Storia e montagna si incontrano al Cai Milano grazie alla mostra “Ararat” inaugurata il 7 e aperta al pubblico fino al 24 aprile

Lorenzo Cremonesi e Pietro Kuciukian discutono assieme al pubblico di geopolitica e di storia della persecuzione degli armeni
Lorenzo Cremonesi e Pietro Kuciukian discutono assieme al pubblico di geopolitica e di storia della persecuzione degli armeni (ph P. Miramondi)

Con molto pubblico s’è inaugurata la mostra “Ararat” che la commissione escursionismo del Cai Milano ha voluto dedicare alla memoria del genocidio degli armeni prendendo spunto dalle foto che paolo Miramondi ha realizzato durante il trekking 2014 su questa montagna simbolo, sacra per il popolo armeno. La bella conversazione tra Pietro Kuciukian e Lorenzo Cremonesi, rispettivamente console onorario della Repubblica Armena in Italia e inviato speciale del Corriere della Sera, ha dato luogo a un vero e proprio laboratorio di storia partecipata, coinvolgendo il pubblico in sala attorno alla questione tragica del genocidio da parte dell’Impero ottomano. I viaggi di Kuciukian e quelli di Cremonesi in Anatolia e più in generale in medio oriente, alla ricerca di documenti, il primo, che riportino in luce le figure dei “giusti” ovvero coloro sia turchi che di altre nazionalità che aiutarono attraverso singoli atti coraggiosi il popolo armeno in fuga dalla persecuzione; alla ricerca di notizie da quel mondo ancora oggi in fiamme il secondo, che racconta dalle pagine del Corriere i fatti del conflitto di oggi e assieme rilegge quelli della Grande guerra che 100 anni fa sconvolse il nostro continente.

Le immagini crude di donne e bambini costretti a marciare verso il deserto, “verso il nulla” come emerge dalle memorie storiche, sono attuali ancora oggi, ha spiegato Cremonesi che ha introdotto un distinguo tra il fanatismo del cosiddetto stato islamico di oggi e l’ideologia panturchista di allora. L’azione repressiva ottomana fu dettata dalla paranoia dell’accerchiamento politico militare che la Turchia viveva all’alba del secolo ventesimo, additando gli armeni come possibili alleati della Russia e il governo dei giovani turchi avrebbe “pragmaticamente” avviato lo sterminio di quel popolo di fede cristiana. Una tesi che non convince però il pubblico di armeni in sala che ci tengono a sottolineare come la persecuzione fosse iniziata già nel 1894-1896 ad opera del sultano Habdul-Hamid e che non fosse affatto scevra di connotati ideologici e neppure così a-sistematica, come la si potrebbe ritenere, con altra triste analogia, rispetto alla follia pianificatoria tedesca della Shoah.

Insomma un argomento che apparentemente non sembrerebbe di casa in una associazione come il Cai, dedicata in primo luogo ai temi della montagna e della sua frequentazione responsabile, rivela invece la vitalità e l’attenzione ai temi della contemporaneità. Così è nata l’idea di promuovere questo evento – spiega Roberto Monguzzi, ideatore dell’iniziativa – in occasione della ricorrenza dei 100 anni del genocidio (che cadrà, rispetto al calendario ufficiale, il 24 aprile, giorno che coinciderà con la chiusura della mostra fotografica in via Duccio di Boninsegna). Un modo per affermare che la montagna va vissuta e raccontata e che il racconto e l’approfondimento di un impresa alpinistica o di un trekking come questo sono occasioni preziose di incontro e di confronto.

Un particolare della mostra fotografica allestita nelle sale delle commissioni dal socio Paolo Miramondi con le immagini da lui scattate durante il trekking dell’estate 2014
Un particolare della mostra fotografica allestita nelle sale delle commissioni dal socio Paolo Miramondi con le immagini da lui scattate durante il trekking dell’estate 2014 e un testo introduttivo alla storia affascinante di questa montagna (ph P. Miramondi)

La mostra è stata allestita magistralmente nel piano seminterrato delle sale delle commissioni: una novità ovvero un esperimento rispetto alla nuova sede che, dopo il trasferimento di due anni fa, dallo “spazio ottagono” nel salotto buono della galleria Vittorio Emanuele, nella tutt’altro che periferica zona fiera fino ad oggi non aveva riformulato compiutamente la sua vocazione a rappresentare la montagna anche attraverso piccole mostre ed esposizioni.

Un rilancio che vedrà in questi giorni un’iniziativa altrettanto interessante con l’inaugurazione martedì 21 aprile, due piani sopra nelle prestigiose sale della Biblioteca della Montagna Luigi Gabba, della mostra su Ruchin piccolo grande rocciatore, promossa dalla sezione del Cai Calolziocorte. Un occasione per discutere dello straordinario valore alpinistico e umano di Ercole Esposito assieme a Ruggero Meles e Alberto Benini, con testimonianze dirette su episodi della vita di Ruchin da parte di Alberto Pirovano e di Ettore Manzoni e con la conduzione di Marco Dalla Torre.

Per informazioni 02 86463516 – info@caimilano.eu

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