Emergenza valanghe. Sulle Alpi centro-occidentali il 73% delle vittime

Mala tempora per gli sci alpinisti in questa stagione. Ma anche nella stagione 2013-2014 il trend delle vittime si è rivelato allarmante con 22 morti, un dato superiore alla media quasi trentennale che è pari a 19 persone per stagione. Ne riferisce l’Associazione italiana neve e valanghe (Aineva) in un dossier pubblicato sul periodico “Neve e valanghe” sotto il titolo “Panoramica sugli incidenti da valanga in Italia nella stagione 2013-2014” che pubblichiamo integralmente per gentile concessione dell’associazione stessa. Nel dossier firmato da Stefano Pivot della Regione Autonoma Valle d’Aosta (Assetto idrogeologico dei bacini montani – Ufficio Neve e Valanghe) viene rilevato che circa il 62% degli incidenti è avvenuto nei mesi di dicembre e gennaio, prevalentemente sulle esposizioni settentrionali (42%). La categoria maggiormente interessata è stata, come di consueto, quella degli sci alpinisti (42% del totale degli incidenti). Un dato che fa riflettere è che il 36% delle persone decedute era priva di apparecchio ARTVA. La maggior parte dei morti è stata registrata sulle Alpi centro-occidentali (73%). La stagione invernale cui ci si riferisce ha posto in evidenza due problematiche particolari legate agli incidenti: quella dell’interazione fra i gruppi indipendenti che frequentano gli stessi itinerari e quella degli incidenti mortali nei quali sono coinvolti minorenni.

LEGGI LA TABELLA COMPARATIVA DI “MOUNTCITY” SUGLI APPARECCHI DI RICERCA IN VALANGA

Traccia (Aineva)
La mancanza di esperienza è la causa principale degli incidenti da valanga per gli sciatori fuoripista occasionali (arch. Aineva). In alto sopra il titolo soccorso in valanga in una vignetta del manuale tedesco “Ski Fibel” del 1933.

Panoramica degli incidenti nella stagione 2013-2014

INTRODUZIONE

I risultati qui indicati sono ancora parziali perché riferiti a fine aprile/inizio maggio 2014. Abbiamo considerato soprattutto gli incidenti più gravi perché per quelli più lievi, in cui i travolti sono perlopiù illesi, le informazioni sono più difficilmente reperibili e quindi richiedono una maggior indagine che viene portata a termine dagli uffici valanghe AINEVA durante il periodo estivo. Pertanto i dati qui diffusi non sono definitivi ma soggetti a variazioni e approfondimenti.

INCIDENTI: QUANDO

Analizzando tutti gli incidenti della stagione attualmente registrati notiamo che il 62% degli incidenti sono accaduti nei soli mesi di dicembre e gennaio. Come si poteva immaginare, quasi la metà degli incidenti sono avvenuti nei giorni di sabato (16%) o domenica (33%), ovvero le giornate dove c’è una maggior frequentazione della montagna. Un dato curioso: ben un quinto degli incidenti è avvenuto di giovedì (20%), seguito dal martedì (16%) e lunedì (4%). I giorni con meno incidenti sono il venerdì (4%) e soprattutto il mercoledì (2%).

ESPOSIZIONI CRITICHE

Se diamo un’occhiata alle esposizioni critiche (occhiata parziale perché nel 28% dei casi non sono ancora indicate), nel settore nord si è verificato il 42% degli incidenti (21% nord, 12% nord-ovest, 9% nord- est). Le motivazioni sono, come al solito, molteplici; vediamone alcune: il settore nord è il più frequentato perché la neve rimane più a lungo farinosa, ma anche perché, per esempio a fine stagione, semplicemente rimane più a lungo al suolo. A nord i metamorfismi da gradiente e il minor irraggiamento solare mantengono più a lungo gli eventuali strati deboli e quindi la potenziale instabilità.

