La “run generation” all’appuntamento con la 44a Stramilano inventata negli anni ‘70 dagli alpinisti del “Fior di roccia”

Run generation
La “run generation” alla famosa corsa dei 50.000 dalla piazza del Duomo all’Arena Civica.

Per la prima volta domenica 29 marzo in piazza del Duomo non c’è il deus ex machina Camillo Onesti a salutare sotto lo striscione la partenza delle decine di migliaia di sportivi della Stramilano, la corsa più famosa d’Italia. In realtà lui che non ha mai smesso di correre, di sciare, di arrampicarsi, se ne è andato altrove a cercare nuovi traguardi, nuove sfide, come annotano nel programma ufficiale gli amici del Fior di Roccia. Motivo per cui si è meritato un bell’applauso Camillo, assente ma presente nel cuore di tutti, il 12 marzo a Palazzo Marino alla presentazione ufficiale della 44a edizione. Applauso condiviso dagli incanutiti superstiti della pattuglia del gruppo alpinistico organizzatore che ha ancora sede sotto gli spalti dell’Arena Civica: quei “ragazzi” di Camillo, tutti alpinisti e sciatori accaniti come lui, che all’epoca si contendevano l’onore di gestire alla Stramilano i rifornimenti per i “tapascioni” o, meglio ancora, di far parte della “muraglia umana” che in piazza del Duomo a malapena riusciva a contenere fino al momento della partenza quella fiumana di scalmanati.

Ora il logo del “Fior di roccia”, sottosezione del Club Alpino Italiano, compare ancora ma piccolo piccolo accanto ai nomi dei membri del Comitato organizzatore. Camillo, come ben sa chi segue MountCity, se ne è andato in dicembre lasciando un gran vuoto non solo nella Stramilano che oggi si dibatte fra mille problemi finanziari e organizzativi, ma anche nel “suo” Fior di Roccia nato nel ’26 al Caffè del Ponte a Porta Ticinese. Lo stesso anno, guarda caso, in cui lui stesso emetteva i primi vagiti.

Alpinismo su tutta la linea era quello del Fior di Roccia che tuttavia ha svolto la sua attività, sotto la guida del presidente Camillo, su molteplici fronti: ha organizzato la citata Stramilano, corsi di sci alpinismo, di sci di fondo e perfino d’immersione subacquea. La sede sociale è ancora, per i quattro gatti che la bazzicano, in via Repubblica Cisalpina 3, sotto gli spalti dell’Arena. Qui, fra trofei di ogni genere, i soci discutono di montagna, di sci, di viaggi. Il sodalizio possiede anche un rifugio nell’alta Val Formazza: è intestato a Cesare Mores che ne fu presidente dal 1926 al ’36.

Fu con un brindisi sulla vetta del Pizzo Cassandra, a 3226 metri di altezza, che i fondatori siglarono nel ‘26 l’avvio dell’attività. Da principio il gruppo si limitò a organizzare gite collettive. Poi, un po’ alla volta, alcuni soci cominciarono a distinguersi per le difficili ascensioni in cui si cimentavano. Nacquero così i corsi di roccia sulle pareti delle Grigne e quelle della Val Masino, “università” dell’alpinismo. Poi vennero i corsi di ginnastica presciistica e i campeggi estivi tra panorami cari a tutto il “popolo” della montagna: Breuil (dove una capannina inalberò l’insegna del Fior di Roccia), Val Veny, Valnontey, Selva di Val Gardena.

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Camillo Onesti (1926-2014), un “padre” della Stramilano (ph. Serafin/MountCity)

Per anni l’impresa più impegnativa del Fior di Roccia è stata l’organizzazione del Rally internazionale di sci alpinismo: una formula a squadre ideata dal francese Latarjet e adottata per la prima volta in Italia dal gruppo milanese con lunghe traversate in neve fresca con sci e pelli di foca. E con corroboranti soste in rifugi riscaldati dal brio e dalla comunicativa dei “fiordirocciani”. Fra gli atleti che hanno militato con i colori sociali si annovera un fuoriclasse come Fabio Meraldi, a lungo imbattibile nelle corse d’alta quota in estate e in inverno, e la regina delle nevi Manuela Di Centa che poi è diventata sua moglie.

Proprio con la Di Centa, Onesti ha firmato il suo capolavoro. Fu alle Olimpiadi di Lillehammer del ‘94 che, in veste di Commissario tecnico della nazionale femminile, fece incetta di medaglie anche grazie a Manuela. Riuscì in quell’occasione, mettendo a frutto il suo buon carattere e la sua simpatia, a creare un accordo che pareva impossibile fra le primedonne della squadra, compresa la fuoriclasse Stefania Belmondo. Ne venne fuori una vera, imbattibile “valanga rosa”.

Camillo fu come si sarà capito un irriducibile appassionato nonché propugnatore delle attrattive dello sci nordico, leggasi sci di fondo. Ai campionati sociali del Fior di Foccia s’impose nel ’56, ’62, ’65, ’71. E poi il dinamico leader dello storico sodalizio, che amava definirsi un “esagitato agonista”, fu conquistato dalle maratone bianche, Marcialonga in primis, in cui trascinò vecchiacci (tra i quali chi scrive) e pivelli, elargendo irresistibili battute e tubetti di sciolina. Ma questo alla moderna “run generation” della Stramilano sicuramente non interessa.

http://www.stramilano.it

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