La “Combe des morts” al San Bernardo, una trappola mortale

Valanga San Bernardo
Un aspetto della “rédoutable” valanga del Mont-Mort in una cartolina d’epoca.

“Sul versante svizzero, la traversata del Vallone dei Morti è la più esposta alle terribili valanghe che qui s’incanalano da tutte la parti. Una gigantesca parete di neve la rinserra in alto. Più sopra appare finalmente l’Ospizio di San Bernardo. E questa fu per i soldati di Bonaparte l’ultima tappa, lo sforzo supremo e il più eroico per raggiungere il colle”. La descrizione è in lingua francese ed è a corredo di una cartolina stampata in Svizzera nel 1900 nel centenario del passaggio dal Gran San Bernardo dell’Armata napoleonica. In questo scenario le valanghe sono una presenza costante da secoli, terrore degli antichi viandanti. Lo si denota da un’altra cartolina fine Ottocento dedicata a una valanga nella stessa zona, definita all’epoca “rédoutable”, ovvero terribile. Le valanghe come si sa scendono dove non sono mai scese e dove magari mai più scenderanno. Ma in questo posto, come risulta da una ricerca compiuta nell’archivio di Laura e Giorgio Aliprandi, inarrivabili collezionisti di carte topografiche e antiche stampe di montagna, il pericolo è costante. E lo è da secoli, da millenni. Ma tutta la montagna nasconde pericoli altrimenti che gusto ci sarebbe a frequentarla, talvolta a sfidarla? Di questo avranno ragionevolmente tenuto conto i quattro scialpinisti che sabato 24 febbraio qui hanno perso la vita sotto oltre due metri di neve a 2300 metri di altitudine. Le cronache hanno riferito che i quattro più un quinto rimasto leggermente ferito cercavano sul versante svizzero di raggiungere con gli sci ai piedi il millenario Ospizio di Gran San Bernardo, poche centinaia di metri più in alto. L’itinerario risulta molto battuto e semplice, accessibile a tutti in ogni stagione dell’anno, percorribile in un paio d’ore. Una “classica” dello sci alpinismo, con partenza dall’uscita del tunnel del Gran San Bernardo.

Valanga famosa S. Bernard
“Le Vallon des Morts” s’intitola questa stampa. Si riferisce alla parte finale della salita al Colle del San Bernardo, sul versante svizzero.

Semplice e sicuro è l’itinerario tranne questo maledetto passaggio di circa 300 metri: il fondo di una stretta valle (appunto, una combe) che è esposto alle slavine. Ancora, le cronache ci dicono che le condizioni meteo quel giorno erano cattive, con vento forte e nebbia, ma che l’allerta valanga nella zona era appena a livello 2 su un massimo di 5. Unico, non indifferente, problema. Sul versante svizzero, nelle ultime 24 ore aveva soffiato un forte vento provocando accumuli di neve. Proprio il cedimento spontaneo di uno di questi, si ipotizza, potrebbe aver provocato la valanga.

“È un itinerario facile”, hanno spiegato al cronista de La Stampa le guide alpine della zona, “anzi facilissimo. Al colle del Gran San Bernardo si sale tutto l’anno, in qualsiasi condizione. L’unico tratto pericoloso è quello dove si trovavano i cinque. Già in passato si sono verificati analoghi incidenti proprio in quel punto”.

Su quel passato (remoto) abbiamo voluto indagare, per ciò che può servire e nel rispetto delle scelte compiute da questi sventurati che la grande “ladra di vita” avrebbe pur sempre potuto e dovuto risparmiare. Senza con ciò voler giungere a delle conclusioni. Per questo esistono trattazioni complete ed esaustive, scientifiche e rigorose, alle quali non dobbiamo mancare di far ricorso per cercare di capire e, se necessario, per istruirci.

Le immagini qui pubblicate sono state gentilmente messe a disposizione da Laura e Giorgio Aliprandi

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