La terra dei fuochi nella Valle Camonica “incontaminata”

Discariche, centraline elettriche, devastazioni. Sotto assedio è la natura nella provincia bresciana a tutte le quote. Dove la Provincia a trazione leghista autorizza nella Bassa Bresciana una discarica per lo smaltimento di 1,3 milioni di rifiuti inerti. E dove una Regione ugualmente in mano alle “cravatte verdi” accetta che vada in malora tra le montagne un deposito di 23 mila tonnellate di rifiuti avvelenati arrivati, pensa un po’, dall’Australia. Se n’era già data notizia in MountCity precisando che quei veleni sono stati trasportati con due navi da Sydney e ora giacciono abbandonati a Berzo Demo, piccolo comune sulle montagne di Brescia dove una ditta specializzata avrebbe dovuto renderli inoffensivi. Ma l’azienda è fallita e le 23mila tonnellate sono dal 2011 esposte alle intemperie. E tutto tace. E’ un silenzio colpevole che non fa onore ai firmatari della recente “Agenda ambientalista per la riconversione del paese” quello che grava su una situazione inquadrabile nel generale andamento degli appalti. Perché succede questo. Un’azienda già in crisi partecipa a una gara per lo smaltimento di materiali tossici giocando al ribasso e vince anche se la cifra offerta non permetterebbe mai di effettuare sul serio tale smaltimento. Una colossale presa in giro con il beneplacito di tutte le parti interessate. Così chi vince l’appalto intasca i milioni per smaltire la roba. Ma una volta spesa una modesta cifra per i trasporti fino in Valcamonica, tutto il materiale viene abbandonato, i soldi finiscono da qualche altra parte e si dichiara fallimento. E la gente, e le amministrazioni del posto? Che si arrangino!

La fabbrica abbandonata dei veleni a Berzo Demo.

Per trovare notizie significative sul cumulo di metalli tossici depositati all’azienda Selca di Forno Allione (Comune di Berzo Demo) si è cortesemente adoperato Franco Michieli, scrittore, esploratore, garante di Mountain Wilderness, ottenendo un quadro aggiornato della situazione tramite il responsabile del Circolo di Legambiente che sta seguendo la vicenda con altre associazioni e in collaborazione al sindaco di Berzo Demo. “Anche senza clamore”, spiega il rappresentante di Legambiente, “cerchiamo di arrivare il più in alto possibile, perché solo gli organi ministeriali potranno rendere possibile la bonifica. Per ora la Regione ha stanziato i soldi solo per la copertura del materiale esterno. Il curatore fallimentare ha in mano 10 milioni che sarebbero sufficienti per mettere il tutto a posto, ma…”. Ma ecco in sintesi il “caso Selca” secondo il rappresentante di Legambiente.

  • Con DGR 36612/98 Burl 1 ott. 1998 si concede Autorizzazione a Selca per trattare 150.000 tonnnellate di rifiuti. Nel 2004 la ditta, operante nel settore della lavorazione dei rifiuti pericolosi, subisce un sequestro da parte dell’autorità giudiziaria di materiali provenienti dal ciclo di recupero dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. 23.000 tonnellate provenivano dall’Australia.
  • Nel 2010 la ditta però fallisce. Subentra una ditta di Napoli i cui rappresentanti verranno arrestati per mafia. Il giudice fallimentare assegna a un curatore tutte le operazioni che ne conseguono. Il medesimo ha in cassa circa 10 milioni di euro, che tuttavia non intende spendere per la bonifica e il ripristino ambientale. Il Comune di Berzo Demo dispone a sua volta di 245.000 euro, messi a disposizione dalla Regione solamente per mettere i teli sul materiale ancora oggi depositato all’esterno all’aria aperta. Niente che riguardi i materiali interni e la bonifica.
  • Uno studio effettuato sui materiali esterni e interni mostra che: i rifiuti caratterizzati sono tutti pericolosi; l’analisi effettuata su molti campioni rileva la presenza di silice cristallina (agente cancerogeno per l’uomo); il test di cessione dimostra la capacità per molti rifiuti di cedere contaminanti e quindi la predisposizione alla formazione di percolato ad elevato impatto ambientale; sono presenti sostanze (ammoniaca, magnesio, ecc.) che reagendo con l’acqua possono creare reazioni esotermiche (incendiarsi da sole); i rifiuti contengono sostanze caratterizzate da elevata solubilità in acqua quali fluoruri, cianuri e sodio.
  • Per gli stoccaggi esterni si rileva l’assenza quasi totale di copertura dei cumuli e la cattiva conservazione dei teli con esposizione diretta dei rifiuti agli agenti atmosferici. I sistemi di contenimento dei rifiuti sono ammalorati, rotti o addirittura marciti. Persiste il percolamento dai cumuli in acqua e il trasporto via aria a causa del vento.
  • E non è finita. I capannoni presentano alcune finestrature assenti, alcune pareti spanciate con rischio di implosione, conche d’acqua a contatto con i rifiuti e grandi sacchi che stanno marcendo per reazione chimica.

Questa è la drammatica situazione a Forno. E questa è la terra dei fuochi nel cuore delle montagne della Lombardia, a pochi chilometri dall’Expo 2015. Il comune non ha i soldi per risolvere il problema, la Provincia sostiene di non avere niente a che fare con questa vicenda, la Regione ha disposto solo briciole e lo Stato non interviene. Si stanno tentando tutte le vie, secondo i rappresentanti di Legambiente, per arrivare alla Commissione parlamentare dell’Ambiente e al ministro relativo e avere così la possibilità reale di poter bonificare l’area interessata dai rifiuti tossici e pericolosi. Infine ARPA e ASL si limitano a effettuare i prelievi per rendicontare lo stato di pericolosità del sito (almeno quello!). Ma si può andare avanti così? E’ ancora accettabile che rifiuti tossici vengano mandati per lo smaltimento nel cuore del fragile ecosistema alpino? E’ possibile che tutto taccia? C’è qualche “sentinella” disposta a occuparsene a parte il solito blog rompiballe?

Non lasciamo che questo cancro si diffonda!

La Valle Camonica, come poche altre valli montane, conserva ancora oasi di natura incontaminata. Questo si legge nei portali turistici. Si apprende anche che l’urbanizzazione e l’industrializzazione non hanno eliminato i paesaggi naturali caratteristici dell’arco alpino, e che la valle è ricca di parchi e riserve naturali dove ogni visitatore può godere di un contatto con un mondo antico ed affascinante. Lo conferma Franco Michieli, un grande amico della montagna e delle montagne della Valle Camonica dove risiede. “Le notizie sulla situazione a Berzo Demo sono allarmanti, ma conviene precisare”, spiega Michieli, “che il pericolo per la salute non è immediato, per chi visiti la Valle Camonica che ha realmente molti luoghi naturali meravigliosi e salubri (a meno di non andare proprio lì a stoccare i depositi dei materiali!). Il rischio è però in prospettiva, se si continuerà a non intervenire in modo adeguato”. Michieli invita a non fuggire la Valcamonica, ma a prendere coscienza della situazione e a fare pressione sulla politica perché intervenga prima che l’inquinamento si possa diffondere.

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