Le “linee” di Simone Pedeferri sulla carta e sulle rocce

Dura poco meno di due minuti, ma ce n’è abbastanza per sognare a occhi spalancati. E’ il trailer del nuovo film dei Ragni di Lecco sul granito della Val di Mello e del Masino i cui giardini segreti vengono svelati da Simone Pedeferri. Il film, realizzato da Michele Caminati, è ambientato fra le linee estreme di arrampicata su granito che s’intersecano nei suggestivi disegni di Simone, pittore di talento che già nel 2005 compose quadri e disegni per i testi di Fabio Palma, confluiti nel libro “Lettere di sosta” (http://ragnilecco.com/27-11-2006-lettere-di-sosta-nuovo-libro-di-palma-e-pedeferri/).

Arrampico e dipingo, questa è vita!

Pittore, alpinista, arrampicatore, boulderista, Simone Pedeferri è membro prestigioso dei Ragni di Lecco, accademico del CAI, animatore instancabile del “Melloblocco”, una delle manifestazioni-raduno boulder più prestigiose e frequentate. Vive nella sua Val di Mello (Sondrio), dove gestisce con la moglie Monica un bar, un luogo dove negli anni ’70 ha trovato linfa vitale il free climbing nella sua versione italiana più dissacrante e innovativa. I sassisti della Val di Mello, assieme al gruppo del “nuovo Mattino” della piemontese Valle dell’Orco, sono infatti maestri riconosciuti nell’arte dell’aderenza sulle lisce placche granitiche che costellano la valle e nella tecnica di fessura. Si deve ai sassisti l’avere creato le basi per una profonda rivoluzione nell’asfittico mondo alpinistico del tempo: una rivoluzione di idee, di contenuti, ma anche di pratica arrampicatoria.

Simone, assieme a tanti altri ragazzi della sua “tribù”, ne ha respirato l’essenza. Per questo continua a trasferire nelle sue salite gli stessi ideali di ricerca, di crescita interiore, di conoscenza e di libertà che contraddistinguono la sua arte, fino a fondersi con quella natura “maestra di conoscenza” che egli ama profondamente e che ogni mattino gli riempie lo sguardo e l’animo.

Pedferri dipinge linee
Dai graniti della Val di Mello alla carta con fantasia.

“L’incontro con la montagna è avvenuto grazie ai miei genitori e al CAI di Cantù”, racconta Simone. “Il CAI lo ho frequentato sin da piccolo, poi con mio padre ho fatto le prime uscite sui 3.000 e 4.000 delle Alpi, mentre per la roccia il mio modello è stato mio zio Friz che mi ha contagiato portandomi in giro con i suoi amici. Il loro atteggiamento vagamente hippy nell’avvicinarsi alla roccia mi ha subito affascinato. Per quanto riguarda la pittura credo sia un gene ereditato dal nonno che era un pittore e da uno zio incisore molto bravo. Insomma, una dote di famiglia. Ho frequentato l’Istituto d’arte poi l’Accademia con indirizzo pittura e pian piano sono cresciuto artisticamente e ho partecipato a un discreto numero di mostre”.

Pedeferri Masino copia
In arrampicata sulle placconate granitiche della Val di Mello.

Ma che cosa hanno in comune una scalata e un’opera d’arte? “Nel mio percorso artistico”, spiega Simone, “le cose più importanti sono lo spazio e il segno. Lo spazio nell’ambito di una salita è predominante: quando sali la parete ti avvolge mutando ciò che vedi. Un albero, una valle visti da una parete assumono forme e masse completamente differenti. La scelta di una linea da percorrere su di una parete può essere avvicinata creativamente al segno del pittore sulla tela. E in me le due parti, quella artistica e quella arrampicatoria, si compenetrano e si influenzano. L’obiettivo finale è però diverso: non credo che quando apro una via creo un’opera d’arte perché il processo che mi porta a realizzarla non è finalizzato alla creazione artistica ma a quella alpinistica”.

La Val Masino in cui Simone vive e lavora è un piccolo scrigno di grande bellezza. “Spero che le autorità del posto si accorgano del valore del loro territorio creando servizi e Melloblocco vi richiama in valle ogni anno un ragguardevole numero di presenze (4-5 mila), eppure alla fine della manifestazione le aree boulder e tutto il territorio interessato risultano puliti e intatti”.

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