“La Lombardia e le Alpi”, quel lungo sguardo (con immagini e cimeli) dallo Spazio Oberdan di Milano al Palazzo Pretorio di Sondrio

Lombardia e Alpi e SondrioLa vetta? Un’invenzione lombarda. Titolava così, curiosamente ma non troppo, il Corriere della Sera del 30 giugno 2013 prendendo spunto dalla mostra “La Lombardia e le Alpi” allo Spazio Oberdan organizzata dal 17 maggio al 7 luglio di quell’anno dalla Sezione di Milano del Cai con i determinanti appoggi della Provincia e della Sede centrale del sodalizio. La rassegna si è ora avvicinata alle vette passando l’esame a Sondrio, nel cuore delle Retiche. Per iniziativa della Sezione Valtellinese del Cai è rimasta aperta dal 6 al 28 marzo nel Palazzo Pretorio di Sondrio. Con alcune varianti ovviamente rispetto all’edizione ideata da Lorenzo Revojera, socio benemerito della Sezione di Milano, e realizzata nella sua struttura da Lorenzo Serafin, architetto, esponente della Commissione culturale del sodalizio milanese.

Un adeguato spazio è stato riservato ad Alfredo Corti, magnifico ricercatore e fotografo, che fu tra i padri del Cai in Valtellina e prese in mano per un po’ anche le redini del glorioso Museo della montagna di Torino. E una nicchia, a Sondrio come a Milano, è stata riservata al geniale “arpione Roseg” inventato nel 1935 da Luigi Bombardieri, banchiere di Milano trapiantato in Valtellina, per agevolare la progressione su ghiaccio.

Un bilancio della mostra lo ha tracciato a suo tempo su un numero speciale distribuito in autunno dalla Sezione di Milano con il contributo del Cobat Anna Girardi, studiosa della letteratura di montagna e istruttrice tra le più giovani e brillanti della scuola d’alta montagna “Parravicini”. “Otto sale erano colme di oggetti, fotografie, testimonianze”, annota Anna. “Un tema specifico per ogni sala. Uno spazio dedicato alle video-proiezioni. Quasi 5000 visitatori. Questi alcuni dati…”.

Mostra a Palazzo Pretorio
Un aspetto della mostra allestita al Palazzo Pretorio di Sondrio.

La mostra nel 2014 è stata anche ospitata a cura del Cai di Castellanza a Villa Pomini con la collaborazione dell’Associazione Culturale Il Prisma, degli Amici dell’Arte e della scuola di musica Città di Castellanza. Il patrocinio è stato dell’Assessorato alla Cultura della Città di Castellanza con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto onlus e la BCC – Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate. In seguito la mostra è stata allestita dalle Sezioni di Muggiò e di Barlassina del Cai.

Particolare importante. E’ stata la sezione denominata “Il lungo sguardo” colma di rare vedute d’epoca una delle maggiori attrazioni della mostra. Anche l’inquadratura insolita (dall’elicottero) del versante nord del Pizzo Badile che ha accompagnato la mostra al Palazzo Pretorio di Sondrio è densa di significati. Si individuano i vassalli della celebre montagna, dalla punta Sertori alla Trubinasca. La foto richiama subito al pensiero la celebre prima salita di Cassin e compagni nel 1937, che proiettò d’un tratto una parete delle Alpi Lombarde nel novero dei colossi più ambiti dagli scalatori di tutto il mondo.

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Un momento dell’inaugurazione a Sondrio.

“Nessuna immagine è più adatta di quella della locandina con il meraviglioso spigolo del Badile per condensare il significato della mostra. Che ha l’ambizione di rappresentare – limitatamente allo spazio disponibile, con l’obbligo di scegliere fra una miriade di cimeli, di immagini, di documenti, di ricordi tutti importanti per chi frequenta i nostri monti – la storia di un amore che dura da centocinquant’anni: l’amore dei lombardi per le loro montagne prima, poi per quelle di tutto il mondo”. Così si pronunciò Giorgio Zoia, presidente del Cai Milano, in un articolo sul numero unico dedicato alla mostra, in distribuzione presso la Sezione di Milano assieme al bel catalogo pubblicato per i tipi di Bellavite editore: un “foglio” destinato a diventare un modello di riferimento per successive pubblicazioni sulle montagne della Lombardia.

www.caivaltellinese.it

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