INCIDENTI PER CATEGORIA E GRADO DI PERICOLO
Anche quest’anno lo scialpinismo si conferma come la categoria più coinvolta negli incidenti da valanga in Italia, raggiungendo il 42% del totale degli incidenti (18% sci alpinisti in salita; 24% in discesa). Il fuoripista segue a ruota con un 38% degli incidenti e poi l’alpinismo con un 7%. Vediamo poi alcuni casi particolari: tre incidenti da valanga hanno visto coinvolti dei mezzi battipista, in un caso persone in motoslitta e in un altro caso uno sciatore in pista. Analizzando i gradi di pericolo, notiamo che il 71% degli incidenti è avvenuto con grado 3-marcato, ma il dato che salta più agli occhi è che il 21% degli incidenti è avvenuto con grado 4-forte. Come mai un incidente su cinque è avvenuto con un grado di pericolo che, per sua natura, dovrebbe evidenziare una chiara situazione di pericolo consistente? Tra i nove incidenti registrati, vediamo che cinque sono avvenuti durante il periodo delle vacanze di Natale (dal 26/12 al 30/12 e il 5/1) e due sono avvenuti il 2 marzo. In base alle categorie coinvolte: quattro incidenti con grado 4-forte riguardano sciatori in fuoripista, tre sono relativi a sci alpinisti e due incidenti hanno visto coinvolti dei mezzi battipista. Solo i 7% degli incidenti è avvenuto con grado 2-moderato e nessuno con grado 1-debole o 5-molto forte.

NUMERO DI TRAVOLTI

Quante persone sono state travolte nello stesso incidente da valanga? I dati della stagione sono generalmente positivi perché c’è una bassa percentuale d’incidenti con numerosi travolti. Solo una persona è stata travolta nel 56% degli incidenti registrati in questa stagione, due persone nel 29%, tre nel 9%. Nel rimanente 6% dei casi sono rimaste coinvolte rispettivamente cinque, sei e sette persone. Non si può generalizzare perché ogni incidente è un caso a sè, ma quantomeno i dati sembrano confermare che la maggior parte dei gruppi coinvolti manteneva una corretta distanza di sicurezza, rendendo poco probabile il travolgimento di tutte le persone presenti. Cerchiamo ulteriori conferme a questa ipotesi, analizzando i casi in cui cinque o più persone erano presenti nel pendio o nelle zone limitrofe dell’incidente (e quindi potenzialmente potevano essere coinvolte) e vediamo che in sei incidenti, nonostante la presenza di un gruppo numeroso, solo una o due persone sono rimaste travolte. Purtroppo non son tutte rose e fiori; vediamo anche gli esempi negativi: in un caso tutto il gruppo di cinque sciatori francesi è stato travolto; in un altro incidente tutti e sei sci alpinisti tedeschi, muniti di airbag, sono stati travolti (la persona sepolta ha avuto l’airbag distrutto durante il trascinamento su delle roccette). Un terzo caso in cui erano presenti dieci persone tra sci alpinisti e freerider in heliski, ha visto il travolgimento di ben sette persone. Infine due casi d’inizio maggio (dati provvisori): nel primo erano presenti cinque sci alpinisti di cui quattro travolti, nel secondo vi erano sei sci alpinisti di cui cinque travolti.

I MORTI IN VALANGA

Incidenti per esposizione
Percentuale degli incidenti per esposizione dei versanti durante la stagione 2013-2014. Il 42% si è verificato nel settore nord (da “Neve e valanghe”

