Eddy e Marco, alpinisti e amici per la pelle

Sosat logo“L’alpinismo classico è la passione della loro vita, una passione vissuta con purezza e stile straordinari. Amano la montagna e la interpretano a tutto tondo scrivendo, con il loro modo di salire alle vette, pagine memorabili e indimenticabili nella storia dell’alpinismo trentino”. Con queste parole la Società Operaia Alpinisti Tridentini (Sosat) premia con il “chiodo d’oro” i veterani Eddy Covi e Marco Pegoretti. Quale cordata giovane la Sosat consegna un analogo riconoscimento ad Aldo Mazzotti e Gianni Canale che rappresentano il futuro di un alpinismo “fatto di salite di prima grandezza e frequentazione della montagna con passione, nella modernità del tempo che viviamo, ma con mentalità e stile classici”. Una cerimonia suggestiva quella di giovedì 7 maggio, tra amici, come è nello stile del sodalizio trentino che dal 1998, in occasione del TrentoFilmfestival, fa incontrare nella storica sede di via Malpaga gli alpinisti di ieri e di oggi. Sono oltre 1000 le vie che Eddy e Marco hanno scalato insieme. La prima volta fu il 26 settembre 1980 sul diedro Martini alla cima delle Coste nella valle del Sarca; l’ultima, il primo maggio, la via del Cavaliere Blu a Padaro. Il loro modo di andare in montagna viene vissuto in intimità, come filosofia di vita e lontano dai riflettori. Sono una “grande cordata” che formatasi in giovane età, continua da 35 anni nel segno di una grande amicizia.

“Alla quarta decade del nostro alpinismo”, spiegano i veterani Eddy e Marco, “quando la passione per la montagna si raffina ma non si affievolisce rimane intatto il piacere di un passaggio risolto in libera lungo una bella via, la stretta di mano anche in vetta a una falesia, le infinite discussioni lungo il sentiero di ritorno sul destino dell’alpinismo (o sugli anni che rimangono per andare in pensione) senza per questo cadere nella retorica dei bei tempi andati. Perché ormai ognuno è consapevole che ogni stagione della vita ha i suoi frutti e che il più bel ricordo di tante avventure passate è mantenere viva la curiosità verso nuove esperienze future”.

Analogo riconoscimento a una “cordata del futuro”: ecco chi sono i premiati

  • Marco Pegoretti, ha 59 anni è di Trento, dipendente di Poste Italiane dove lavora sin da giovane, è un alpinista completo, con l’abilitazione alla professione di guida alpina. Dotato di una passione inestinguibile per la montagna in ogni sua espressione e stagione e di una longevità atletica fuori dal comune, ha iniziato ad arrampicare a metà degli anni settanta con gli scarponi rigidi e a praticare lo sci alpinismo. Ha vissuto la rivoluzione dell’arrampicata negli anni 80, l’avvento dell’arrampicata sportiva, le vie multipich e le vie di misto mantenendo però la sua predilezione per gli itinerari d’ambiente di alto ingaggio dove è importante, oltre all’aspetto tecnico, l’intuito e l’istinto per i grandi spazi della montagna. Carattere pragmatico e determinato ha sempre voluto vivere l’avventura in montagna in modo privato e riservato, svolgendo la sua attività alpinistica per motivazione personale e solo saltuariamente per ragioni professionali. Istruttore presso la scuola “Graffer” e animatore dei campeggi in Val d’Ambiez, è particolarmente legato alle montagne di casa il “suo” Monte Bondone, il Gruppo Brenta, dove i ricordi d’infanzia e una vita intera lo riportano continuamente.
  • Edoardo Eddy Covi ha 54 anni, di professione insegnate di lettere e filosofia al liceo Prati di Trento, da sempre alpinista. L’ambiente sosatino ha contribuito alla sua formazione alpinistica ed etica. “Sono cresciuto alpinisticamente alla Sosat – dice Covi – dove ho appreso la passione per l’alta montagna frequentando ancora ragazzo le gite sociali con i padri nobili della sezione (Franco – Ciancio Pedrotti, Dario Monsorno, Nino Baratto, Sergio Speranza), nel 1977 ho frequentato il corso primaverile della “Graffer” e quindi il corso di alta montagna della Sosat “Carlo Marchiodi”. Ho partecipato al “Gruppo Zoveni“ della Sosat dove ho gradualmente elevato il mio livello affinando poi la mia esperienza sulle grandi classiche dolomitiche. Covi è poi diventato istruttore della Scuola Graffer nel 1981 e dal 1984 INA. E’ riuscito anche durante gli studi universitari a praticare un alpinismo di alto livello su ogni terreno. Accademico del CAAI a 29 anni, docente di lettere e filosofia, per scelta ideologica ha sempre concepito la montagna come luogo di evasione e fruizione personale, del tutto alieno dalle polemiche o dalle luci della ribalta che talvolta la contraddistinguono.
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    Gianni e Aldo (provvisoriamente) in sosta.

    Gianni Canale, nato nel 1981, è laureato in Scienze Forestali presso l’Università di Padova. Esercita la libera professione nel settore. Nel 2009 ha coronato il suo grande sogno conseguendo il diploma di abilitazione alla professione di aspirante guida alpina. La grande passione per la montagna e l’amore per l’ambiente alpino gli sono stati trasmessi fin da piccolo dal nonno Amelio. Ha ripetuto numerose vie molto impegnative sulle Dolomiti e ha realizzato numerose nuove prime salite. Durante la stagione invernale si dedica all’arrampicata su ghiaccio e partecipa come atleta di livello agonistico alle gare di scialpinismo del prestigioso circuito Coppa Dolomiti. Il suo progetto per il futuro è quello di mettere alla prova le sue abilità alpinistiche con qualche esperienza extraeuropea.

  • Aldo Mazzotti ha 34 anni come Gianni. La grande passione per la montagna e l’ambiente alpino gli è stata trasmessa dai genitori. Dagli anni del liceo ha deciso così di praticare l’alpinismo a 360 gradi. Ha ripetuto numerose vie difficili nelle Dolomiti e realizzato su quelle pareti nuove vie. Nella stagione invernale fa il maestro di sci e pratica l’arrampicata su ghiaccio e lo sci alpinismo. Mazzotti dice: “Mi sto preparando a una avventura extraeuropea con il mio compagno di avventura di sempre Lillo, al secolo Gianni Canale”.

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