Neve sicura? Neve amica? Sicuri con la neve? I tanti volti della prevenzione, “cenerentola” del Soccorso alpino. Mentre l’ecatombe continua

Montagna amica e sicura
Dillo con i cartoon. Un fotogramma del documentario realizzato per il progetto del Cai “Montagna amica e sicura”.

Liberi di rischiare? E deve durare fino al disgelo, fra tanti bizantinismi di chi vorrebbe ognuno arbitro del proprio destino, questa carneficina sulle pendici innevate delle Alpi? La contabilità di quel 18 gennaio in cui si è celebrata la giornata “Sicuri con la neve” è tale da mettersi le mani nei capelli. Sicuri? Durante quel weekend sono morte 14 persone nelle Alpi: 4 sulle piste da sci, 6 in scialpinismo, altre in fuoripista, altre in salite alpinistiche. Domenica 1° febbraio altra sciagura: nei Grigioni cinque morti e due feriti in un colpo solo per una valanga. Carneficina anche domenica 7 dal Piemonte al Trentino Alto Adige, passando per il Veneto: un morto a Cortina d’Ampezzo, un altro nel Cuneese, due sulle nevi di Brocon (in Trentino).

Pensiamo allo strazio delle famiglie. La prevenzione è socialmente indispensabile e non se ne fa abbastanza dal momento che autorevoli esponenti del Soccorso alpino l’hanno definita in un convegno a Lecco una “cenerentola” senza che nessuno battesse ciglio. Probabilmente mancano i mezzi, forse fare prevenzione crea frustrazioni davanti a risultati così poco remunerativi. Ha dunque senso questo promuovere sicurezza, chiamare la montagna “amica e sicura” anche in inverno come fa il Cai nelle sue pubblicazioni ufficiali?

Bozetto prevenzione incidenti
Bruno Bozzetto, grande amico della montagna, ha offerto in varie occasioni il suo contributo alla prevenzione degli incidenti in montagna.

Sicuri con la neve? E quando mai? “Sicuri” o meglio ancora “più” sicuri come vorrebbe più realisticamente qualche esperto della materia? “Sicuri” o “ragionevolmente sicuri” o “possibilmente sicuri” o “auspicabilmente sicuri” come si potrebbe almanaccare a costo di fare ridere i polli? Sta di fatto che in pochi altri ambiti si dimostra quanto sia fallace quello slogan “la montagna unisce” che voleva essere il tartufesco filo conduttore delle celebrazioni per i 150 anni del Club alpino. Come negli Ordini di Malta, che sono parecchi e tutti quasi con lo stesso nome, il firmamento del Cai in tema di prevenzione appare curiosamente frazionato e si nutre il dubbio che dietro ogni etichetta allignino interessi e ambizioni che si sovrappongono e contrappongono come in un’assurda fiera delle vanità.

Alcuni, in questa costellazione, hanno scelto ”Sicuri in montagna”, altri perseverano nell’etichetta “Montagna sicura”. Ma altri ancora nel Veneto hanno optato per “MontagnAmica”, poi diventata “Montagna amica e sicura” essendosi scoperto che qualcuno già deteneva quell’etichetta. E inoltre “Montagna amica” è l’intestazione, come è stato annunciato da MountCity, del progetto quadro presentato nel 2014 dalle Scuole di alpinismo del Cai. Intanto scendono in campo Soccorso alpino Trentino, Accademia della montagna, Collegio delle guide alpine, SAT e Associazione dei rifugi del Trentino, in collaborazione con la Provincia di Trento incaricando Bruno Bozzetto, il Walt Disney italiano, d’illustrare un vademecum a fumetti con dieci semplici regole per escursioni sicure. E un meritevole micro progetto nasce anche nel Comelico per merito della Sezione di Sappada del Cai che ha prodotto l’opuscolo “Alla scoperta della montagna” con i disegni di Alberto De Bettin (anche di questo si è parlato in MountCity). Senza contare la Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur, che tuttavia si dedica prioritariamente al monitoraggio dei ghiacciai e a progetti di salvaguardia dell’ambiente alpino.