I morti in valanga sono stati 22, un dato superiore alla media quasi trentennale che è pari a 19 persone a stagione. 18 persone decedute sono state trovate sepolte sotto la neve, 1 in superficie ed 1 a inizio estate a scioglimento della neve nel canale (2 persone rimanenti: dato da verificare). Abbiamo pochi dati relativi alle profondità di ritrovamento, ma possiamo segnalare che vanno dai 50 cm ai 250 cm, con una media di 130 cm. Da notare che il 36% (8 persone su 22) delle persone decedute in valanga non aveva con sé l’apparecchio ARTVA. Immaginiamo già le prime considerazioni scontate: ma come, dopo tutti questi anni passati a ripetere il mantra “ARTVA, pala e sonda sempre con te”? A parte alcuni casi marginali (mezzo battipista travolto), i dati evidenziano che oramai gli sci alpinisti e i freerider hanno ben compreso l’utilità di questi strumenti di autosoccorso e ne sono equipaggiati. Invece gli alpinisti, e più precisamente i cascatisti, sono ancora un po’ restii nel portare questo equipaggiamento; forse a causa del peso supplementare che va a sommarsi a zaini che, a causa della necessaria attrezzatura tecnica, sono già troppo pesanti o forse si tende a pensare che, in caso di travolgimento su cascata, la caduta provoca traumi spesso letali, rendendo vano l’autosoccorso. Abbiamo tenuto per ultima la categoria più importante, quella degli sciatori fuoripista occasionali. In questa categoria troviamo quelle persone che normalmente sciano sempre in pista e che occasionalmente provano a fare “due curve” a bordo pista oppure, sempre utilizzando gli impianti, seguono poi le numerose tracce addentrandosi lungo i pendii fuoripista, attratti dalla bellezza della neve fresca. Questi sciatori non si rendono conto che stanno abbandonando le piste, ovvero le zone messe in sicurezza dai gestori degli impianti, per inoltrarsi nel wilderness, in un contesto selvaggio in cui l’uomo è soggetto alle leggi della natura. La mancanza di conoscenza è quindi la causa principale degli incidenti da valanga per gli sciatori fuoripista occasionali. Purtroppo è difficile spingerli verso una formazione adeguata, perché questa richiede tempo e impegno (da dedicare per un’attività occasionale/marginale) e perché contrasta con un aspetto sempre più presente nella società moderna: ormai si cerca sempre un responsabile per ogni cosa che accade (con la conseguenza di far causa a qualcuno per qualsiasi cosa accada), così lo sciatore fuoripista occasionale si convince che una sua scelta errata sia colpa di qualcun altro che non gliel’ha impedito. Dove ci sono stati più morti per valanga in Italia? Il 73% dei decessi si è verificato nel nord-ovest (8 morti in Piemonte, 5 in Valle d’Aosta e 3 in Lombardia), seguito dai 2 decessi in Emilia Romagna ed 1 decesso per le regioni dell’Abruzzo, Veneto, della provincia di Bolzano e quella di Trento.

DESCRIZIONE DEI CASI PIU’ RILEVANTI 

Tra i vari incidenti, vediamo alcuni casi particolari per dinamica, complessità del soccorso o altre peculiarità. Un incidente in Valle d’Aosta nel comprensorio sciistico di Pila ha registrato il decesso di due snowboarder che sono scesi lungo un breve tratto in fuoripista adiacente alle piste ed hanno provocato il distacco della valanga che li ha travolti e sepolti.
Tanti fattori hanno contribuito all’esito fatale, ma in particolare segnaliamo due aspetti che hanno causato il seppellimento: lo snowboard non ha uno sgancio di sicurezza, così durante il travolgimento ha svolto l’effetto di un’ancora ai piedi dei due sportivi, tirandoli verso il basso. La massa di neve in movimento non era enorme, ma purtroppo la zona di deposito della valanga è una cosiddetta “trappola morfologica”, perché è una concavità – aspetto già peggiorativo – aggravata dalla presenza, ai due lati, di sponde naturali (una fascia di rocce e una collina) che convogliano la neve al centro aumentandone lo spessore e aggravando quindi le conseguenze della valanga. Probabilmente con un pendio uniforme e senza ostacoli la valanga avrebbe potuto aprirsi a ventaglio, con un accumulo di spessore notevolmente ridotto.

Alcuni incidenti da valanga hanno causato il decesso di ragazzi minorenni. Il 30 dicembre, in Piemonte, un quindicenne è morto in valanga mentre praticava il fuoripista; l’adulto, compagno di discesa del ragazzo, è stato denunciato per valanga e omicidio colposo. Il 6 gennaio in Alto Adige un ragazzo quattordicenne del posto è morto in valanga mentre praticava il fuoripista. Non aveva l’ARTVA ed è stato ritrovato solo dopo 30 minuti circa con il rilevatore Recco, sepolto sotto 50 cm di neve.

