Marble City, cancellato l’editto del 1751. Nuove condizioni per continuare a escavare nelle montagne del marmo

Apuane da Carrara
Le Apuane viste da Carrara (ph. Serafin/MountCity)

Il Piano Paesaggistico della Toscana doveva fermare la cementificazione e disegnare il paesaggio toscano del futuro, dal mare ai monti passando per le colline e le città. Scritto nel 2010 dall’assessore regionale all’urbanistica Anna Marson, nella sua versione originaria prevedeva tutele forti che limiterebbero l’espansione delle monocolture (tra queste le vigne del Chianti) in favore di pascoli, e delle cave di marmo sopra i 1200 metri di quota, andando così a toccare interessi economici enormi.

Travolto da una cascata di 600 osservazioni ed emendamenti, il disegno di legge è stato scritto e riscritto, ma la sua approvazione continua a essere rimandata. In particolare per quanto riguarda le Alpi Apuane si prevedeva la chiusura progressiva di tutte le cave comprese nel Parco e lo stop alla “coltivazione” oltre una certa altezza, la cui asticella è stata spostata in su e in giù innumerevoli volte, per poi attestarsi su quota 1200.

Nell’ultima versione, che recepisce un maxiemendamento presentato dal PD, non solo le cave nel Parco regionale delle Apuane – incluso nella lista dei geoparchi Unesco – non chiuderanno ma sarà possibile ampliarle del 30% e riprendere la “coltivazione” di cave dismesse da 30 anni all’interno del Parco. Le cave esistenti sopra quota 1200 continueranno inoltre a scavare (sul monte Sella e sotto la Tambura ce ne sono fino a 1600 metri di quota) ma non se ne potrà aprire di nuove.

Meno male che un barlume di legalità e di equità si intravvede all’orizzonte grazie alla legge regionale 365 del 10 marzo, che finalmente pone fine all’obbrobrio giuridico tutto carrarese delle cave “beni estimati”. Il 30% delle cave di marmo dei bacini di Carrara era infatti considerato proprietà privata in base a un editto del 1751; ma ora tutte le cave diventeranno finalmente proprietà indisponibile del Comune, che dovrà recepire la nuova norma e pretendere gli oneri concessori.

Gli industriali del marmo, per continuare a escavare, dovranno sottoscrivere una convenzione per lavorare in loco almeno il 50% del materiale (anche se non è ben chiaro chi e come controllerà…), altrimenti le cave andranno all’asta. Niente più concessioni “a vita” dunque, né canoni fissati da regi decreti a Carrara: il Medio Evo prima o poi dovrà pur finire in Italia. Rimane il fatto che l’attività estrattiva è fondamentale per l’economia locale ma non può essere il tutto in Alta Toscana, dove c’è anche un paesaggio da tutelare, come confermano i gestori dei rifugi delle Alpi Apuane e degli Appennini nella lettera aperta al Governatore Enrico Rossi che qui volentieri pubblichiamo.

Matteo Serafin

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Enrico Rossi.

I rifugisti mobilitati per salvare il paesaggio in Toscana: lettera aperta al Governatore della Regione Enrico Rossi

Presidente Enrico Rossi,

l’immagine che in genere la Toscana dà di sé, a cui contribuiscono anche i media, è quella conosciuta del poggio, del vigneto e delle mura, che in sintesi e in modo un po’ retorico la vuole come Chiantishire. Eppure noi sappiamo che così non è e lo dice assai bene il Piano del Paesaggio.

La Toscana accoglie una straordinaria varietà di culture e di paesaggi (umani e naturali) tra rilievi, la costa, la campagna e le città. La sua identità affonda nel riassunto di questa ricchezza ambientale.

Il Piano di Indirizzo Territoriale, tutto sommato equilibrato nelle versione originaria, con l’ultimo emendamento ci pare allontanarsi dal Dettato della Convenzione Europea del Paesaggio, è preoccupante se fosse a causa e per via di un interesse economico e ci sorprende che si parli di un solo modello produttivo, in un quadro complessivo di governo del territorio.

L’attività estrattiva è molto ma non è il tutto in Alta Toscana, non rappresenta la sua identità e non è una via obbligata. E se comunque fosse nota la disponibilità delle risorse, non è dà una maggiore produzione che si dà valore al marmo e al suo settore, semmai è il contrario. E a rimetterci non è solo il suo paesaggio.

