Stop all’eliski? Sindaci contro tutti: in Formazza s’ha da fare a ogni costo. E intanto si allarga il fronte della protesta

Titolo La Stampa
Il titolo apparso sulla Stampa del 22 marzo.

“L’eliski è un bene per l’economia delle terre alte” titola La Stampa di domenica 22 marzo, smentendo clamorosamente quanto due giorni prima annunciava MountCity: “No eliski nel futuro della montagna perché dannoso e anti-economico”. La differenza più sostanziosa tra i due contrastanti punti di vista riguarda le rispettive fonti. Da una parte, il quotidiano di Torino prende spunto dalle dichiarazioni dei sindaci di Macugnaga e Formazza Stefano Corsi e Bruna Papa in difesa dell’eliski. Dall’altra, MountCity si riferisce a un documento sottoscritto da undici associazioni schierate in difesa della natura e dalla guida alpina e scrittore Alberto Paleari. Tutti ammattiti di colpo, preda di fobie anti-elicotteri? In vista del libero raduno di domenica 29 marzo significativamente intitolato “No eliski nel futuro delle montagne” ora anche la Scuola di Escursionismo Est Monte Rosa del Cai scende in campo concedendo il proprio patrocinio all’iniziativa in Val Formazza a cui si è unito anche il Cai Regione Piemonte. Tutti ammattiti, compresi il Cai, Mountain Wilderness Italia e Mountain Wilderness Svizzera, tutti incavolati all’idea che la Formazza divenga il Canada delle Alpi?

“L’eliski, cioè la pratica del trasporto in elicottero in alta montagna al fine di effettuare discese con gli sci in ambienti naturali incontaminati difficilmente raggiungibili”, spiega un comunicato della Scuola di Escursionismo Est Monte Rosa, “è un argomento che da tempo agita e divide, con dibattiti a volte aspri, chi la montagna vive e frequenta: abitanti residenti, turisti, escursionisti, sci alpinisti, guide alpine.

Eliski Formazza foto 2 sito
Un’immagine dal sito di una compagnia di eliski.

“Taluni sostengono che tale pratica è benvenuta perché favorisce il turismo e quindi la scarsa e fragile economia montana, altri invece, con l’intenzione di difendere gli ultimi baluardi rimasti di natura incontaminata, sono schierati totalmente contro senza eccezioni, difendendo anche la tesi che sostiene che l’attività dell’eliski porterà ad un progressivo allontanamento dalle valli interessate da parte di chi, una larghissima maggioranza, vuol vivere la Montagna in silenzio e con pratiche lente, nel rispetto di fauna e ambiente”.

Parole da condividere in toto. E non si capisce con quali criteri invece si schierino pro eliski o se ne lavino le mani le sezioni del Cai di Macugnaga e Fornazza e i sindaci citati. Il disaccordo dei primi cittadini è spiegato in un documento congiunto con il quale vengono evidenziati la tollerabilità dell’impatto ambientale e l’esigenza di alcune attività per evitare lo spopolamento della montagna. Scrivono i due sindaci: “Prima di attuare l’eliski è stato presentato un progetto di impatto ambientale al quale la Regione ha dato l’assenso: ricevuta l’approvazione, è stato stilato un preciso regolamento”. E aggiungono: “No a chi, in spregio alle comunità che lavorano e vivono in montagna, con arroganza e presunzione vuole porre solo limiti e divieti, in nome di tutele ambientali che sono soltanto ideologiche”. Eliski attività per pochi intimi? Secondo i sindaci non è così: “Ha una ricaduta positiva sull’intera comunità ed è un’occasione per mantenere posti di lavoro e crearne altri”. E allora visto che è tanto conveniente, viene da chiedersi, perché limitarsi a un solo elicottero e soltanto per pochi giorni all’anno, nel periodo invernale?