In Abruzzo, nella zona del Gran Sasso due fratelli stanno sciando in fuoripista con lo snowboard quando vengono travolti da una valanga; uno è illeso, purtroppo il secondo muore in ospedale. In seguito al decesso viene emessa un’ordinanza comunale che vieta il fuoripista in caso di emissione di un bollettino valanghe con il grado di pericolo uguale o maggiore a 3-marcato; se il grado è inferiore allora l’eventuale divieto viene deciso dalla commissione valanghe. In Trentino, nelle Valli Giudicarie, uno sci alpinista locale parte nel pomeriggio del 4 marzo in compagnia del suo cane per raggiungere Cima Sèra. Più tardi rimane travolto da una grande valanga con uno spessore al distacco di 2,5-3 m. Il soccorso alpino, allertato dai famigliari in serata, si attiva con un grande dispiego di persone: ben trenta soccorritori e due unità cinofile hanno cercato per 5 ore, trovando l’uomo ormai senza vita. La ricerca è stata complicata dal sopraggiungere del buio, ma soprattutto dalla mancanza dell’ARTVA da parte del travolto e resa pericolosa a causa del persistente rischio valanghe in zona.

PROBLEMA EMERGENTE: L’INTERAZIONE TRA GRUPPI
Analizzando la dinamica di alcuni incidenti notiamo che negli ultimi anni sta emergendo una problematica sempre più rilevante: accade sempre più sovente che tante persone si ritrovino, non volutamente, lungo lo stesso itinerario. La causa principale è il notevole aumento dei fruitori della montagna, a cominciare dagli sci alpinisti, ma riguarda anche gli amanti del fuoripista e delle racchette da neve. E’ positivo che un maggior numero di persone apprezzi e frequenti le montagne e non si vuole dire che, a causa dell’elevato numero di frequentatori, le montagne ormai siano diventate “strettine”, ma piuttosto si nota che la maggior parte dei frequentatori si concentra in poche zone. Assistiamo al fenomeno “internet – social web” abbinato alla frequentazione della montagna: il web ha permesso la rapida condivisione delle informazioni; succede così che la divulgazione di una gita fatta, sovente correlata con foto e/o video accattivanti, sia la spinta virale e lo sci alpinista, che prende spunto da questa informazione, il giorno dopo si ritrova facilmente insieme ad altri 50 sci alpinisti (chi da solo o con gruppetti piccoli o grupponi). Il principale problema di questo “sovraffollamento” è la mancanza di coordinazione tra i vari soggetti, difficile o impossibile per mille motivi: perché si fanno ragionamenti e considerazioni differenti in merito alla valutazione del pericolo valanghe locale e le scelte tecnico/tattiche di conduzione della gita oppure perché si è così distanti e quindi non si riesce a comunicare efficacemente o addirittura nemmeno ci si accorge della presenza di altri soggetti che, in caso di valanga, potrebbero comunque rimanere coinvolti. Vediamo quindi, in ordine cronologico, alcuni esempi concreti in cui diversi gruppi si sono ritrovati accidentalmente nella stessa zona e sono poi rimasti coinvolti in incidenti da valanga.

Valanga in Marmolada 1:5:14
Valanga in Marmolada il 1° maggio 2014. Nonostante sia appena accaduto un incidente con almeno 4 travolti, in zona sono ancora presenti numerose persone incuranti dell’accaduto (arch. Aineva)

