Sciavamo con i pantaloni alla zuava. I cinquant’ anni della “Righini”

Cover LG
Il fondatore Mario Righini sulla copertina di LG. (ph. Volpi)

In mezzo secolo migliaia di tracce sono state “disegnate” sulla neve vergine dagli allievi della Righini, scuola di sci alpinismo del Cai Milano. L’evento viene ricordato con un film e un libro, come qui riferisce Angelo Brambilla, ingegnere milanese che per anni ha diretto i corsi della Righini. Il suo scritto, che pubblichiamo per gentile concessione, è tratto dal fascicolo di aprile di “LG”, l’interessante bollettino della Biblioteca “Luigi Gabba” del Cai Milano curato da Renato Lorenzo. Distribuito in pdf e, in modica quantità, anche in carta patinata, “LG” affronta in questo numero altri due argomenti di grande interesse non solo per gli iscritti: la Grande Guerra e il suo influsso in una pacifica associazione alpinistica e la storia del Porta ai Resinelli, rifugio (milanese) per eccellenza.

Galeotta fu (talvolta) la scuola

Sappiamo tutti che è illusorio pensare di andare in montagna in tutta sicurezza, ma dobbiamo spiegare a tutti che si può fare molto per riconoscere i pericoli e comportarsi di conseguenza. È quello che noi abbiamo fatto per 50 anni, e continuiamo a fare con passione, con competenza e in modo del tutto disinteressato (altro aspetto sempre più raro!). Ormai parecchie migliaia di persone hanno imparato grazie alla Righini a muoversi con la testa sulle spalle, a conoscere e rispettare la montagna.
Per ricordare i nostri 50 anni faremo un film e un libro.

Sciatrice caduta sfondo Corvatch copia
L’incanto dello sci (collezione E. Gresti di San Leonardo, ph. Serafin/MountCity)

Il film ha l’ambizione di essere un prodotto professionale, affidato a un team di giovani del mestiere, che proveremo a distribuire nel modo più capillare possibile (nei limiti del genere, s’intende). Racconterà la bellezza di questo modo di andare in montagna, l’estetica di una traccia in neve vergine, le sensazioni che si provano a muoversi sulla montagna coperta di neve, così diversa da quella estiva. Parlerà anche della storia dello scialpinismo e dei suoi protagonisti; l’evoluzione della mentalità di chi va in montagna e dell’approccio al pericolo.

Il libro invece sarà un ricordo più intimo e raccoglierà le impressioni dei nostri allievi durante l’arco di 50 anni. È destinato a loro, anche se sarà un documento interessante per i cultori di storia dello scialpinismo. Come per il film la traccia saranno gli uomini e le donne, i materiali, le tecniche. Stiamo raccogliendo gli scritti di coloro che in questi 50 anni hanno frequentato la Scuola, hanno trovato amici, mogli, mariti, fidanzate, fidanzati. La Scuola ha cambiato la vita di molti influendo su abitudini e comportamenti. Talvolta anche rompendo unioni, ma questo è un discorso che porterebbe lontano e su cui forse la frequentazione della montagna ha meno responsabilità di quelle che normalmente le vengono attribuite.

Stiamo anche raccogliendo fotografie, con una certa difficoltà. Alle persone meno giovani sembra che questi 50 anni siano passati in un attimo, ma guardando le vecchie foto, spesso in bianco e nero, ci si accorge subito della grande differenza delle persone, dei materiali e dei progressi dello sci alpinismo. Si vedono gli attacchi a trazione Kandahr, ci si ricorda dei cavi che si rompevano sempre e guai a non averne uno di rispetto nello zaino.

Si pensa alle pelli di foca vera (le mie erano maculate), più strette dello sci forse perché costavano e si risparmiava sulla larghezza, tenute in posizione da cinghiette che si rompevano spesso e che lasciavano una certa libertà di movimento alla pelle. Così la fatica aumentava, ma che importa, tanto avevamo energia da vendere. Attraverso la raccolta di foto sul libro della Righini potremo verificare l’evoluzione dei materiali, dell’abbigliamento (ricordate i calzoni “alla zuava”?), potremo confrontare passato e presente, ma soprattutto potremo leggere le storie piccole o grandi di molti di noi.

Daremo un po’ più di spazio al ricordo dei fondatori: cinque accademici di rango, protagonisti dell’alpinismo lombardo della seconda metà del Novecento: Gansser, Romanini, Gallotti, Negri, Contini. Leggeremo non solo quanto sono stati importanti per la Righini. Ricorderemo anche l’impresa del K2 con Gallotti, la nascita del Servizio Valanghe italiano con Gansser, il mondo della buona borghesia sportiva amante dello sport con Romanini, il mondo delle scuole di alpinismo con Negri e Contini. Ricorderemo infine i fatti sci alpinistici più importanti come la mitica traversata a staffetta delle Alpi del 1982.

Il libro sarà frutto del lavoro di gruppo di più persone che io cerco di coordinare, con la parte grafica curata da Flora Sala. Sarà riprodotto solo nel numero di copie vendute per non riempire di carta inutile e costosa i magazzini del Cai e in due edizioni, una di lusso e una economica.

Speriamo di non esserci dati un compito superiore alle nostre forze!

Angelo Brambilla

da “LG”, bollettino della Biblioteca Luigi Gabba

 

Scarica qui il bollettinoLG primavera 2015

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