Formazza, signore walser copia
Costumi walser a Valdo (Formazza) ph. Serafin/MountCity

E’ tuttavia plausibile che dietro le parole dei sindaci si nasconda un malessere diffuso in queste vallate così ricche di storia e al tempo stesso di attrattive naturali, dove quotidianamente si lotta contro lo spopolamento e la disoccupazione. Come noto, l’avvento dell’idroelettrico di cui sono testimonianza le bellissime centrali dell’architetto Portaluppi moltiplicò dopo la prima guerra mondiale l’offerta alberghiera favorita dall’abbondanza di mano d’opera a basso costo e qualificata. La colonizzazione idroelettrica portò vantaggi incommensurabili (freno all’emigrazione, salari sicuri rispetto alla precarietà della pastorizia, posti di lavoro per figli e nipoti) ma anche effetti negativi: abbandono dell’agricoltura, sacrificio di terreni e pascoli di alto pregio, danni ambientali. Un bilancio che deve ancora essere tracciato secondo lo studioso Paolo Crosa Lenz (“Storia di Premia”, Grossi editore, 2014).

Cav. Giovanni Leoni
Il cavalier Giovanni Leoni (Torototela) che negli anni Venti si battè in difesa dell’ambiente naturale.

L’accesso dei turisti a Formazza è oggi agevolato dalla meravigliosa galleria elicoidale che evita a chi proviene dalla valle Antigorio una serie di problematici tornanti, e costante è per i turisti il richiamo alla civiltà dei walser dalle cui colonie fondate nel Medioevo sono nate località come Gressoney, Alagna, Formazza, Macugnaga, Saas Fee, Zermatt, Davos, Lech. Ma tutto ciò evidentemente non può bastare a fare di Formazza una località “griffata” in grado di competere con le località del vicino Vallese. Così gli eredi dei guardiani di dighe, dei tagliafili, degli addetti alla manutenzioni degli impianti campano ancora in parte grazie alle pensioni dei genitori, finché questi ultimi sopravvivranno. Ma non ce n’è abbastanza, non ce n’è per tutti e anche un via vai di elicotteri può far sperare in una fallace inversione di tendenza. Va invece a fargli capire che non è questa delle rotazioni, del rombare di mezzi motorizzati, la strada per invogliare i turisti, pronti a fare dietro front se ritengono che il loro desiderio di pace e di libertà venga in qualche modo tradito.

Infine un’osservazione. I formazzini sono gelosi delle loro consuetudini e usanze come fecero sapere nel 1381 quando si diedero spontaneamente a Gian Galeazzo Visconti (“Storia dell’Ossola” di Enrico Rizzi, Grossi, Domodossola, 2014). E questo giustificherebbe il dissociarsi da manifestazioni dettate da interessi apparentemente estranei a quelli della vallata. Ignorando che anche dall’interessamento dei non autoctoni può venire un soffio di speranza per il loro avvenire. Come quando negli anni Venti la cascata del Toce, il più bel salto d’acqua d’Europa, venne ridotto a un rigagnolo (lo è tutt’ora) e a difenderla si schierò Giorgio Spezia, presidente del Cai e geologo di fama internazionale che pubblicò a sue spese un opuscolo “Pro cascata del Toce”. Erano gli stessi anni in cui Giovanni Leoni, presidente della Sezione Ossolana del Cai e cantore impareggiabile di queste valli con lo pseudonimo di Torototela, fondava con lungimiranza la Pro Devero.

  • Sci alpinisti in FormazzaIl programma del raduno “No Eliski in Val Formazza”. Ritrovo a Valdo di Formazza alla partenza della seggiovia del Sagersboden domenica 29 marzo ore 8.00. Valdo – Risalita con la seggiovia – strada della Val Vannino – diga del Vannino – lago Sruer – passo Lebendun o del Vannino (chi non desidera prendere la seggiovia, può salire da Canza per la vecchia mulattiera Walser fino all’arrivo della seggiovia). Discesa e ritrovo al rifugio Myriam per foto, firma manifesto e saluti. Possibilità di pernottamento la sera precedente presso rifugio Myriam su prenotazione tel 0324/63154. NOTA: l’adesione è volontaria e ogni partecipante, autonomamente e responsabilmente, provvede ad attivare ogni azione di auto protezione per la gestione del rischio connesso alla pratica sci-alpinistica e del fuoripista (ARTVA, pala, sonda e…testa!). E se il meteo è brutto? Non rinunciamo ma ci fermiamo e ristoriamo al rifugio. Per la logistica: Nicola 339.6989121.
  • Eliski La Stampa: scarica qui la pagina con le interviste ai sindaci di Formazza e Macugnaga.

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