Il 6 gennaio in Valle d’Aosta nella zona del Monte Bianco alcuni sciatori (pare due sciatori ed uno snowboarder) entrano lungo la variante del Canale dei Tedeschi, un canale estremamente ripido quale accesso alternativo alla classica discesa in fuoripista del ghiacciaio del Toula, e provocano il distacco di una valanga che percorre tutto il pendio e continua la sua corsa, travolgendo cinque sciatori francesi (due feriti e tre illesi) che sciavano sul ghiacciaio sottostante. Il dato che stride: gli sciatori travolti vengono soccorsi dagli altri sciatori presenti in zona, mentre quelli che hanno provocato il distacco si dileguano. Sabato 25 gennaio in Friuli Venezia Giulia è una splendida giornata di sole con un pericolo valanghe di grado 2-moderato, così c’è una grande frequentazione lungo molti itinerari sci alpinisti. Alla Forca della Val due sci alpinisti in discesa probabilmente causano il distacco di una valanga che travolge tre sci alpinisti che si trovavano più in basso (uno sloveno che aziona l’air bag e due italiani; tutti illesi) trascinandoli per 200 m; un quarto sci alpinista riesce ad evitare la valanga, perdendo uno sci. L’aspetto particolare dell’incidente è il comportamento dei primi due sci alpinisti che si sono defilati senza preoccuparsi minimamente di chi poteva essere stato travolto, tantomeno hanno pensato di prestare soccorso.
In Valle d’Aosta nella conca di Cheneil il 6 febbraio una valanga di grosse dimensioni, molto probabilmente provocata, travolge ben sette persone: tre tecnici dell’ufficio valanghe regionale che erano precedentemente saliti dal basso e, al momento del travolgimento, erano fermi senza sci e stavano eseguendo delle misure nivologiche e quattro freerider che, precedentemente saliti in elicottero, stavano scendendo il pendio. Il travolgimento ha portato al seppellimento di due persone, ritrovate dai compagni e dagli altri freerider presenti in zona, di cui una miracolosamente illesa (durata del seppellimento tra 10 e 15 minuti) ed una purtroppo deceduta. Aspetto particolare dell’incidente: nell’ora precedente il distacco, il pendio è stato sciato da circa 30 freerider, senza alcuna conseguenza.

Il 1° maggio numerosi sci alpinisti hanno scelto come meta la Punta Penia in Marmolada. Intorno alle ore 9:00 sembra che alcuni sciatori (quattro?) stessero scendendo, quando provocano il distacco di una valanga che continua la sua corsa per circa 300 m, travolgendo lungo il tragitto almeno quattro altri sciatori, fortunatamente tutti illesi. Aspetti particolari dell’incidente: nella zona della valanga si trovavano almeno 50 persone che potevano potenzialmente essere travolte, ma soprattutto chi ha provocato il distacco si è dileguato, senza nemmeno sincerarsi se qualcuno fosse rimasto coinvolto. Domenica 4 maggio diversi sci alpinisti scelgono di affrontare l’impegnativo Canale Lourousa dal Colle Coolidge, un famoso itinerario di sci ripido in Piemonte nella Valle Argentera, magari ispirati dai numerosi commenti positivi postati sul web dagli sci alpinisti saliti nei giorni precedenti (per esempio http://www.gulliver.it/itinerario/2114/, vedere gite fatte il 1/5/2014 in cui si recita “oggi sul Lourousa c’era il mondo“). Un primo gruppo è formato da tre sciatori francesi: una persona raggiunge il colletto, mentre le altre due sono in prossimità dell’uscita quando provocanobil distacco di un piccolo lastrone che li fa precipitare, ma fortunatamente si fermano prima degli isolotti rocciosi, feriti.
La valanga travolge anche il secondo gruppo d’italiani che seguiva a breve distanza, facendoli precipitare fino in fondo al canale (un ferito e due decessi a causa dei traumi). Quando è in buone condizioni, il canale viene percorso da numerosi sci alpinisti; la sovrafrequentazione è un problema che si ripresenta in tutti i canali ripidi: la conformazione del canale, ovvero stretto e estremamente ripido, fa sì che un’eventuale valanga – anche molto piccola – o una caduta di qualcuno in alto, possa molto probabilmente coinvolgere le persone sottostanti. La valanga in questione, pur avendo un volume di neve modesto, ha coperto un notevole dislivello (circa 800 m).

da “Neve e valanghe”, per gentile concessione

http://www.aineva.it

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