Nino Bibbia, il fruttivendolo che divenne il re dello skeleton

Nino Bibbia
Nino Bibbia trionfante nel 1948 ai Giochi olimpici.

Nino Bibbia, valtellinese, è stato il primo italiano a vincere l’oro alle Olimpiadi invernali. S’impose nello skeleton a St. Moritz nel 1948 dove poi ha messo su casa facendo il fruttivendolo ed è morto nel 2013 a 91 anni. Riguarda anche la sua storica figura il monumento in bronzo che nel centro di Sankt Moritz celebra i fasti di questa specialità da kamikaze consistente nel buttarsi a pancia in giù su uno slittino lungo la vertiginosa pista Cresta Run. Originario di Bianzone in provincia di Sondrio, Bibbia ha praticato diversi sport invernali, sfruttando le numerose opportunità offerte dal comprensorio di St. Moritz. Ai Giochi olimpici del 1948 si iscrisse a tre gare: bob a due, bob a quattro e skeleton, una variante dello slittino tradizionalmente praticata in questa località ed inserita appositamente nel programma olimpico per quella edizione.

L’impegno olimpico di Bibbia cominciò con la gara di bob a due. Le prime due manche si svolsero il giorno stesso dell’apertura dei Giochi, il 30 gennaio, le altre due l’indomani. Al termine delle due giornate, Bibbia e il compagno Campadese, su Italia I, si classificarono ottavi col tempo totale di 5’38″6.

Bibbia vecchio
Lo skeleton, una passione che non ha mai abbandonato Nino Bibbia. Nella foto in alto il monumento che Sankt Moritz gli ha dedicato (ph. Serafin/MountCity)

La gara di skeleton, sei discese ripartite su due giorni, era in programma il 3 e il 4 febbraio sulla Cresta Run. Bibbia aveva iniziato a praticare questa specialità solo poche settimane prima delle Olimpiadi. Nonostante la poca esperienza, al termine della prima giornata era secondo, a pari merito con l’esperto statunitense John Heaton, che aveva vinto l’argento vent’anni prima ai Giochi del 1928; davanti a loro, con un vantaggio di 2 decimi di secondo, era in testa il britannico John Crammond. Il giorno dopo, nelle tre discese restanti l’italiano distanziò progressivamente gli avversari, facendo segnare in ognuna il miglior tempo di manche. Con il tempo complessivo di 5’23″2 Bibbia vinse l’oro con un distacco di 2″4 su Heaton, secondo, e 2″9 su Crammond, terzo.

Con appena un giorno di riposo, il 6 febbraio Bibbia era di nuovo in gara, per le prime due manche del bob a quattro. Era uno dei componenti dell’equipaggio di Italia I, con G.C. Ronchetti, E. Campadese e L. Cavalieri. Al termine delle quattro manche e due giornate di gara, il bob italiano fu sesto con il tempo totale di 5’23″0.

Dopo i Giochi del 1948, lo skeleton scomparve dal programma olimpico; venne reinserito, dopo oltre cinquant’anni di assenza, ai Giochi olimpici di Salt Lake City 2002. Bibbia non abbandonò però la specialità, e continuò a gareggiare con successo per quasi trent’anni, fino al 1975, diventando una delle figure leggendarie di questo sport di nicchia.

Fu campione del mondo tre volte, nel 1955, nel 1959 e nel 1965. In carriera vinse oltre 200 competizioni sulla Cresta Run di St. Mortiz, tuttora considerata la più prestigiosa pista di skeleton al mondo. Si racconta che ogni volta che gli giungeva voce che il suo record era stato battuto, Bibbia prendesse il suo slittino e si lanciasse a testa in giù per la Cresta Run per riprendersi il primato. In suo onore è stata istituita la Nino Bibbia Challenge Cup, una competizione di skeleton che si svolge ogni anno in dicembre sulla celebre pista.

http://video.sky.it/sport/olimpiadi/nino_bibbia/v181467.vid

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