Chiude i battenti la Gazzetta di Lecco. Da vent’anni era una “voce” affidabile e appassionata del grande alpinismo

Gazzetta di Lecco 20 anni
Dopo 20 anni, gran finale con un numero davvero speciale.

Edicole che chiudono, case editrici in stato preagonico. E ora un’altra notiziaccia rattrista gli amici della montagna. Affonda dopo vent’anni la Gazzetta di Lecco. Il congedo dai lettori è avvenuto il 31 gennaio con un numero speciale di 88 pagine. Le montagne, che sono parte del dna della città di Cassin e dei Ragni, si vedono così private di un’altra “voce” preziosa, affidabile e appassionata dopo che anche il quotidiano concorrente La Provincia ha soppresso la pagina speciale mirabilmente curata per tanti anni dal mai dimenticato Giorgio Spreafico. Impavida direttrice della Gazza è stata Laura Achler, da sempre legata all’ambiente alpinistico della sua città di cui resta importante testimone e fedele interprete, autrice di articoli che definirei magistrali. Alla montagna, ricordo che Laura ha dedicato a suo tempo anche una fortunata trasmissione su un’emittente locale, che sapeva condurre con particolare brio coinvolgendo il fior fiore dell’alpinismo rampante.

E poi, se posso dirlo, un’esperienza professionale indimenticabile legata alla montagna stampata ci accomuna. Insieme con altri colleghi volenterosi abbiamo messo in piedi una dozzina d’anni fa un gruppo professionale di giornalisti amici della montagna, gruppo di specializzazione della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Un compito gravoso ma esaltante in cui Laura mise a frutto la sua determinazione e la capacità di aggregare i colleghi cercando di accreditarsi in un ambiente non sempre disposto ad accettare noi giornalisti con la nostra presunta invadenza e approssimazione. Ora mi posso immaginare quante battaglie abbia fatto in questi giorni Laura per non arrendersi, pur essendo certo che per nessuna ragione al mondo abbandonerà le sue montagne, quelle montagne che mai come oggi hanno avuto bisogno di interpreti preparati e competenti come lei.

LECCO = SERATA CON L'ALPINISTA WALTER BONATTI AL TEATRO DELLA SOCIETA'
La direttrice Laura Achler con Walter Bonatti.

“Come puoi immaginare”, mi scrive gentilmente Laura Achler via mail, “la crisi economica in generale e in particolare la crisi del settore dell’editoria, ha colpito anche noi, costringendoci a rinunciare al progetto portato avanti dal 1994. Una scelta dolorosa, ma inevitabile soprattutto per un’azienda come la nostra che ha sempre osservato rigorosamente le regole con giornalisti assunti e collaboratori contrattualizzati, cosa che a livello locale è abbastanza rara…”.

Scorrendo l’ultimo corposo fascicolo della Gazzetta, salta all’occhio come le vicende gloriose dei “maglioni rossi” dei Ragni abbiano quasi sempre l’onore della prima pagina. Ampio spazio si guadagna meritatamente anche Antonio Rossi, due ori in canoa ai Giochi di Atlanta del 1996, oggi assessore allo Sport e alle Politiche per i Giovani della Lombardia, anche lui indissolubilmente legato alla montagna e alle sue montagne. La Gazzetta è poi sempre stata vicina alla grande famiglia dell’alpinismo lecchese, soprattutto quando arrivò il momento doloroso di congedarsi da leggende come Casimiro Ferrari, l’uomo del Cerro Torre, che se ne andò nel 2001; o come Riccardo Cassin che nel 2009 si spense a cent’anni nella pace della sua abitazione ai Resinelli. O come quando un numero speciale venne dedicato a Walter Bonatti. Un numero che andò a ruba nel 2011 mentre alle spoglie mortali dell’indimenticabile Walter, sulla cui bara era deposto il maglione rosso dei Ragni, portava l’estremo saluto una fiumana di gente silenziosa e commossa. Casimiro, Riccardo, Walter: tutti uomini che la stimavano e con cui Laura aveva grande familiarità.

Lecco
Lecco con la Corna del Medale, palestra prediletta degli alpinisti (ph. Serafin/MountCity)

“Tante sono state battaglie condotte”, ricorda la Achler nell’editoriale conclusivo firmato con Katia Sala, “una miriade i fatti raccontati, migliaia le persone incontrate. Per tutti noi questo giornale ha rappresentato una scelta professionale e di vita grazie alla quale abbiamo avuto l’opportunità di svolgere il nostro lavoro con passione ed entusiasmo, mantenendo sempre diritta la schiena, liberi di esercitare secondo scienza e coscienza il delicato compito di informare”.

Un altro motivo, infine, che “marcava” il legame del giornale con le montagne erano le immagini del bravissimo Mauro Lanfranchi, lecchese ‘‘doc’’: un mito della fotografia di montagna, autore di stupendi volumi fotografici dedicati al territorio lombardo, che del giornale è stato un prezioso collaboratore. Anche queste immagini sono fra le tante cose di cui gli amici della montagna si dovranno privare con la scomparsa della Gazzetta di Lecco.

PS. Sandro Filippini cortesemente informa, tramite Facebook, che la pagina della Provincia riparte questa settimana, curata da Anna Newman Scattegatte Masciadri. “Nella tristezza di questo vuoto”, è il commento del giornalista e storico dell’alpinismo riferendosi alla chiusura della Gazzetta di Lecco, “non piangiamo anche il vuoto che non c’è”.

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