Sepp Innerkofler, eroe della Grande guerra, raccontato ai ragazzi

Luoghi, volti e storie della Grande guerra sulle Alpi s’intrecciano sugli scaffali delle librerie. Lezioni di storia esemplari ritessute con gli occhi di oggi ci vengono offerti, fra i tanti saggi freschi di stampa, da Enrico Camanni (Il fuoco e il gelo. La Grande guerra sulle montagne), da Stefano Ardito (Alpi di guerra, Alpi di pace), da Aldo Cazzullo (La guerra dei nostri nonni). Una segnalazione s’impone. Di quei tre terribili inverni in cui la Grande guerra scaraventa migliaia di uomini sul fronte che dallo Stelvio e dall’Ortles scende verso l’Adamello, le Dolomiti, il Pasubio e Asiago racconta in questi giorni, più sommessamente, anche la milanese Ave Gagliardi in un tenero romanzo dedicato ai lettori giovanissimi, che abbiano compiuto dieci anni.

Amici su due frontiSiamo in Tirolo, dove tra italiani e austriaci si combatte una sanguinosa guerra di trincea. “Amici su due fronti” (questo il titolo del romanzo pubblicato dal Battello a vapore, 216 pagine, 10 euro) sono i dodicenni Momi ed Helga, entrambi alla ricerca di Manlio, il fratello maggiore di Momi che, ingiustamente accusato di essere una spia, è stato mandato a combattere nel punto più pericoloso del fronte. Nella foto sopra il titolo gli eredi di Sepp Interkofler accanto al monumento dell’eroe.

Riusciranno i due ragazzini, con l’aiuto di Zoldo l’eremita, a salvarlo? L’introduzione è di Paolo Colombo, la nota storica di Luciano Tas. Ave Gagliardi, laureata in letteratura russa, vive e lavora a Milano dove è stata insegnante, pubblicista e redattrice per alcune riviste, prima di dedicarsi a tempo pieno all’editoria per ragazzi come consulente e, soprattutto, come autrice di numerosi romanzi. Appassionata di montagna, è rimasta particolarmente colpita, durante un’escursione alle Tre Cime di Lavaredo, dalla storia di Sepp Innerkofler il cui monumento si trova nei pressi del rifugio Locatelli, ai piedi del Paterno e in vista delle famose Tre Cime di Lavaredo. La morte in guerra dell’allora celebre guida tirolese, e il successivo omaggio che gli resero gli Alpini contro cui combatteva, fanno parte di quelle “leggende” che danno un fascino particolare alle montagne e alle Dolomiti in particolare.

Ave Gagliardi giovane
Ave Gagliardi

Così la Gagliardi ha voluto raccontare la fine di Innerkofler, sia pure per sommi capi, ai suoi giovani lettori. E’ il 4 luglio 1915. Sepp si avvia verso la base del Paterno, un monte che conosce come le sue tasche. Ma questa volta una postazione italiana in vetta contribuisce a rendere la scalata più difficoltosa. Ha superato i cinquant’anni ma l’esperienza rende i suoi movimenti semplici e naturali come quelli di un ventenne. Da un lato gli austriaci fanno fuoco di copertura sul presidio della vetta, dall’altro gli italiani rispondono a colpi di fucile ’91.

Sepp giunge sotto la vetta. Qui, accovacciato dietro un sasso, scaglia tre bombe a mano sulla postazione italiana, ma una sola esplode. Improvvisamente sull’orlo della cima si scorge un alpino del Val Piave, con la testa sanguinante: è Pietro De Luca, uno dei sei che presidiano la cima. Costui, afferrato un masso, lo scaglia contro Innerkofler colpendolo a morte e facendolo precipitare nel vuoto. Ma qui viene il bello, si fa per dire. La salma è pietosamente recuperata dagli italiani e sepolta degnamente sulla cima del Paterno dove rimane fino alla fine delle ostilità. Le spoglie di Sepp vengono poi, a guerra finita, traslate nella tomba di famiglia nel cimitero di Sesto.

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