Al “Vertical Tube” l’Uomo con le ali apripista d’eccezione

Oliviero e il tubo
Oliviero Belinzani in azione in vista del “Vertical Tube”, la corsa lungo i tubi della centrale idroelettrica di Sondrio/Montagna.

Correre in salita lungo condotte forzate o costeggiando cremagliere. Superare, un gradino dopo l’altro, muri di cemento con pendenze inaudite. Che cosa non si fa oggi per sentirsi vivi? “Finché un uomo sogna e desidera può ritenersi vivo”, ripete Oliviero Bellinzani che si appresta a fare da apripista, sabato 18 aprile, all’ormai mitico “Vertical Tube” in Valtellina. Il suo sogno, tutt’altro che proibito per uno del suo stampo, è salire come un camoscio con una gamba sola, l’unica a sua disposizione, con o senza stampelle. Dopo le condotte forzate del “Vertical tube” lo aspetta questa estate il leggendario “chilometro verticale” di Fully, in Svizzera, una salita di mille metri con due chilometri di sviluppo. Il tracciato anche in questo caso non dà tregua lungo la linea di una vecchia cremagliera. E’ il percorso più ripido del mondo con una pendenza media del 61%.

Unico problema per Oliviero, il solito: la mancanza della gamba sinistra sostituita da una protesi in seguito a un incidente motociclistico. Aveva appena 21 anni nel 1977 quando gli capitò quella batosta. I medici non ebbero scelte: per salvarlo, era necessario amputare la gamba all’altezza della coscia.

Oliviero si scalda testardamente i muscoli in questi giorni per il “Vertical tube” lungo la scalinata che si sviluppa di fianco ai tubi della centrale idroelettrica Enel di Sondrio/Montagna di Valtellina. La sfida consiste nel risalire 2700 gradini per un dislivello totale di 500 metri. Si può immaginare che, disponendo di una sola gamba, la sfida si presenti un po’ più complessa rispetto ai comuni mortali, vero Oliviero?

Ma di soddisfazioni, sportivamente e alpinisticamente parlando, Oliviero se ne è tolte parecchie in questi anni. Tuttavia “l’uomo con le ali”, come ama definirsi, continua a guardare in alto, verso altre cime. Alla sua collezione mancano ancora diversi 4000 importanti e Oliviero sente che, con gli anni che avanzano, non c’è tempo da perdere.

“Voglio che la gente sappia che per fare certe cose non è necessario essere integri”, ripete. E intanto qualche soddisfazione se la toglie anche nella difficile scalata nel mondo dell’editoria dove ha raggiunto ottimi risultati con una guida sulle Prealpi lombarde occidentali andata esaurita (edizioni Idea Montagna), impresa in cui ha avuto per compagno Roberto Ciri, alpinista e gestore del sito web vienormali.it

Le due guide riguardanti il settore occidentale e quello orientale delle Prealpi lombarde svelano agli appassionati paradisi della Lombardia poco frequentati o addirittura ignorati, cime semisconosciute dove è possibile salire senza particolari difficoltà alpinistiche in tutte le stagioni. Entrambi i volumi sono esemplari per la ricchezza e la qualità dell’immagini, la grafica accurata, la precisione dei testi.

Belllinzani e Crimi
Con Roberto Ciri e una delle guide sulle prealpi lombarde (ph. Serafin/MountCity)

Perfezionista, Oliviero lo è in tutto quello che fa. Grintoso lo è per natura, basta guardarlo. Ci tiene a precisare di avere salito 1060 cime, di cui 300 in solitaria, mentre 28 sono i quattromila che giustificano la sua iscrizione al Club 4000. “L’alpinismo è per me pratica quotidiana, amo la montagna, amo scalare, sentire la vita scorrere dentro come un torrente in piena, come lava pronta ad esplodere, e non posso farne a meno!”. Impossibile non credergli.

Ma di questi tempi Oliviero non è il solo a non darsi per vinto benché il destino sia stato così crudele con lui. I monti non si possono accorciare o rendere meno impervi. Eppure con un po’ di coraggio si può provare a scalarli persino con una gamba posticcia o addirittura senza entrambe le gambe come dimostra di saper fare Mark Inglis, alpinista neozalendese che, dopo una permanenza forzata di tredici giorni in una grotta ghiacciata sul monte Cook, subì l’amputazione degli arti e nel 2000 vinse la medaglia d’argento di ciclismo alle paraolimpiadi di Sidney mentre nel 2010 fu il primo uomo a salire in vetta all’Everest con l’aiuto di due protesi. E chi non ricorda i prodigi di Cesarino Fava, intrepido scalatore con Cesare Maestri sul Cerro Torre benché avesse perso i piedi sull’Aconcagua nel portare soccorso a un malcapitato?

Per saperne di più: www.uomoconleali.it http://www.meteoweb.eu/2015/04/valtellina-tutto-pronto-per-il-vertical-tube-race/431277/

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