di questo si tratti, ma anche i grandi processi di trasformazione in atto.

La decisione di Miotti è legata a una circostanza gravissima, denunciata su MountCity fin dal 3 dicembre, e cioè l’accondiscendenza incondizionata delle guide alpine all’eliski. “Che ‘Freeride Livigno’ proponga una giornata di formazione eliski può starci, ma che il Collegio Regionale Guide Alpine Lombardia si faccia promotore dell’iniziativa presso i suoi associati, anche se non mi stupisce, mi conferma di non aver sbagliato ad eclissarmi dalla confraternita”, ha dichiarato in dicembre Miotti, valtellinese, guida alpina dal 1977 e professionista della montagna a 360°.

Il documento di rinuncia che ora Miotti ci manda raccomandandoci di “farne buon uso” non è certo dettato da un impulso caratteriale (Gogna blog sottolinea, come se fosse un’attenuante, la “caratteriale riservatezza” dell’illustre alpinista e scrittore valtellinese), ma nasce da un suo imperativo categorico e sicuramente da un particolare orgoglio di casta in base al quale “preservare e valorizzare il territorio vuol dire preservare e valorizzare assieme al resto anche la professione della guida”.

L’amico Popi ha rivolto in più di un’occasione ai colleghi guide alpine il rimprovero che “sotto questo profilo siamo veramente carenti, ci limitiamo a salire e a scendere, ma, se c’è da prendere apertamente una posizione, il nostro coraggio si rintana fra le vette”. Invitandoli a “essere più attivi e presenti per non subire a posteriori scelte fatte da altri sul territorio che è la fonte principale del nostro lavoro”.

Eliski a Livigno
Eliski a Livigno

Parole al vento a quanto pare se Miotti è arrivato a una decisione tanto drastica e, probabilmente, dolorosa per una persona che ha deciso di vivere la montagna a 360 gradi imparentandosi, per giunta, con illustri dinastie di guide valtellinesi. Possibile che i professionisti della montagna non abbiano mai sentito parlare dell’attuale crescente bisogno di contatto con la natura? Che abbiano abbracciato una “disciplina” che questo contatto lo nega e lo mortifica?

La misura è stata colmata con il recente patrocinio del Collegio Regionale Guide Alpine Lombarde alla manifestazione di freeride a Livigno (vedi

http://www.europeanfreeridefestival.com/it/guide-alpine-patrocina-european-freeride-festival ma anche http://www.europeanfreeridefestival.com/it/booking/heli-day).

Ciò non toglie che il Collegio lombardo abbia riconosciuto, sull’onda delle polemiche, che la pratica dell’eliski costituisce un problema e che debba comportare una regolamentazione. “Non esistendo una normativa a livello regionale”, si legge in un comunicato, “il Collegio Guide Alpine Lombardia si sta dotando di un codice di comportamento che può essere sintetizzato in queste linee: non si pratica in Parchi, Riserve ed Aree protette; anche al di fuori di queste aree di maggior tutela la pratica dell’eliski deve evitare le zone e gli itinerari ad elevato interesse scialpinistico ed escursionistico e comunque limitare l’attività ai periodi di minore affluenza; limitare a 4 il numero massimo di persone accompagnate per Guida alpina; la guida che intende svolgere eliski deve frequentare un apposito corso presso la compagnia elicotteri di cui si serve”.

E’ comprensibile che, dandosi questi regolamenti legati all’eliski, le Guide alpine cerchino di intercettare nuove correnti di appassionati, per quanto marginali nell’offerta globale turistica, pur “continuando a esercitare la professione con dignità e correttezza, conformemente alle norme della deontologia professionale”, come è precisato nel loro statuto.

Eliday a Livigno
Eliday a Livigno con la partecipazione delle Guide alpine

Ma non c’è da farsi illusioni. L’unico vero patrimonio da salvare oggi è quello dell’ambiente, è ciò che resta dell’integrità del nostro territorio già minacciata, in Lombardia, da un catastrofico consumo di suolo, come denuncia su MountCity un altro illustre valtellinese, Fausto Gusmeroli, tra i maggiori esperti in Italia in campo agri-ambientale. Così come occorre prendere atto, sulla scia della lettera di Miotti, che di alleati istituzionali della montagna ne rimangono pochi. Non è certo alleato il Governo e la politica in generale che dimostrano un disinteresse totale, non solo verso le Alpi, ma verso tutto il patrimonio paesaggistico e culturale che in base all’art. 9 della Costituzione deve essere tutelato.