Ognuno fa per se. Ciò che conta sembra essere il brand, in pretto clima aziendalistico. Quel “sicuri” riferito alla persona e non alla montagna sembra peraltro ineccepibile. Si legge che l’aggettivo “sicuri” individua subito una collettività che si auspica sensibile al tema sicurezza e prevenzione. Sensibile, però, fino a un certo punto. Perché si sa che più si è esperti più si tende a sovrastimarsi e perciò a sottovalutare i rischi e a non prendere sul serio nemmeno i bollettini valanghe come risulta da una ricerca dell’Accademia della montagna di Trento messa recentemente in rete nella sua integrità da MountCity.

De Bettin vignetta sicurezza
Così Alberto De Bettin invita alla prudenza in un interessante opuscolo del Cai Sappada.

E dire che quest’inverno l’allerta è massima perché, come recita La Stampa, “le basse temperature e i ridotti spessori del manto nevoso preesistente hanno determinato un forte gradiente di temperatura tra gli strati sottostanti e un veloce metamorfismo costruttivo con la formazione di nuovi grani sfaccettati fragili e brine di profondità con scarsa coesione”. Cosicché i successivi apporti di neve fresca, talvolta di densità elevata, appesantiscono il manto nevoso in lento e graduale assestamento ma poggiano su deboli stratificazioni preesistenti estremamente instabili, sovraccaricandole ulteriormente. Il distacco di valanghe è possibile quindi già con debole sovraccarico e in alcune situazioni sono da aspettarsi valanghe spontanee di media grandezza.

C’è ancora tanto da imparare, con la giusta dose di umiltà, perché la montagna sia davvero “amica e sicura”. A meno che della propria e dell’altrui esistenza non ce n’importi granché. E’ sufficiente davanti a tante sciagure in montagna affermare, come fatalisticamente fanno certi sputasentenze al vertice delle associazioni alpinistiche, che “la sicurezza assoluta non esiste né in montagna né altrove”? Bel modo di pensare positivo.

Benedette siano allora, risorse umane e materiali permettendo, le lezioni sul campo, le serate culturali, i presidi su percorsi scialpinistici ed escursionistici, i work shop con le Guide alpine, gli opuscoli illustrati da abili vignettisti. La lezione va impartita come si è visto anche ai cosiddetti esperti e ai tanti fuori di testa suggestionati dai video su youtube e da certi festival adrenalinici supportati da sponsor interessati a vendere bevande energetiche: filmati in cui si cavalcano impunemente con sci o snowboard colossali valanghe in movimento. Schettino si riteneva talmente abile come comandante che ha disinvoltamente condotto la “Concordia” a compiere l’inchino fatale sugli scogli del Giglio. Meglio sarebbe non comportarsi come lui quando si calzano gli sci o le ciaspole e non dare il cattivo esempio.

Ser

PS.L’autore di questo articolo è stato accusato di fare del “terrorismo” e invitato a prendere visione della tabella compilata dall’Aineva (http://www.aineva.it/incidenti/incidentitot2.php?annoc=2014-15) che registra “soltanto” 12 morti e 21 feriti in questa stagione invernale, a tutto il 2 febbraio.

One thought on “Neve sicura? Neve amica? Sicuri con la neve? I tanti volti della prevenzione, “cenerentola” del Soccorso alpino. Mentre l’ecatombe continua

  • 09/02/2015 at 10:29
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    Caro Serafin, farei notare a chi ti ha accusato di terrorismo che la tabella Aineva fino al 2 febbraio ha segnalato 37 incidenti e che negli ultimi trent’anni sempre l’Aineva ha osservato un aumento di incidenti, seppure una riduzione della mortalità. Questo significa che la gente sa usare meglio l’Arva e che i freerider e quelli che fanno eliski usano di più l’airbag, ma vuol anche dire che la prevenzione primaria, cioè quella a monte dell’incidente, è peggiorata. I dati non sono terroristici, ma veritieri. Anche in termini di costi, sarebbe più economico limitare il numero degli incidenti oltre che dei morti!
    Personalmente ieri ho fatto una gita in cui abbiamo anche osservato distacchi spontanei di neve, ovviamente a distanza da noi. Quindi la situazione di pericolosità oggettiva esiste e ci vuole veramente un bagaglio di conoscenza del territorio e della neve per scegliere gita e itinerario giusto di salita e discesa, quando pochi metri più in qua o in là fanno la differenza.
    Ottime le tue considerazioni sulla sicurezza “cenerentola”, ma credo che qualcosa stia cambiando. seppure mi senta talvolta un vecchio scarpone, sono contenta di essere invecchiata…

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