Cresce l’allarme per l’eliski dopo la sciagura in Val di Susa

L’allarme per il diffondersi nelle Alpi dell’eliski non riguarda soltanto l’impatto che questa pratica, attualmente non disciplinata da alcuna legge, provoca sull’ambiente. Riguarda anche la sicurezza di chi vi partecipa e di chi organizza le rotazioni. In gennaio un elicottero era precipitato in Valgrisenche innescando una valanga senza che vi fossero state vittime. Più grave l’incidente del 27 marzo in Val di Susa dove una valanga ha travolto un gruppo di sciatori che stavano facendo eliski, due dei quali hanno perso la vita. Stando alle prime ricostruzioni riferite dal quotidiano La Stampa, il gruppo stava facendo eliski in Alta Val di Susa, precisamente erano atterrati sulla Cima Dormillouse, alta circa 2900 metri che comporta una salita con pelli di foca molto lunga (circa 16 chilometri) mentre con l’elicottero può venire considerata una splendida pista e basta. Gli sciatori, otto in totale, si erano divisi in due gruppi e sciavano su pendii diversi accompagnati da una guida alpina. La valanga è scesa nel canalone Terre Nere intorno alle 10 del mattino.

L’allarme sulla sicurezza per chi fa eliski è stato dato da tempo da Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness e accademico del Cai. “Una lunga serie di incidenti, per lo più mortali, avrebbe dovuto indurre il legislatore a prendere in considerazione interventi urgenti”, spiega ora Pinelli in una lettera mandata i ai ministri dell’Ambiente e dei Trasporti. Tra gli incidenti a cui accenna il presidente di Mountain Wilderness va segnalato quello avvenuto in Valgrisenche, Valle d’Aosta, dove in gennaio un elicottero è precipitato al suolo dopo avere lasciato in quota alcuni clienti che facevano eliski. La caduta ha innescato una valanga che ha coinvolto alcuni sciatori poco più a valle.

Verso pendii aperti“Tali incidenti si sono intensificati”, prosegue Pinelli, “durante la corrente stagione, come puntualmente i media riportano. Anche qualora non si reputasse opportuno quel divieto generalizzato che noi continuiamo a auspicare, non è più procrastinabile una rigorosa regolamentazione del settore, orientata in primo luogo verso la sicurezza ma poi anche verso il rispetto per l’ambiente”.

“Va sottolineato”, spiega ancora Pinelli nella missiva, “che la pratica dell’eliski ha un carattere elitario e coinvolge professionalmente poche decine di specialisti tra piloti e guide di montagna. Una sua regolamentazione restrittiva non avrebbe gravi riflessi negativi sulle attività economiche delle nostre stazioni turistiche alpine. Del resto già nel 2000 un disegno di legge che affrontava queste tematiche stava per essere approvato dal Parlamento. A bloccarlo fu solo la fine anticipata della legislatura”.

“Quella legge, pur perfettibile”, conclude Pinelli, “soddisfaceva l’insieme dell’associazionismo ambientalista, a cominciare da CIPRA Italia che assieme a noi l’aveva promossa e sostenuta. Dalla crescente frequenza degli incidenti, dovuti soprattutto al distacco di valanghe, ma anche a guasti meccanici e all’assenza di adeguati controlli tecnici, risulta sempre più evidente che nella organizzazione di quelle attività ludiche si opera con un livello non accettabile di improvvisazione e superficialità. Livello derivante non dall’incompetenza di piloti e guide alpine, ciascuno relativamente alle proprie responsabilità professionali, ma piuttosto dalla ingiustificata mancanza di regolamenti specifici e cogenti”.

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