Comprendiamo le ragioni delle piccole realtà delle valli più interne, che dovendo sopravvivere guardano al marmo come occupazione, d’altra parte se non è dato altro, per chi vive di montagna non c’è scelta: o si va via o ci si adatta.

La cava è si paesaggio, ma è al beneficio cioè relax, cultura, salubrità, ispirazioni psico-fisiche, che guarda l’utente di rifugi, agriturismi ed alberghi. Benessere e salute sono anch’essi “capitale”, la natura del loro valore è radicata nell’ambiente o nelle aree protette (come il Parco Regionale Alpi Apuane), per questo ci pare si promuovano.

Una visione economica accettata vuole le aree verdi come un possibile elemento di sviluppo e come orizzonte economico-sociale sostenibile per le aree marginali. Il turismo verde promuove “una filiera corta” locale e unica, connessa al paesaggio, alla sua identità e alla sua cultura non delocalizzabile. L’attivazione di risorse dei luoghi, secondo quella visione, attiva un circolo virtuoso che investe il benessere delle comunità locali.

Anche la Regione ha creduto a quel disegno e ne parlava convinta non molto tempo fa. Sulle montagne, green economy e il bene comune diventavano, in divenire, opportunità per le comunità dei montanari, gli svantaggiati o gli invisibili se vuole.

La cava delle Cervaiolei da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più
Ciò che rimane del Picco di Falcovaia, nelle Apuane.

Sembra passato un secolo ma non è successo niente e di quella visione olistica, dei suoi principi solidali è rimasta soltanto un’intenzione. Sul mercato del turismo, la Regione Toscana ha privilegiato i numeri promuovendo flussi, destinazioni ed i prodotti ad alta redditività.

Ci sarebbe piaciuto presentare le Apuane e gli Appennini, raccontando i paesaggi montani dal punto di vista del gestore di rifugio, ma per chi ha senso oggi una storia di bosco, di alpeggio o ipogea?

E’ vero, l’ecoturismo è un settore turistico di nicchia. L’ecologia è una scelta etica o di estetica, per il turista o per l’impresa, laddove il valore è il rapporto costruttivo con l’ambiente. Eppure per molte realtà come le nostre, per addetti, famiglie, piccole imprese e indotto locale, l’ambiente è oggi la risorsa economica.

Fra Alpi Apuane e Appennini un’economia verde è in essere, senza clamori e un po’ in sordina si è avviato un sistema che integra accoglienza, attività (a cavallo, a piedi, in bicicletta), produzioni agroalimentari tipiche e silvo-pastorali.

Anche il rifugio è integrato in questi contesti, ed evolve acquisendo il ruolo di Presidio Culturale, cioè una vetrina del territorio e delle identità dei luoghi. Con poco appoggio, con risorse individuali e di enti o associazioni, avanza così, sul terreno e da anni, il turismo-natura, eppure incontra il favore crescente di toscani e non.

Ecco perché in tempo di Expo, dedicato al cibo e alla sostenibilità, in questi momenti in cui la domanda che ci riguarda tutti è cosa e per chi si pianifica, allora Le chiediamo: quanto resterà di sostenibile per la Toscana e la montagna del futuro?

Sarebbe riduttivo se gli orizzonti temporali o della rappresentanza, per la politica ruotino intorno a faccende percentuali o a contingenze ed emergenze ripiegate sul presente, sarebbe poca cosa per la politica e per le persone. Immaginiamo che lo sguardo della politica toscana miri in alto, per sua storia e per cultura, il cielo della Regione è al di sopra dei 1200 metri.

Vogliamo sperare ancora che l’indirizzo territoriale che il Legislatore immaginerà per le terre di Toscana, abbia come fine il destino dei paesaggi, della collettività e di chi sarà dopo di noi.

Ci auguriamo e Le auguriamo che il P.I.T. sia l’occasione per una svolta storica e lungimirante, una sfida che per la politica potrebbe essere anche suggestiva.

I rifugisti e le rifugiste dell’Associazione Rifugi Alpi Apuane e Appennini

Associazione Rifugi Alpi Apuane e Appennini, via della Liberazione 12 – 55032 Castelnuovo di Garfagnana (Lu), tel.: 0583 65169, email: rifugi.associazione@alice.it, www.associazionerifugialpiapuaneappennini.it

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