Sulle tracce dei ghiacciai: missione in Alaska

Sappiamo tutti che il mondo sta cambiando tutti i gironi, in tutti i minuti in realtà, e vediamo attraverso i cambiamenti dei ghiacciai come cambia il mondo. Quando 500 anni fa i ghiacciai aumentavano la gente aveva paura che il ghiaccio venisse e mangiasse fuori tutto, il maso la vallata la casa. Adesso il ghiaccio se ne va, si ritira ed è uno spettacolo per qualche d’uno. Il clima cambia per colpa nostra, ma con il senso di colpa non cambiamo il comportamento della gente, forse riusciamo a cambiare l’atteggiamento verso la natura se portiamo emozionalmente la gente in questa situazione di cambiamento… e queste fotografie a me danno emozioni! Queste le parole di Messner pronunciate in occasione della mostra temporanea, esposta presso il Messner Mountain Museum Firmian dal 3 marzo al 17 novembre 2013, che racconta il lavoro fotografico e scientifico di Fabiano Ventura, fotografo e alpinista, e del suo team di scienziati tra le grandi distese del Karakorum e tra i ghiacciai inesplorati del Caucaso. Entrambe le spedizioni sono parte del progetto “Sulle tracce dei ghiacciai”, ideato dallo stesso Ventura, che ne prevede altre nei ghiacciai montani più strategici del Pianeta. Per avere, alla fine, una visione globale dello stato di salute dei ghiacciai e del futuro climatico della Terra. L’intervista al Re degli ottomila è estrapolata dal video Sulle Tracce dei Ghiacciai – Missione in Alaska (in visione gratuita fino a giovedì 26 marzo in streaming sul YouDoc.it), ultima fatica di Ventura che ha intrapreso il viaggio di esplorazione e avventura assieme al glaciologo Riccardo Scotti.

Il cuore del documentario è la documentazione sul posto dell’impresa del team per ottenere 28 confronti fotografici, 6 panoramiche, e la georeferenziazione di tutte le immagini che documentano i movimenti delle fronti dei due ghiacciai più importanti, il Johns Hopkins e il Gran Pacific glacier, sono arretrate di oltre 15 km mentre il Read è arretrato di circa 3,5 km in poco più di 100 anni. Il lungometraggio a firma di Tomaso Valente e Federico Santini documenta anche una serie di incontri con la fauna dell’Alaska e in particolare spettacolari immagini di orsi neri e grizzly ripresi davvero a pochi metri di distanza. Un lavoro di grande bellezza e suggestione e di grande valenza divulgativa: se ne consiglia la visione anche ai più piccini.

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