L’altra metà che arrampica in tredici immagini “glamour”

Tredici foto “glamour” di ragazze che arrampicano creano disagio tra i fedelissimi di Gogna.blog che reagiscono rinfacciando garbatamente al grande alpinista i (presunti) “reati” di discriminazione e maschilismo. Ma che cosa è venuto in mente, come si permette Alessandro Gogna di profanare questo suo ben frequentato sancta sanctorum dell’alpinismo? L’egregissimo Sandro non si scompone, non sarebbe nel suo stile, e annuncia che sono le prime di una lunga serie. Ha tutto il diritto di farlo e tutto il nostro appoggio, per ciò che conta. A costo di subire a nostra volta severe reprimende. Perché non c’è niente di cattivo gusto in queste immagini che nulla o quasi concedono all’erotismo e niente hanno a che fare con quelle “visioni tra le rocce” che sono state oggetto di una recente mostra del Museomontagna allineando alle pareti nudi femminili dei fotografi francesi Georges-Louis Arlaud e Marcel Meys.

Nudo tra le rocce di Marcel Meys
Nudo su roccia, 1920 circa, di Marcel Meys. Archivio Museomontagna, per gentile concessione.

Il rapporto tra l’universo femminile e la montagna è, del resto, complesso e una sua eventuale analisi scevra da emotività dovrebbe portarci indietro nel tempo, quando tra Ottocento e Novecento si fece largo anche su sfondi alpestri una visione della figura femminile gioiosa, naturale, senza problemi. Disinvolta, scanzonata e spesso chic. È quella che promana da certe copertine delle riviste fin de siècle e da quelle all’alba del rotocalco, nel primo ‘900.

La mostra “Le innamorevoli donne delle nevi” organizzata da Aldo Audisio e Silvio Saffiro nel 2012 presentava, appunto, cento cover girl coprendo un periodo che inizia nel 1886 e si arresta al 1949, con la crisi della copertina illustrata – meglio dire pittorica – alla quale subentrò quella fotografica. Ecco allora sfilare, analogamente a quello che è lecito fare oggi sul web, le Bellezze alpine in immagini che esaltavano appunto la bellezza coniugata alla giovinezza.

Quell’onda di frivolezza ed entusiasmi si arrestò bruscamente sul ciglio della prima Guerra Mondiale. Ma tutto poi è ripartito, perfino con più energia. Tanto che negli anni Venti la donna in montagna lasciò la gonna per indossare i pantaloni e subì l’ironia dei benpensanti come attesta Ninì Pietrasanta nel suo delizioso librino “Pellegrina delle Alpi”. Le donne sport attive diventarono le “Amazzoni bianche”, dal titolo di un film custodito negli archivi del Museomontagna. La didascalia della foto promozionale recitava, era il 1936: “Ci sono in Italia, grazie a Dio, ragazze veramente belle, ben costrutte e indiscutibilmente piacevoli a guardarsi”.

La vie Parisienne copia
La copertina del periodico “La vie parisienne”, 1914. Archivio Museomontagna, per gentile concessione.

Inutile negarlo. Queste ragazze ben “costrutte” (brutto termine, vero?) che arrampicano sono un piacere per gli occhi maschili nell’eleganza dei loro gesti, un’eleganza che tuttavia ormai non ha sesso. Il difetto sta forse nella lingua italiana. In inglese risulterebbero semplicemente dei climber, maschi o femmine che siano. C’è una punta di malizia machista nelle foto esibite sul blog? Ma no, l’erotismo è altrove, era nella gonnellina appena sollevata da un refolo di vento nella sciatrice anni Trenta della “Vie Parisienne” esposta al Museomontagna e che qui riproduciamo. Non certo nell’apparato muscolare e scheletrico di queste/i climber. Se il cerchio magico degli alpinisti non crea assurde chiusure, ci piacerebbe che Gogna blog continuasse a proporcele. Per quanto ormai la loro presenza succintamente vestite sulle pareti naturali o artificiali rappresenti, e per fortuna, la normalità e non l’eccezione. (Ser)

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