Como a vele spiegate nella storia del grande alpinismo

Il grande alpinismo, quello delle imprese e delle vittorie che entrano nella sua storia, dei grandi miti che si avverano, parla finalmente un po’ anche comasco. Sono infatti “della parte di qua del Lario”, i giovani leoni che in questi ultimi anni hanno ottenuto successi eccezionali ottenendo un’ampia eco in tutto il mondo. Parliamo di Luca Schiera, 24 anni, erbese, Simone Pedeferri, classe 1973 di Cantù, Matteo Bernasconi, 33 anni di Como. A questi si può aggiungere Matteo Della Bordella 31 anni che è varesino. Era il 2013 quando Schiera, appena 21enne, saliva su un aereo per la Patagonia un po’ spaesato nella sua prima esperienza in spedizione, in compagnia di Della Bordella. Tornò a casa con una “prima” che scosse tutto il mondo dell’alpinismo, quella sulla parete Ovest della Torre Egger, tentata per anni invano dai più forti scalatori del mondo. Ebbe l’onore di indossare il mitico maglione rosso dei Ragni di Lecco, era il più giovane di sempre, e da allora non si è più fermato. Ha scalato pareti inviolate in Pakistan, Kirghizistan, Cina, Oman, ancora in Patagonia. Praticamente da un paio di anni vive più in spedizione che nella sua casa, ad Anzano.

E’ solo di pochi giorni fa un’altra vittoria a livello mondiale di Luca Schiera e Luca Gianola, 27 anni, di Premana: i due hanno conquistato il Cerro Torre, l’”Urlo di pietra”, la montagna simbolo della Patagonia, ripercorrendo la via aperta dai Ragni di Lecco, guidati da Casimiro Ferrari, 41 anni fa. Schiera ha poi realizzato sul Fitz Roy, insieme con Matteo Della Bordella e Silvan Schupbach, una variante della via Casarotto.

Molteni e Valsecchi bis
Molteni e Valsecchi, comaschi, vinsero nel 1939 insieme con i lecchesi Cassin, Ratti ed Esposito la nord est del Badile. Persero la vita durante la discesa.

Matteo Bernasconi, attivissimo come guida alpina, è stato anche lui uno dei protagonisti dell’apertura della via sulla Torre Egger nei primi due tentativi, l’ultimo dei quali interrotto da una caduta risolta in modo miracoloso, a soli trenta metri dal successo. E’ un veterano della Patagonia dove ha aperto nuove vie sul Cerro San Lorenzo e sul Cerro Piergiorgio, una linea tentata per più di vent’anni dai Ragni. Pedeferri è invece l’inventore del famoso “Melloblocco”, l’importante raduno dei sassisti in Val di Mello. In Cile, in Pakistan, nel Mali, in Giordania, Perù, Marocco e Groenlandia ci sono vie estreme che portano la sua firma. Nell’estate scorsa ha compiuto, assieme a Schiera un’eccezionale impresa, aprendo una via durissima intitolata “Divina Commedia”, e scalandola tutta in libera, nell’immenso antro del Buco del Piombo sopra a Erba: un exploit che ha suscitato l’ammirazione del mondo alpinistico, ed è stato riportato dalle più importanti riviste internazionali anche se è stato ignorato dal Comune di Erba, padrone della grotta.

Tutti questi ragazzi sono entrati di diritto nel glorioso sodalizio dei “Ragni della Grignetta”. Como dunque può finalmente parlare di alpinismo assieme a Lecco. Questa realtà porta a qualche riflessione: è inutile nasconderci dietro un dito, noi comaschi abbiamo sempre dovuto inchinarci (anche se qualcuno magari non lo riconosce), pieni di ammirazione, non di certo con invidia, tanto meno di rancorosa gelosia (sentimenti questi che non sono mai nell’animo delle gente che ama la montagna) davanti alla grandezza degli alpinisti lecchesi, cominciando da Cassin sulla “nord est” del Badile.

Luca Schiera
La “rivelazione” Luca Schiera di Erba (Como), 24 anni, il più giovane dei “Ragni”. In alto Matteo Bernasconi, comasco, una star dei “maglioni rossi” lecchesi.

Ma mentre per i lecchesi della cordata sulla “nord est” vi fu la gloria per la vittoria, i comaschi Mario Molteni e Giuseppe Valsecchi morirono per sfinimento. La marcia trionfale dei lecchesi continua inarrestabile. Ecco i “Ragni” e Carlo Mauri sul Gasherbrum IV assieme a Bonatti, la Patagonia, poi ancora i “Ragni” con Cassin al Monte McKinley, la Nord dell’Eiger, il Cerro Torre di Casimiro Ferrari con Pino Negri, Daniele Chiappa e Mario Conti: una conquista che ha fatto il giro del mondo. Negli anni 90 emersero le figure dei lecchesi Lorenzo Mazzoleni e di Mario Panzeri che sarà il primo “ragno” e il terzo italiano a salire tutti i 14 “ottomila” senza ossigeno. Mazzoleni muore nel 1996 scendendo dalla vetta del K2.

Purtroppo la storia dell’alpinismo comasco è costellata anche di morti. Oltre a Molteni e Valsecchi (il bel libro di Giuseppe Vaghi sul Cao Como, finalmente li ricorda con grande dignità) se ne sono andati Jack Canali di Albavilla che era stato uno della vittoriosa spedizione di Cassin al McKinley, poi il canturino Giorgio Brianzi caduto sul “Rosa”. Intanto però come si è detto sono entrati in scena i “maglioni rossi” comaschi come Pedeferri, Schiera e Bernasconi. Ecco perché adesso l’alpinismo comasco ha tutti i diritti di esultare.

Emilio Magni

da “La Provincia di Como”, per gentile concessione

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