Solidarietà. Una finestra sulla montagna si apre, grazie a Lina Sotis, nell’associazione milanese “Quartieri tranquilli”

Logo Quartieri tranquilliUna finestra sulla montagna si apre, a Milano, nell’associazione “Quartieri tranquilli” impegnata nel creare nuovi progetti di volontariato che facciano diventare più vivibili, più solidali, più “affettuosi” i quartieri di Milano, oltre a connettere e rendere visibili sui media realtà e onlus già esistenti. Già, ma che cosa c’entrano i quartieri tranquilli con la montagna? L’idea, tutt’altro che inedita e insolita è che attraverso la montagna si possa creare solidarietà, amicizia e sicurezza. E a crederci non è soltanto Lina Sotis, giornalista e scrittrice, infaticabile animatrice dei “Quartieri tranquilli” (www.quartieritranquilli.it), ma lo sono anche gli amici che nel 2004 diedero vita a Milano all’associazione “Attraverso la montagna” (alM), pronti a rimboccarsi le maniche perché possa realizzarsi il (per ora) futuribile progetto “Scopri con noi la montagna” coinvolgendo ragazzi che finora mai si sono trovati a tu per tu con la “grande bellezza” delle montagne della Lombardia.

Lina Sotis
Lina Sotis: perché non creare a Milano una catena di accoglienza tra appassionati di montagna?

Dopo essere stata una “sacerdotessa delle buone maniere” con il suo manuale “Bon ton” che trent’anni fa divenne un best seller, la tostissima Lina ha continuato a tenere banco nel campo della solidarietà e della pacifica convivenza in questo mondo di lupi, grazie anche alla sua rubrica sul Corriere della Sera in cui segnala un’infinità di iniziative solidali attuate da bravi e meritevoli cittadini, pescando a piene mani nel mare magnum dell’associazionismo.

Non paga di ciò, da qualche tempo nelle pagine di “Sette”, supplemento illustrato del Corriere, Lina tiene acceso uno spot sui progetti dei “Quartieri tranquilli”. E venerdì 20 febbraio è entrata in argomento raccontando “un incontro inatteso per raggiungere la vetta”. Con parole felpate, in questa cronaca minimalista che è una delle sue specialità, Lina riferisce di un’idea nata da un incontro con il collega giornalista Roberto Serafin, appassionato di montagna, a suo tempo impegnato con lei nella redazione del Corriere d’Informazione, quotidiano che non esiste più da trent’anni.

“Le città”, spiega Lina in “Sette”, “sono piene di bambini e di giovani che subiscono il fascino di quel mondo ma non sanno come viverlo davvero. Perché non creare una catena di accoglienza fra appassionati di montagna, rifugi, baite…e chi vuole avvicinarsi a loro?”. Il progetto, aggiunge realisticamente, forse diventerà realtà, forse no.

Però grazie a Lina la finestra si è aperta e il progetto può essere considerato in fieri con la generosa partecipazione di amici iscritti al Cai e di guide alpine i cui nomi forse è prematuro esplicitare. I problemi come si può immaginare sono molteplici e di non facile soluzione. Chi provvede all’abbigliamento tecnico di cui questi ragazzi sono sforniti, chi si cura di ospitarli, chi di assicurarli? E chi si assume l’onere di accompagnarli?

CIME DI PACE 3
Quasi sempre i ragazzi sono affascinati dalla montagna… (arch. “Cime di pace”, per gentile concessione)

L’argomento è di attualità. “Quale volontariato per il Cai del domani?” è la domanda che si pone il centesimo congresso nazionale dell’associazione fondata da Quintino Sella in programma sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre a Firenze. Dai quartieri che ci si augura “tranquilli” di Milano potrebbe arrivare una significativa risposta. Senza contare le altre meritorie iniziative spesso sotto traccia in Lombardia, come la raccolta di indumenti e materiale didattico per i ragazzi di padre Topio in Bolivia organizzata recentemente dalla Società Escursionisti Milanesi, la benemerita attività della Commissione impegno sociale del Cai Bergamo, l’impegno degli istruttori lombardi di “Alpiteam” con le comunità di recupero di giovani socialmente disagiati.

