Giovani e opportunità di lavoro. Una ricerca della Fondazione Angelini

Logo Fond. AngeliniMeglio lavorare in montagna o in città? Un dilemma per molti giovani che vivono nelle loro vallate e che al termine della formazione devono compiere scelte decisive. Un’inchiesta è stata compiuta su questo argomento in tre territori, l’Alto Bellunese, l’Osttirol e la Pusteria, accomunati dall’essere aree montane, cosa che comporta vantaggi sul piano ambientale, ma anche svantaggi strutturali per le difficoltà oggettive del vivere in montagna (verticalità dei suoli, difficoltà climatiche, versanti a rischio frane, mobilità difficile e insufficiente, costi maggiori per la manutenzione…).

Nelle politiche europee la montagna è considerata area marginale e svantaggiata. E’ perciò emerso che in questa situazione i giovani hanno maggiore difficoltà a trovare lavoro rispetto ai coetanei della città, tanto più nel periodo di crisi attuale, e comunque a trovare un lavoro corrispondente al titolo di studio conseguito. Ma non è detto che dovunque sia così.

Giovani e montagna, manifesto
Ambienti più tranquilli e solidali per chi lavora in montagna.

La ricerca rientra nel programma Interreg IV Italia-Austria, RAT Dolomiti Live, Fondo Piccoli Progetti, ed è stata avviata, con il sostegno del GAL Alto Bellunese, dalla Fondazione G. Angelini (lead partner) per l’area della provincia di Belluno, in collaborazione con i partner Kammer für Arbeiter und Angestellte für Tirol per l’Osttirol e Bezirksgemeinschaft Pustertal- Comunità Comprensoriale Val Pusteria per la Pusteria.

Il contesto lavorativo della montagna è stato messo a confronto con quello della grande città, evidenziandone i punti di forza e di debolezza. Infine è stata valutata l’importanza che rivestono per i giovani, nel determinare il loro benessere, aspetti quali ambiente, contesto socio-culturale e diffusione dei servizi. La presenza di opportunità occupazionali è un elemento che, accanto a una buona qualità di vita, incentiva infatti la permanenza dei giovani in montagna: stabilizzare il proprio percorso lavorativo significa realizzare le condizioni per conquistare una propria autonomia.

Ma qual è il quadro dell’occupazione? Da un punto di vista geografico, è emerso che tutti i territori presentano un aumento di disoccupati: a livello di Unioni Montane, l’aumento più consistente si registra nell’area agordina, a causa dell’incremento della stagionalità e delle difficoltà registrate nel settore turistico. Inoltre, rispetto al saldo tra i movimenti di avviamento e cessazione dei rapporti di lavoro, la variazione tra il 2013 e il 2014 è negativa in tutti i settori e in particolare nel turismo (-509), nel manifatturiero (-241), nelle costruzioni (-152) e nel commercio (-149). Al contrario, in crescita sono i servizi alle imprese (+183), alle famiglie (+162) e all’agricoltura (+23).

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Montagna e città a confronto in questo grafico.

Il settore che occupa il maggior numero di persone è comunque quello legato all’ospitalità alberghiera, seguito dal settore industriale/manifatturiero. Facendo riferimento ai giovani tra i 30-39 anni di età e che quindi hanno completato il ciclo scolastico superiore, il gruppo più nutrito di occupati si trova nella pubblica amministrazione. In generale, i giovani intervistati sembrano soddisfatti del loro lavoro: poco più del 90% afferma che ciò di cui si occupano piace e che ne è molto o abbastanza orgoglioso. Anche i rapporti con i colleghi sono generalmente soddisfacenti. 
Più critica è invece la soddisfazione rispetto ad altre dimensioni (in particolare rispetto alla coerenza del lavoro con gli studi effettuati), anche se i giudizi espressi non sono del tutto negativi. In questo caso il 62% afferma che l’attività lavorativa svolta è adeguata agli studi fatti: aumenta però la quota dei giovani per nulla soddisfatti, in particolare nell’Alto Bellunese, dove il 31% ritiene che il proprio lavoro sia per nulla adeguato al proprio percorso formativo.

Considerando il lavoro in montagna, ci si è interrogati da un lato se le attività svolte dai giovani siano – almeno in parte – connesse con il contesto montano. Si tratta dunque di lavori legati alla manutenzione del territorio o ad alcune risorse specifiche della montagna (ad esempio la filiera del legno, la valorizzazione turistica ecc.)? Oppure sono attività che potrebbero essere esercitate ugualmente altrove? E ancora, in un contesto urbano il lavoro potrebbe essere esercitato con più facilità o con maggiori soddisfazioni? La città potrebbe offrire più possibilità di crescita?

Angelini
Giovanni Angelini, illustre studioso delle Dolomiti.

Circa il 35% dei rispondenti afferma che il proprio lavoro è molto/abbastanza legato all’ambiente montano: in misura maggiore in Pusteria (47%), meno nell’Alto Bellunese (37%) e nell’Osttirol (24%). In generale, quindi, il lavoro svolto dai giovani intervistati non sembra essere strettamente legato alla montagna, tant’è vero che quasi l’80% dei rispondenti afferma che potrebbe esercitarlo sia in montagna che in città.

Lavorare in montagna presenta delle difficoltà e circa il 42% dei rispondenti ritiene che in città la propria attività potrebbe essere molto/abbastanza “migliore” ed essere esercitata con più facilità: sono in particolare i giovani bellunesi a esprimere quest’opinione (52%) seguiti dagli austriaci (41%), mentre in Pusteria il valore è molto più basso (27%). Vi è un grado di accordo leggermente superiore sul fatto che in un contesto urbano si potrebbero avere più opportunità lavorative, ma la qualità della vita peggiorerebbe: questo si evidenzia in tutte e tre le aree esaminate, anche se con intensità diverse.

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Foto di Alessandro Stellari.

Ma il vero futuro è nel turismo

Ci sono degli aspetti che rendono il lavoro in montagna più appetibile: una minor concorrenza, ambienti di lavoro più tranquilli e solidali; ci sono spazi liberi e settori che devono essere ancora sviluppati, quindi buone possibilità per chi ha idee e creatività; è più facile avere contatti di lavoro, grazie alle conoscenze dirette e alle reti di comunità, aspetto a cui si lega la sicurezza e regolarità dei pagamenti. In tutte e tre le aree di riferimento della ricerca qui illustrata il turismo viene individuato come il settore in cui in futuro vi sarà maggior potenziale di impiego: lo afferma il 77% dei rispondenti nel Bellunese, il 64% in Pusteria e il 55% in Osttirol. Indubbiamente questo settore costituisce un punto di forza dei territori analizzati, tuttavia esso può crescere solo se supportato da una serie di servizi che diano qualità all’offerta turistica stessa.

http://www.angelini-fondazione.it

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