Attenti al lupo, sarà la nostra salvezza

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Un fotogramma del film “L’ultimo lupo” ambientato nella steppa della Mongolia.

Tempo da lupi? No, tempo di lupi. Saliti alla ribalta recentemente grazie anche a un bellissimo libro-inchiesta di Marco Albino Ferrari (“La via del lupo”, Laterza 2012) e alla campagna protezionistica del WWF, lupi meravigliosi occupano i grandi schermi in questi giorni grazie al film “L’ultimo lupo” del francese Jean-Jacques Annaud, universalmente noto per Il nome della rosa e Sette anni in Tibet. L’antefatto. In Mongolia la sistematica distruzione dei lupi negli anni Sessanta ha provocato il moltiplicarsi dei roditori che hanno strappato l’erba della steppa, trasformando i pascoli in distese sabbiose battute dai venti e devastate dall’inquinamento.E molti altri danni ha provocato al patrimonio naturale. Una brutta pagina di storia. Ma oggi c’è anche una notizia che ci conforta. A Yellowstone il ritorno dei lupi dopo 70 anni ha contrastato il dilagare degli ungulati contribuendo al ripristino dell’ambiente, alla ricomparsa di molte specie. Ma nel 1967 le cose stavano diversamente e il regime di Mao in Cina fece di tutto per uccidere i cuccioli in Mongolia riempiendo le tane di dinamite nell’intento di favorire l’agricoltura. Il tutto per mano delle Guardie Rosse, sorde ai richiami delle popolazioni che con i lupi convivevano pacificamente o comunque ne accettavano la presenza.

Un’interessante lezione e una salutare sferzata ci regala (e regala anche e soprattutto ai ragazzi!) “L’ultimo lupo”, indifferenti come siamo alla visione di montagne ridotte a luna park, di vallate delle Alpi dove gli allevamenti di bovini hanno un costo altissimo in termini di consumo di suolo e di distruzione dei pascoli. Dove l’impiantistica non arretra nemmeno davanti al buon senso e sempre più invade le alte quote, dove gli elicotteri trasformano ciò che rimane della wilderness in piste di sci,dove i fuoristrada dilagano per boschi e prati con la benedizione di sindaci e istituzioni.

Quanto al lupo non è che la situazione in Italia risulti particolarmente brillante. Dall’Aspromonte alle valli alpine, non vi è area del nostro territorio dove il lupo non sia ancora visto come una minaccia. Le azioni di persecuzione da parte dell’uomo rende ai lupi difficile spostarsi da un’area all’altra. E neppure nei Parchi Nazionali i lupi sono al sicuro. Alle minacce antiche, si aggiungono oggi quelle moderne: la più recente è la perdita d’identità genetica causata dall‘ibridazione dei lupi con i cani randagi.

Tornando al film di Annaud, si comprende come in Mongolia i lupi, privati della prole barbaramente trucidata, prendano a razziare le greggi di pecore. Quelle spettacolari immagini realizzate con i droni prendono alla gola. Non a caso il romanzo di Jiang Rong da cui è tratto il film, Il totem del lupo (Mondadori), in Cina è libro di culto per la nuova classe dirigente, oltre che per gli ambientalisti e i giovani. Altro che Libretto Rosso. Jiang Rong è lo pseudonimo di Lu Jiamin, professore di Scienze politiche all’università di Pechino, arrestato nel 1989 mentre manifestava in piazza Tienanmen.

Il film è girato tra magici paesaggi mongoli ripassati al setaccio del computer per accentuarne i colori e i riflessi, con quei cieli in cui le nuvole assumono le sembianze dei lupi e le divinità sono chiamate a testimoniare a favore di 25 lupi che “recitano” addestrati dallo specialista Andrew Simson. La storia riguarda il giovane studente di Pechino Chen Zhen, spedito in Mongolia nel 1967 per civilizzare i nomadi locali trasformandoli in sedentari, che adotta un cucciolo di lupo, sottraendolo al massacro. Mentre il governo centrale con i suoi odiosi funzionari vuole eliminare il cucciolo, il ragazzo fa di tutto per salvarlo e salvaguardare quell’equilibrio che si va perdendo tra uomini e lupi: lo stesso equilibrio che oggi in Italia latita, dal momento che muoiono più lupi che in passato, a quanto informa il WWF. E’ un film, questo di Annaud, che parla di rispetto per l’ambiente, per gli altri, per le minoranze anche animali. Ecco perché tutti noi dovremmo sentire il dovere di andarlo a vedere e di portarci i ragazzi.

GUARDA IL TRAILER DEL FILM dI ANNAUD: clicca qui.

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