La protesta anti eliski in Val Formazza

Un telo bianco con la scritta “No eliski in Val Formazza” e, sotto, la sagoma di un elicottero cancellata con una croce rossa. Questo il messaggio lanciato domenica 29 dalle nevi della val Vannino che si stacca dal solco della Formazza e si inoltra verso spettacolari paradisi dello sci alpinismo. Tempo splendido, una sessantina i partecipanti. Ecco il comunicato diramato dagli organizzatori:

Alcuni dei partecipanti alla dimostrazioni
Al rifugio Myriam si è concluso il raduno organizzato con il patrocinio di Mountain Wilderness. MountCity ringrazia Nicola Pech che ha tempestivamente inoltrato queste significative immagini.

“Oggi 29 marzo, come programmato, si è svolto in val Vannino il raduno NO eliski in Val Formazza – né altrove sulle Alpi. Erano presenti circa 60 persone che, presa la seggiovia da Valdo, hanno poi proseguito con gli sci e le ciaspole, per tutta la val Vannino fino al rifugio Margaroli. Qui, dopo le foto, è stato firmato da tutti i partecipanti il libro del rifugio, a testimonianza di un passaggio silenzioso e rispettoso verso la montagna e TUTTI i suoi ospiti. Hanno aderito, tra i tanti, le Guide alpine Alberto Paleari e Marco Tosi, Mountain Wilderness e le sezioni CAI Est Monterosa. Visto il successo del raduno, gli organizzatori valuteranno altre opportunità per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema”.

Intanto la sciagura del 27 marzo a Cesana Torinese dove sono morti sotto una valanga due sciatori che praticavano eliski  ha contribuito a versare altra benzina sul fuoco su un’attività oggi molto discussa che espone a rischi elevati. Una delle due vittime è Luca Prochet, 53 anni, residente a Briançon ma domiciliato a Usseaux in val Chisone, già direttore regionale della scuola tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese. Lascia la moglie, Christine Fresier, anche lei del Soccorso alpino, e due figli.

Tra le molte amministrazioni che dell’eliski finora non si sono occupate c’è anche quella piemontese e ora tocca alla giunta Chiamparino prendere provvedimenti. Fra le regioni alpine hanno scelto finora la via della regolamentazione solo Valle d’Aosta, Trentino e Sudtirolo. Non il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Con il risultato che sulle vette, soprattutto su quelle di confine, regna l’anarchia. E le società francesi, che in patria si vedono severamente vietare l’attività, offrono i loro servizi per depositare sciatori sui versanti piemontesi.

La Regione Piemonte, a quanto pubblica il quotidiano La Repubblica nelle pagine torinesi, promette di occuparsi della questione prima della prossima stagione sciistica. “È un tema molto complesso che dobbiamo approfondire”, ammette l’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia. “Ci sono Regioni che hanno già deliberato: la Val d’Aosta che per la verità ha un po’ largheggiato, o il Trentino che invece ha assunto una posizione molto rigida. Noi dobbiamo iniziare le consultazioni dei vari soggetti interessati, come i parchi, Rete Natura 2000, gli amministratori. In generale credo ci siano luoghi e periodi nei quali l’eliski è accettabile, senza problemi di sicurezza e senza danni per l’ambiente, e altre zone nelle quali non è pensabile consentire il servizio”.

Va ricordato che da alcuni mesi è in corso una raccolta di firme — lanciata dall’avvocato torinese Matteo Guadagnini — che chiede a Chiamparino un intervento sul tema.

3 thoughts on “La protesta anti eliski in Val Formazza

  • 31/03/2015 at 09:27
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    Mentre Gogna Blog pubblica un esauriente dossier sulle iniziative anti eliski (http://www.banff.it/le-ragioni-del-no-eliski-non-sono-quelle-della-sicurezza/), il presidente delle Guide alpine italiane interviene in un comunicato stampa del 31 marzo sull’argomento invocando regole chiare. Ecco il testo del documento.

