K2, una storia infinita. Tra gli italiani volarono insulti e piccozzate

“Contrordine compagni!”, era lo slogan ricorrente di una vignetta di “Candido” che descriveva negli anni della Guerra Fredda le ridicole convulsioni dei compagni trinariciuti davanti alle contrastanti direttive del Cremlino. Anche la tiritera sulla conquista italiana del K2 procede a singhiozzo, tra alti e bassi, tra rivelazioni e controrivelazioni. Come si sa, il mezzo secolo dalla poco gloriosa conquista è finora trascorso tra polemiche, liti, querele, recriminazioni, insinuazioni. Parce sepultis? Macché. In un’affollata conferenza alla Sala Buzzati del Corriere della Sera, la sera del 14 gennaio 2015, l’inviato speciale Lorenzo Cremonesi, oggi opinion leader della testata di via Solferino in fatto di alpinismo, rivela che durante un servizio sul fronte indo-pakistano incontrò un hunza della spedizione guidata da Ardito Desio. Un anziano, c’è da immaginare, che della spedizione conservava, secondo l’ineccepibile testimonianza di Cremonesi, un solo vivido ricordo: un’accesa baruffa in cui volarono insulti e che sarebbe finita a piccozzate se l’uomo non fosse intervenuto a fare da paciere.

Il motivo del dissidio-chiave del K2 è arcinoto. Bonatti portò con grande sacrificio ai due compagni designati per la vetta le bombole con l’ossigeno, ma per una serie di circostanze non venne ospitato nella loro tendina insieme con l’hunza Mahdi e dovette bivaccare all’aperto, a più di ottomila metri. E in più venne stupidamente accusato di avere utilizzato tale ossigeno benché non disponesse dei respiratori che invece erano stati affidati ai suddetti summiter, Compagnoni e Lacedelli.

In un libro, “K2. La storia finita” (Priuli&Verlucca), tre saggi hanno cercato nel 2004 di mettersi nei panni dei protagonisti e di ristabilire ragioni e torti. Ma il fuoco ha continuato ad ardere sotto la cenere e questa (brutta) storia, come si è detto, continua ad appassionare, anche se la testimonianza di Cremonesi non sembra avere suscitato particolari reazioni in un pubblico compito e ben disposto all’ascolto (o distratto da altri drammi che di questi tempi ci appassionano ben di più).

Cremonesi
Lorenzo Cremonesi, inviato speciale del Corriere ed esperto alpinista (ph. Serafin/MountCity)

Il veterano giornalista Livio Caputo, presente in sala, ha ricordato (e come dargli torto?) che nella redazione del settimanale “Epoca” Bonatti gli apparve una persona “deliziosa”.

Va notato che sul “caso K2” è in libreria in questi giorni l’ennesima edizione del polemico pamphlet di Bonatti “La verità”. Invece in un altro libro, “Tutti gli uomini del K2” uscito nel 2014 e presentato il 14 ottobre al Cai Milano, Mirella Tenderini cerca di gettare una nuova e positiva luce su questa impresa che, in una fase delicata della nostra storia, ha anche contribuito a infondere una rinnovata fiducia negli italici destini.

“Sulla nave che riportava in patria i membri della spedizione”, è la rasserenante ricostruzione della Tenderini, tra i più attenti, puntuali indagatori della storia dell’alpinismo in ogni sua recondita piega, “regnava un’atmosfera di euforia e grande cameratismo. Sulla nave c’erano anche gli uomini di una spedizione tedesca che faceva ritorno dal Karakorum e Ugo Angelino racconta il loro stupore nel vedere gli italiani così festosamente in armonia dopo una lunga spedizione. ‘Noi non ci rivolgiamo più nemmeno la parola…’, gli disse uno di loro. Tra gli uomini del K2 invece l’intesa era perfetta. Festeggiavano il coronamento delle loro fatiche tra compagni, da amici. Del resto le prove al Monte Rosa e al Cervino prima della partenza non erano state solo tecniche ma anche di affiatamento. Non per niente venivano continuamente cambiati i compagni di cordata; era necessario che tutti si trovassero d’accordo con tutti”.

Detto in sintesi, alla buona, a costo di farsi qualche nemico tra i bonattiani di ferro: tra gli uomini del K2 c’è stata euforia, cameratismo e qualche inevitabile scazzo dovuto all’adrenalina e all’alta quota. Sono andate così le cose? E perché stupirsene, con l’aria che di solito tira nelle spedizioni? E perché tesserci sopra tante storie infinite?

Ser

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