Sciare, che passione…sulle copertine di Grand Hotel

Con il secondo dopoguerra la montagna si “democratizza”, divenendo accessibile a molti. Sci, bastoncini, slitte, piccozze, scarponi e camicie a scacchi si trasformano in simboli di un mondo di sogno. Come non ricordare, per chi è nato negli anni Trenta, le sciate domenicali, le comitive organizzate, le serate al calore della fiamma, con il necessario complemento di cori? Chi scrive non può che identificarsi, ailui, in quella gioventù desiderosa di vita, uscita dai rifugi antiaerei e dalla stretta della fame che a Torino in questi giorni al Museo della Montagna compare sulle copertine del settimanale Grand Hôtel. La mostra e il catalogo curati da Silvio Saffiro sono sicuramente da non perdere. E non solo per noi che siamo “nati prima” della maggior parte dell’attuale popolo degli sciatori…

L’esposizione torinese, intitolata “L’Italia di Grand Hôtel”, riunisce più di 70 copertine del settimanale lanciato nel 1946 da Alceo e Domenico Del Duca, proprietari delle Edizioni Universo. Personalmente mi sono in particolare identificato nella copertina con la coppia issata su una rudimentale seggiovia: entrambi infagottati alla buona ma felici e desiderosi di lanciarsi in discesa con gli sci ma anche di assaporare altre delizie della vita, da come li ha rappresentati il disegnatore Giulio Bertoletti.

Ebbene, il ricordo di quelle terrificanti seggiovie con cui non si era mai sicuri di arrivare a destinazione, mi torna alla mente quando salgo ai Piani di Bobbio sulle confortevoli cabine ad agganciamento automatico che solo quando soffia la tramontana possono essere fermate per precauzione. All’epoca non ci sfiorava l’idea che quei seggiolini sospesi nel cielo potessero fermarsi o scarrucolarsi, come in effetti è avvenuto a Barzio con morti e feriti.

I seggiolini salivano uno dietro l’altro anche quando nevicava fitto e alla partenza gli addetti ci buttavano pietosamente addosso una coperta militare. Arrivati in cima non restava che aggirarsi per il magnifico pianoro sovrastato dal dolomitico Zuccone Campelli zampettando con gli sci nella neve fonda alla ricerca di una baita in cui banchettare con i panini portati da Milano e amorevolmente confezionati dalle mamme con cotolette ormai congelate.

Mirto Piani di Bobbio
L’incanto dello sci continua. Mirto, 9 anni, scopre le meraviglie dei Piani di Bobbio (LC). Nell’immagine in alto “Pronti per la discesa”, un dipinto di Walter Molino per Grand Hotel (6 dicembre 1952). E’ esposto al Museomontagna nella mostra “L’Italia di Grand Hôtel. Il sogno e la montagna” a cura di Silvio Saffirio.

”Erano piaceri semplici, ma non per questo meno pervasivi”, annota Saffiro, “Il senso della libertà, l’inizio della speranza. La montagna offriva spazi e inebriamento di aria pura. Era un sogno ma anche una promessa a portata di mano. Una favola bella”.

Ora mi domando se sia una favola altrettanto bella e incancellabile quella che vivono i miei nipotini Lidia, Elio, Mirto e Dario quando arrivano quassù avvolti nelle loro tute termiche, gli sci con gli attacchi automatici, l’obbligatorio casco, gli occhialoni antiappannanti. Salgono leggendo Topolino, lettura che continua implacabile anche mentre siamo sospesi sull’abisso e raffiche di vento si abbattono sulla cabina facendola dondolare. Poi, magari, alla tavola calda, davanti alla ricca scelta di panini, piadine, succhi di frutta fanno qualche capriccio, anche se non è detto: da questo punto di vista sono proprio dei bravi bambini.

Sono passati tanti anni e i Piani di Bobbio continuano ad affascinare questo nonno semi imbalsamato, soprattutto prima che il sole scompaia dietro le Grigne e che l’enrosadira si stemperi sui calcari dello Zuccone infiammandoli. Qui la neve non si fa desiderare, polverosa e compattata dai battipista. E, almeno per il sottoscritto, quando si è quassù permane quella sensazione di libertà cui accenna Saffiro nel suo bel saggio sul catalogo della mostra dedicata a Torino alle copertine di Grand Hotel. Che merita un viaggio ai Cappuccini.

Ser

One thought on “Sciare, che passione…sulle copertine di Grand Hotel

  • 12/02/2015 at 18:27
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    Massì, sai, anch’io a volte mi interrogo su come è cambiato l’immaginario in un mondo dove tutto è diventato comodo, consumabile senza penare, dove bellezza e piacere sono disgiunti dalla sofferenza un tempo necessaria per conquistarli (spesso però congiunti al denaro…). E’ meglio o peggio? Toglierà ai tuoi nipoti quella nostalgia che trasuda dal tuo pezzo, che è proprio nostalgia verso l’inestricabile groviglio piacere/tormento ? Dimenticheranno più facilmente? O addirittura non vibreranno neppure d’emozione, con gli occhi su Topolino? O magari (più probabile) il quesito non ha senso perchè anche le emozioni sono cambiate, altre, come altri saranno i loro ricordi… Mah, chissà. Bacione. Ave

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