L’orgoglio del fronte anti eliski riparte da Arcoglio domenica 1 febbraio: una pacifica ma netta presa di posizione

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Di spalle Popi Miotti mentre immortala ad Arcoglio Superiore (2130) il gruppo di anti eliskiisti diretti al Sasso Bianco (photo Michele Comi)

Qualcuno di noi era già al rifugio Cometti sabato sera, alle prese con una magnum di Sfurzat che provvidenzialmente Popi ha caricato nello zaino e che rapidamente è evaporato nei bicchieri, dopo una piacevole cenetta a base di minestra d’orzo e arrostino con patate. Vien voglia di raccontarli tutti i particolari di una due giorni intensa, piena di incontri e di entusiasmo, ma certo non si può indugiare troppo su dettagli apparentemente privi di interesse… come ad esempio la tenuta pigiamosa del Miotti, che pur confessando di non avere con lo sci-alpinismo il migliore degli amorevoli rapporti possibili, ha inforcato le pelli e con la sua Nikon ha documentato passo passo il meeting anti eliski.

Per chi scrive il piacere di essere in un posto così accogliente, scoprendo per la prima volta i luoghi dove è nato lo sci in Valmalenco, e di appisolarsi in preda ai fumi dello Sfurzat pregustando l’intensa giornata di domenica è stato grande! E soprattutto mi consola il pensiero di non essermi dovuto cimentare, come invece i ragazzi della scuola di alpinismo della Sezione Valtellinese del Cai, negli oltre 1600m di dislivello della salita da Torre fino in cima al Sasso Bianco, ma per il mio scarso allenamento e andazzo cittadino di aver potuto dividere l’impresa in due tronconi.

Una giornata come questa è fatta di dettagli, di particolari attenzioni e di complicità che nascono dall’incontro di persone motivate a vivere intensamente la montagna, con pochi ausili, se non un paio di ciaspole, una coppia di sci con pelli, o una tavola da neve da issare con fatica fino in vetta: una complicità, mi vien da pensare, che nasce proprio dal fatto di essere lì tutti accomunati da una fatica, disposti a un piccolo sacrificio pur di arrivare in questi luoghi di straordinario valore paesaggistico.

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Michele Comi, che in questa valle è nato e ha maturato a più riprese la sua crescita di alpinista e guida alpina, segue l’escursione con affettuosa premura, e scatta molte foto che oggi stesso sono sui principali quotidiani e molte altre che senza chiedergli il permesso ho pensato di pubblicare in questo post. Nessuno rimane indietro e tutti arrivano alla fine a metter le gambe sotto il tavolo al rifugio Cometti, alle 13:00 in punto. E i giornali cosa dicono?

“Firme e protesta gentile” si legge in prima pagina sulla Provincia di Sondrio di oggi che riprende parole di Michele Comi che ben mi sembra corrispondano alla ricerca di una nuova direzione possibile nell’etica della nobile professione di guida; con l’intento di ricucire più che creare strappi all’interno di un collegio lombardo che con successo si è ritrovato nelle nuova sede di Castel Masegra a Sondrio lunedì scorso rilanciando l’importanza del ruolo della professione e testimoniando nuova forza e progettualità. Un dettaglio: nella pagina interna l’articolista non resiste alla tentazione dell’ossimoro e titola “No Heliski, ma la protesta è morbida”: dietro quel “ma” dubitativo si intuisce il rammarico tutto giornalistico della mancanza del pur minimo scambio di insulti o di palle di neve con qualche malcapitato elisciatore…

Non c’è strappo, mi pare, per come posso vivere io una giornata come questa, passata a chiacchierare con gente che la montagna ce l’ha nel sangue e la vive con un rapporto di amore profondo. Di poco differente forse da una normale gita di inizio stagione, alle prese con neve ventata e con rocambolesche gimcane tra i larici, compreso il lungo rientro a valle per stradine cercando di scivolare finché la lamina non fa scintille e le solette degli sci non cominciano a urlare di dolore. Tutto questo è già avvenuto e continuerà ad avvenire in questi luoghi, anche se nei mesi a venire il fastidio di qualche pala rotante rischierà di far girare le pale ad altri come noi.

Del resto qui ad Arcoglio il back country non è esattamente all’insegna della wilderness più assoluta anche grazie a una imbarazzante estensione d’uso delle motoslitte le cui tracce arrivano placide fino alla vetta del Sasso Bianco. Tutto fa temere che, con il beneplacito di amministrazioni locali eventualmente poco avvedute, il modello di uno sfruttamento intensivo e motorizzato possa prendere sempre più piede, soprattutto in un regime di controllo che nel nostro paese vede ampie deroghe, anche grazie all’orientamento più o meno spregiudicato delle amministrazioni regionali, che per segno politico ormai da anni sono molto meglio orientate verso finti e commerciali balbettamenti dialettali piuttosto che verso reali politiche di salvaguardia e valorizzazione delle culture locali e degli ambienti naturali…

Al rifugio Cometti, finalmente le gambe sotto il tavolo
Al rifugio Cometti, finalmente le gambe sotto il tavolo (photo Luisa Raimondi)

E’ quella stessa visione politica che va a braccetto con cacciatori e trialisti e che è stata negli anni passati così ritrosa a firmare il protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi, un testo che ha preso in considerazione con molta serietà e in modo circostanziato il tema della regolamentazione dello spazio aereo nelle regioni alpine, e che forse proprio qui in Italia andrebbe riletto con attenzione.

Come è stato ironicamente commentato su un post su FB che ritrae in una foto gli allegri commensali alla tavola del rifugio Cometti dopo la gagliarda impresa: “qui c’è: CAI, Guide, giornalisti e rompicoglioni, praticamente “la créme”, cioè un nulla di fatto”… Del resto bisogna sempre ripartire da qualcosa: dalle sessanta firme sulla locandina dell’evento disegnata a mano da Michele Comi ad esempio, e da qualche rompicoglioni che per fortuna ancora esiste.

Ser.Lorenzo

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