Tutto Franzin da zero a novanta

“Da zero a novanta” s’intitola la mostra “fotografica e artistica” dedicata a un grande amico della montagna che ai novanta è arrivato, beato lui, nel pieno delle forze. Su un’ideale moviola scorrono alla Biblioteca civica “Monsignor Enrico Galbiati” in via Nazario Sauro angolo Via S. Carlo di Verano Brianza le immagini di Giuseppe Cazzaniga, per tutti Franzin. Inaugurazione sabato 28 febbraio alle ore 15.30. E’ l’omaggio che gli amici del Cai di Carate Bianza con il patrocinio del Comune di Verano dedicano a questo lombardo entusiasta e modesto (con la M maiuscola!) che è riuscito a collezionare scalate in tutto il mondo senza mai sottrarsi ai pesanti turni di lavoro nel tunnel della nascente linea rossa della metropolitana milanese. “Tutto dipese dal fatto che, piuttosto che pagarci gli straordinari, ci mettevano in conto-ferie le ore lavorate in più. Investii quei giorni accumulati sul cedolino aziendale in viaggi con conseguenti scalate, la mia grande passione”.

Franzin locandina
La locandina della mostra a Verano Brianza.

Oggi che il cinquantennale del primo (in ordine di tempo) metrò milanese è diventato un evento e c’è stata una mostra per celebrarlo, Franzin non può che pensare con un certo rimpianto a quella laboriosa Milano degli anni Sessanta e a quel vecchio Cai che gli ha reso omaggio a suo tempo assegnandogli una medaglia d’oro. I lettori dello Scarpone, quello “vero” in carta e inchiostro che il Cai di oggi ha soppresso, rammentano la sua firma nella rubrica dedicata alle nuove ascensioni che Franzin redigeva con impegno e competenza “fotografando” con precisione il mondo dell’arrampicata di allora.

Mariola Masciadri, che curò per undici anni Lo Scarpone, ricorda un Franzin tricolore: capelli neri, baffi rossi e barba bianca. Poi Franzin è diventato tinta unica. Non argento, puntualizzò Mariola, ma acciaio. Acciaio inossidabile per resistere alle intemperie, alle usure del tempo e a quelle del lavoro che nello sterminato cantiere della metropolitana non doveva essere facile né semplice.

Fra le tante esperienze compiute sulle montagne del mondo con e senza la sua Marcella che purtroppo è venuta a mancare recentemente, Franzin va ricordato per un’impresa “orizzontale”. Nell’88 fui lui infatti a guidare una spedizione milanese con sci e slitte in Groenlandia, nel centenario dell’epica traversata compiuta con gli sci dal norvegese Fridtjof Nansen (circa 500 chilometri fra il 64° e il 65° parallelo). Gli sono stati compagni Giulio Beggio, Anna Bianco, Maurizio Dalla Libera, Gianfranco Fasciolo e Vanni Spinelli.

Traversata Groenlandia
Giuseppe Cazzaniga detto Franzin (a sinistra) durante la traversata in sci della Groenlandia (1988)

Cazzaniga, pardon, Franzin oltre che guida alpina era come si sarà capito uno sciatore appassionato. Sciatore nordico, come si diceva allora, quando lo skating non era stato ancora adottato dalla quasi totalità degli sciatori “fondisti” e gli attrezzi per procedere “a passo alternato” andavano sciolinati con stick e klister.

Chi scrive ricorda di avere corso sulla sua scia una Terrvahiito a Oulu, una novantina di chilometri  da macinare nel cuore freddo della Finlandia. Era il 1989, e la cosiddetta “corsa del catrame” celebrava il centenario. Franzin era sulla sessantina, bello tosto. Noi italiani eravamo saliti in massa a Oulu per rendere omaggio all’oscuro Aappo Lumajoki che un secolo prima, a 44 anni, aveva vinto questa interminabile maratona. Eravamo tutti pazzamente innamorati dello sci nordico.

Franzin era di casa anche alla Vasaloppet, in Svezia dove non gli era parso vero, un paio di anni prima, di buttarsi nella mischia dopo che il chirurgo gli aveva sistemato una discopatia. Poi, finita la stagione delle maratone, si è messo a scolpire il legno. Piccole opere piene di poesia. Ma con la montagna, che è stato il filo conduttore della sua vita, ha sempre mantenuto buoni rapporti e non ha mai smesso di camminare. Quasi ogni giorno va a trovare al cimitero la sua indimenticabile Marcella. A piedi, naturalmente.

Ser

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