Ben vengano allora persone come Miotti, orgogliose della loro scelta di vita, quando cercano di smuovere le acque. Che a questo punto, grazie a un sereno e costruttivo dibattito proprio sotto l’egida delle Guide alpine, potrebbero risultare un po’ meno stagnanti.

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La lettera di dimissioni di Miotti

Ecco, qui di seguito, la lettera indirizzata da Giuseppe Miotti a Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio nazionale delle guide alpine:

Caro Presidente, alla luce di recenti avvenimenti che mi vedono totalmente alieno dalle posizioni ufficiali (vedi accondiscendenza verso l’eliski) e che considero un po’ come la goccia che fa traboccare il vaso,
comunico la mia decisione di consegnare all’AGAI il mio titolo di Guida Alpina e Maestro d’Alpinismo. 
Le distanze che mi separano dall’impostazione che oggi viene data alla nostra figura professionale, sono ormai tali che a volte, lo confesso, mi trovo in imbarazzo nel dichiararmi Guida alpina.
 Per me è un peso rinunciare ad un titolo che è stato ideale di alpinismo e di una montagna vissuta a 360°, col cuore ancor prima che con i mezzi tecnici.
Tuttavia ci sono momenti in cui le decisioni vanno prese senza badare troppo alle convenienze e ai sentimentalismi. Ritengo che questo sia uno di quelli.
Come ho già avuto modo di dire in più occasioni (vedi intervista sul magazine Uomini e Sport n. 9, nov. 2012), la direzione presa diverge molto dalle mie vedute, ma può darsi che sia quella giusta.
Non mi permetto di giudicare per altri, ma mi riservo la libertà di decidere per me stesso e quindi ecco il mio passo.


Cordialmente, Giuseppe Miotti

La replica del Collegio delle Guide alpine

Sul “caso Miotti” pubblichiamo il testo del comunicato stampa n.1/2015 diramato il 9/1/2015 dal Collegio delle Guide alpine di Lombardia.

In riferimento alla rinuncia al titolo di Guida alpina di Giuseppe Miotti, il Presidente delle Guide alpine italiane Cesare Cesa Bianchi unitamente al Presidente delle Guide alpine Lombardia Luca Biagini, appreso con dispiacere la decisione, tengono a divulgare alcune precisazioni. Il Collegio Nazionale e i Collegi Regionali delle Guide alpine sono organi di governo e di rappresentanza di tutte le Guide alpine, pertanto sono tenuti a tutelare gli interessi e le attività svolte dalla globalità delle Guide e non solo di una parte. Per questo, proprio perché tutte le Guide alpine vivono la montagna e la professione a 360°, il Collegio è tenuto ad accettare le diverse visioni e le diverse scelte professionali purché esse siano rispettose delle leggi e delle norme deontologiche.

Nel caso particolare dell’heliski, bisogna ricordare in primo luogo che si tratta di una pratica consentita dalla legge. Pertanto, al di là dei singolo giudizi di merito, rientra nell’ampio spettro di ciò che le Guide alpine fanno e possono fare con professionalità. Tralasciando atteggiamenti integralisti, sia di totale divieto che di completa liberalizzazione, è auspicabile tuttavia una seria e coordinata regolamentazione di questa attività per far sì che essa continui a esistere nel rispetto degli equilibri delicati e spesso “maltrattati” delle montagne, ma anche delle esigenze di tutto il turismo montano e di chi vive grazie a esso.

Infine, con riferimento al patrocinio del Collegio Regionale Guide Alpine Lombardia alla manifestazione “European Free Ride Festival”, si ritiene importante evidenziare la presenza delle Guide alpine in una manifestazione dove sono tanti i temi e le attività che vedono nostri colleghi impegnati in prima persona. In generale si ritiene importante che il Collegio Nazionale e i Collegi Regionali facciano il massimo sforzo per essere presenti in ogni evento che riguarda la montagna e le attività di Guide alpine, Accompagnatori di media montagna e Guide vulcanologiche.

Cesare Cesa Bianchi, Presidente delle Guide alpine Italiane

Luca Biagini, Presidente delle Guide alpine Lombardia

One thought on “La rinuncia di Miotti al titolo di Guida alpina

  • 09/01/2015 at 13:46
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    Ciao Popi,
    apprezzo, forza e messaggio.
    Continuerò a mostrare un’altra direzione possibile, a partire dall’assemblea di categoria del 26 pv, per chiamarmi fuori, almeno dall’aberrante patrocinio con annessa garanzia di sicurezza, una mostruosità che non può essere taciuta.

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