Appare scontato che la montagna possa rappresentare un importante momento di scoperta e di crescita in una città legata, anche se in modo spesso inconsapevole, alle “sue” montagne oggi facilmente raggiungibili con una miriade di mezzi pubblici. Come si è detto, tra le “cordate” che si ritengono interessate al progetto caldeggiato dall’intrepida Lina Sotis va tenuta presente “alM – Attraverso la montagna”, costituitasi nel 2004 per aiutare i giovani che vivono in condizioni difficili, come emarginazione sociale, insuccesso scolastico, malattia o handicap.

La montagna vista dunque come “strumento” per ritrovare la fiducia in se stessi (in montagna l’approccio dei giovani si effettua sulle loro potenzialità e non sulle loro mancanze. La base del lavoro è “io posso farcela a…”). La montagna quale strumento per recuperare la relazione con l’adulto attraverso la scoperta di nuovi modi di scambio con gli educatori, le guide, i rifugisti, gli altri alpinisti.

Ma com’è nata l’idea di “Attraverso la montagna”? Nel 2004 Luca Biagini, oggi presidente in Lombardia delle Guide alpine, incontrò “Eppm – En Passant par la Montagne”, associazione francese in Chamonix, sorta nel 1995 da un’intuizione del forte alpinista e guida Marc Batard. “Eppm” si basava sulla convinzione che l’andare in montagna è un’attività connotata da forti valenze educative. Luca, con la moglie e guida alpina Valentina Casellato, decise di portare in Italia una realtà simile a Eppm.

I due resero partecipi dell’intenzione amici e conoscenti e alcuni tra questi decisero di sostenerli attivamente. Così Elena Biagini, Claudio Bisin, Cinzia Minghetti e Valeria Pagani furono presenti assieme a loro il 6 aprile 2004 all’atto costitutivo di “alM – attraverso la Montagna”, associazione apolitica senza fini di lucro che svolge la propria attività nell’ambito dell’assistenza sociale, dell’istruzione e della formazione nel campo dello sport dilettantistico, con particolare riferimento alle attività di montagna ed attività connesse. L’associazione intende mettere in comunicazione il mondo del lavoro “nel sociale” con quello della montagna, fornendo i mezzi concettuali, tecnici e materiali per utilizzare le attività di montagna come strumenti educativi.

Lo scopo? Offrire soluzioni a problematiche di disagio sociale, e in particolare al reinserimento di giovani emarginati all’interno del tessuto sociale, utilizzando come strumento la promozione della cultura della montagna, la formazione alla conoscenza della stessa, il progressivo avvicinamento alla sua realtà attraverso l’insegnamento e la pratica delle relative discipline sportive. Musica per le orecchie e per il grande cuore di Lina Sotis. Decollerà il progetto di “Quartieri tranquilli”? Difficile dirlo, però ha ragione Lina: provarci è bello.

CordataLa montagna rappresenta un prezioso strumento educativo…

• per ritrovare la fiducia in se stessi: in montagna l’approccio dei giovani si effettua sulle loro potenzialità e non sulle loro mancanze. La base del lavoro è “io posso farcela a…”

• per recuperare la relazione con l’adulto
 attraverso la scoperta di nuovi modi di scambio con gli educatori, le guide, i rifugisti, gli altri alpinisti…

• per imparare la solidarietà: attraverso l’apprendimento della vita di gruppo (diversa da quella vissuta nel quotidiano) e l’esperienza della dipendenza reciproca in una cordata

• per raggiungere “la vetta”: la capacità di rimanere nei tempi di un progetto (di montagna, come di vita) con la necessità di fare uno sforzo significativo per raggiungere un obiettivo concreto

• per imparare il rispetto delle regole: attraverso l’obbligo di rispettare le norme di sicurezza che vigono nell’ambiente montano, senza le quali la propria vita e quella della cordata sono in pericolo.

(dallo statuto di “atL, attraverso la Montagna”)

Avete un progetto in serbo per “Quartieri tranquilli”? Rivolgetevi qui http://www.quartieritranquilli.it/inviaci-il-tuo-progetto/

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