Ice climbing. L’aspetto consumistico e le responsabilità della pubblicità

A quando una corretta informazione sui rischi che comporta l’utilizzo delle attrezzature per l’arrampicata? Se lo chiede, nel webmagazine “Outdooractivesports”, un ghiacciatore dopo aver partecipato in Norvegia al Rjukan Ice Festival che ogni anno richiama centinaia di appassionati da tutto il mondo ed è anche una vetrina di quanto di più evoluto viene prodotto in fatto di attrezzi per l’Ice climbing. Sull’aspetto consumistico di questo sport ritenuto potenzialmente pericoloso e sui possibili effetti di una pubblicità che punta sull’effetto superman si esprime un appassionato di questo sport che si firma semplicemente Dave. La sua testimonianza, tratta dal magazine citato, è stata gentilmente tradotta per MountCity da Marina Nelli.

Festival ghiaccio in Norvegia
Un aspetto del Rjukan Ice Festival. Nella foto sopra il titolo il campione russo Maxim Tomilov (Ph David Schweizer for UIAA)

Quei sottili e insistenti inviti a comprare

Comodamente seduto nel Old School Hostel di Rjukan, in Norvegia, provato dal mio primo tentativo di sci telemark di ieri, faccio qualche riflessione sull’arrampicata su ghiaccio e il suo sviluppo in questa piccola città norvegese, mentre gira la notizia della caduta disastrosa di un giovane che arrampicava nella gola superiore, per fortuna senza brutte conseguenze.

Al Rjukan Ice Festival ha partecipato gente arrivata da tutte le parti del mondo, per chiacchierare, condividere storie, provare nuovi materiali, ascoltare racconti (il più divertente riguarda l’arrampicata dell’attore comico e climber inglese Andy Kirkpatrick). Un’esperienza unica e piena di energia!

Molte delle attività si svolgono durante il giorno in un’area facilmente accessibile, “Krokan”, sopra la gola superiore, dove si viene accolti dai nuovi attrezzi e materiali di Black Diamond, Petzl, Grivel, con l’invito a provare tutto quello che si vuole: le ultime piccozze da ghiaccio, le nuovissime e più leggere viti da ghiaccio, i nuovi ramponi e così via.

Ora, capisco che l’equipaggiamento è importante e che lo sviluppo di nuove tecnologie può rendere accessibili gradi prima inaccessibili ai comuni mortali (me compreso), oltre ad essere legato allo sviluppo dell’alpinismo nella sua forma moderna. Un esempio per tutti: i primi ramponi front point costruiti da Grivel nel 1929. Tuttavia mi rifiuto di dare troppa importanza a questo aspetto dell’arrampicata. Si fa presto a perdere l’equilibrio, magari a scapito della sicurezza!

I giganti commerciali condizionano i consumatori con i loro sottili e insistenti inviti a comprare, risparmiando, l’ultima versione di qualsiasi cosa. Ma quando l’aspetto consumistico di uno sport potenzialmente pericoloso sposta l’attenzione da ciò che è fondamentale, la sicurezza e la competenza, allora bisogna cambiare sistema.

E’ come “l’effetto superman”, quando Clark Kent indossa il mantello del supereroe e magicamente acquista i super poteri! Acquistando materiali che vi fanno sentire esperti, anche se in realtà non lo siete, credete di diventare invincibili. Un altro slogan molto usato è “Attrezzi, non idee”, accompagnato nelle vetrine dei negozi, nei dvd, su you-tube, dalle immagini di famosi atleti impegnati in azioni estreme, dotati dei più recenti fantastici equipaggiamenti. E questo significa che così equipaggiati siete in grado di compiere simili imprese?

Petzl
“Attenti: la scalata può essere pericolosa” è la scritta che compare, nel sito “Outdooractivesports”, su quest’immagine pubblicitaria.

E’ da stupidi pensarlo ovviamente, eppure ci sono persone che ci cascano. Dopotutto viviamo in un mondo mediatizzato, dove il messaggio è “compra e avrai dei vantaggi”, che aggiunto alla mentalità di “superman” porta al disastro.

Non mi capita mai di vedere arrivare una corretta informazione, anche sul rischio, dai produttori di equipaggiamenti o dai negozi che tanta influenza hanno sui nuovi e più inesperti clienti. Eppure dovrebbe essere per loro una assoluta responsabilità morale!

Tanto per fare un esempio, durante il festival dell’arrampicata su ghiaccio c’era un sacco di gente che arrampicava, alcuni per la prima volta, e mi è capitato di dover intervenire personalmente per spiegare come fare per assicurarsi. Qualcuno doveva pur farlo!

Non si può attribuire ai produttori di materiali la responsabilità di ciò che ognuno fa a proprio rischio, ma di ciò che fanno i loro clienti, spinti a praticare sport pericolosi dalla loro pubblicità, certamente si!

Non credo sia difficile o troppo oneroso per i produttori dire “Ecco le nuove viti da ghiaccio; se non vi sentite sicuri andate ad arrampicare nel posto X dove troverete una persona esperta in grado di aiutarvi (a nostre spese)”. Sarebbe onorevole da parte loro devolvere parte dei larghi profitti per aiutare le persone a sviluppare le abilità. E certamente avrebbe aiutato ad avere maggior sicurezza durante il festival.

Conclusione, il Festival di Rjukan è una brillante idea e una bella vetrina per lo sport. Ma è anche un classico esempio di come, quando la promozione di un prodotto diventa il messaggio predominante, l’attenzione si sposta dalla sicurezza verso tutt’altro. E questo a mio parere va cambiato.

Dave

 da “Outdooractivesports” http://www.outdooractivesports.co.uk/2014/02/rjukan-ice-festival-2014/

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