Valutazione del rischio in area valanghiva

Mentre nuove luttuose notizie si susseguono sul fronte delle valanghe (quattro morti sabato 21 febbraio al Gran San Bernardo tra i quali il milanese Gianluca Spina, presiedente del Mip, la School of Management del Politecnico), notevole interesse suscita la pubblicazione in MountCity del dossier intitolato “Percezione del rischio in area valanghiva”, una ricerca condotta dai tecnici dell’Aineva e pubblicata sul periodico “Neve e valanghe”, l’unica pubblicazione specialistica di settore in lingua italiana. Come spiegano i tecnici Anselmo Cagnati (Arpav Drst, Centro valanghe di Arabba) e Igor Chiambretti (Aineva) in un altro dossier sullo stesso periodico, la percezione del rischio è “un giudizio altamente soggettivo elaborato in funzione dalla propensione a rischiare di ciascuno e stimato in base ai potenziali vantaggi che un’azione rischiosa potrebbe apportare alla salute e alle capacità personali”. A quanti sci alpinisti è capitato di sbagliare in area valanghiva mettendo a repentaglio la vita? Lo abbiamo chiesto ai nostri lettori. Ed ecco una prima testimonianza alla quale si spera vivamente che altre possano aggiungersi.

Sci alpinisti in salitaAmmettere i propri sbagli fa bene al morale

Sarò sincero. Ammettere i miei sbagli in montagna mi fa sentire più piccolo, più umile, più prudente. Fa bene al mio morale. Per me che sono o mi ritengo esperto, raccontare diventa quasi un obbligo, per non sbagliare più, perché altri non sbaglino (pura utopia…). Ecco dunque che cosa mi è capitato in una bella giornata di sole salendo con gli sci ai piedi. La cima è attraente, anzi splendida, il panorama sulle montagne dell’Ossola incomparabile. La discesa però m’impegna più del previsto, ostacolata da una neve compattata irregolarmente dal vento. La stanchezza si fa sentire.

A un certo punto devo attraversare nel vallone parallelo per riguadagnare la forcella da cui potrò scendere a valle. Sono costretto a risalire un centinaio di metri, un dislivello a cui normalmente non avrei dato peso. Ma in quel momento la risalita mi sembra un’enormità. Senza una valutazione razionale scelgo una scorciatoia infilando tre curve strette su neve crostosa che “tiene” (o, almeno, mi sembra) per prendere una diagonale a filo delle rocce. Il risparmio è logico ed evidente: in questo caso mi aspettano circa 10, forse 15 metri di dislivello; quasi cinque minuti della mia vita. Senza pensarci mi butto su quello che all’andata avevo considerato  un pendio potenzialmente pericoloso e che avevo evitato con un piccolo giro.

A quel punto il lastrone si è staccato. In un attimo, il terreno ha ondeggiato sotto i miei piedi come se ci fosse un terremoto. Ho spinto con i bastoncini, ho perso lo sci a valle, ho affondato le mani nella neve. E sono miracolosamente rimasto immobile, mentre tutto il pendio scivolava verso valle e 50 metri più sotto si fermava in una conca. Ero salvo a un metro dal bordo del lastrone, dove un piccolo avvallamento divideva in due il pendio che prima sembrava uniforme: un piccolo avvallamento che mi ha salvato la vita.

Sono tornato a casa, a ciò che amo. D’accordo: mettere in gioco la vita per un errore di valutazione può succedere a tutti. E’ un aspetto della nostra passione per lo sci alpinismo su cui però dovremmo riflettere di più.

Massimo

LEGGI LA TABELLA COMPARATIVA DI “MOUNTCITY” SUGLI APPARECCHI DI RICERCA IN VALANGA

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