    MILANO – “Ben venga una maggiore regolamentazione dell’eliski, ma fatta seriamente. Servono regole chiare, che nascano non dall’emozione del momento, ma sulla base dell’esperienza di altre realtà e dei professionisti”. Parla così Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio Nazionale delle Guide alpine italiane, che in merito al tema eliski, tornato alla ribalta a seguito dell’incidente in valanga accaduto il 27 marzo in Alta Valle Susa, vuole fare chiarezza sulla situazione attuale e portare all’attenzione alcune considerazioni in merito alle tematiche della sicurezza relativa alla pratica di questa attività.
    La pratica dell’eliski, vale a dire la risalita dei pendii in elicottero per effettuare una discesa con gli sci in neve fresca, è regolamentata in Italia dalle singole amministrazioni regionali. In quelle Regioni in cui è consentita dalla legge, rientra nell’ampio spettro di ciò che le Guide alpine fanno e possono fare con professionalità.
    A seguito dell’incidente in valanga accaduto venerdì scorso 27 marzo sul Monte Terra Nera in Alta Valle Susa, nel quale hanno perso la vita la Guida alpina piemontese Luca Prochet e un suo cliente, il Collegio Nazionale delle Guide alpine italiane vuole fare chiarezza sulla situazione attuale in quella Regione in merito all’eliski e portare l’attenzione su alcuni considerazioni in merito alle tematiche della sicurezza relative alla pratica di questa attività.
    Per prima cosa qual è la situazione in Piemonte, Regione in cui l’eliski è consentito dalla legge?
    “Attualmente non esiste in Piemonte una legge specifica sull’eliski ma esiste una regolamentazione piuttosto precisa per quanto riguarda il sorvolo e l’atterraggio nelle zone SIC e ZPS – spiega Giulio Beuchod, presidente del Collegio delle Guide alpine del Piemonte – e dove sono consentiti solo previa valutazione di incidenza ambientale e autorizzazione dalla Regione. Essenzialmente l’eliski si pratica in 4 o 5 valli, dando lavoro a 30 – 40 Guide alpine, principalmente nelle vicinanze di grosse stazioni sciistiche come Alagna, Sestriere, Limone Piemonte, in maniera più sporadica in altre zona, per esempio in Valle Stura, Val Varaita, e in Val Formazza, dove sono stati fatti tentativi di portare l’eliski e che in queste due ultime valli sono stati oggetto di polemiche”.
    Nelle scorse ore l’Assessore all’ambiente piemontese, Alberto Valmaggia, ha dichiarato alla stampa che il tema verrà approfondito dall’amministrazione regionale in vista di una possibile nuova regolamentazione.
    “Noi Guide alpine per poter lavorare in serenità abbiamo bisogno di regole certe – ha detto ancora Beuchod – alle quali attenersi . Nel momento in cui l’autorità regionale farà le sue valutazioni e vorrà legiferare in materia saremo felici di metterci a un tavolo con loro, a studiare il problema e ad affrontarlo, essendo le Guide Alpine uno degli attori principali in questa attività”.
    Anche il Collegio Nazionale delle Guide alpine Italiane si è espresso a favore di una seria e coordinata regolamentazione dell’eliski, per far sì che essa continui a esistere nel rispetto degli equilibri delicati delle montagne, ma anche delle esigenze di tutto il turismo montano e di chi vive grazie a esso.
    “Ben venga una maggiore regolamentazione dell’eliski – ha detto Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio nazionale delle Guide alpine italiane -, ma fatta seriamente. Servono regole chiare, che nascano non dall’emozione del momento, ma sulla base dell’esperienza di altre realtà e dei professionisti. Regolamentare non vuol dire vietare, che è la cosa più semplice. Si possono pensare tante soluzioni: per esempio a Prali, in Val Germanasca, l’eliski è consentito dal lunedì al venerdì e non nel weekend per non disturbare gli scialpinisti. È importante guardarci intorno: in Svizzera la regolamentazione funziona bene da almeno 10 o 15 anni”.
    E in merito alla problematica della sicurezza il presidente delle Guide alpine italiane chiarisce alcuni punti.
    “L’eliski è identificato con un mezzo di risalita che è l’elicottero – dice Cesa Bianchi -, che può essere paragonato all’impianto di risalita o alle gambe dello scialpinista. Un incidente da valanga, non dipende dal mezzo di risalita ma da chi valuta il pendio. Quindi non ha senso criminalizzare né l’elicottero, né l’impianto di risalita. Anche lo scialpinista del resto, può scendere da un pendio diverso da quello di salita: così succede nelle attraversate, grandi classiche dello scialpinismo, così avviene anche quando si sale un pendio e si scende da un altro affianco. Inoltre anche scendere dallo stesso pendio di salita, se sono passate 3 o 4 ore, richiede una nuova valutazione del manto nevoso, perché le condizioni possono essere cambiate. La valutazione, che si svolge secondo metodi e criteri, si fa costantemente, sia in salita che in discesa: il professionista la fa come la fanno gli amatori, dopo di che è umano sbagliare, può succedere a tutti. Oggi forse si sente un certo aumento del numero di incidenti in cui sono coinvolte le Guide alpine rispetto al passato, ma questo non vuol dire che le Guide non siano sufficientemente preparate, la preparazione è sempre altissima. È dovuto piuttosto al fatto che ci sono molte più Guide di prima che lavorano in montagna. Se prima andavano in giro 10 Guide e capitava un incidente adesso ne vanno 100 e magari succedono 5 incidenti. È chiaro che aumentano le probabilità di incidente se si è più spesso in giro”.

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