Borghi fantasma d’Italia: al primo posto Savogno

SAVOGNO
In Lombardia il borgo di Savogno è un luogo di grande bellezza. Per salire occorre percorrere una mulattiera con 2.886 scalini da infarto. Ph.Serafin/MountCity

C’è anche Savogno, “perla” misconosciuta della Lombardia all’inizio della Val Bregaglia, tra i 16 villaggi disabitati sparsi in giro per la Penisola presentati nella sezione “Viaggi” di Corriere.it. Un itinerario inconsueto tratto dal libro e reportage “Le belle addormentate” di Antonio Mocciola, che ripesca dall’oblio alcune mete suggestive, tra abitazioni decadenti e paesi spopolati. Savogno compare addirittura per prima nella carrellata d’immagini proposte dal sito del quotidiano nazionale. Il borgo è molto noto in Valtellina, ma meno nel resto d’Italia, perché l’unico modo per raggiungerlo è quello di percorrere una mulattiera con la bellezza di 2.886 scalini da infarto delimitata da alti muretti a secco, immersa in boschi di castagni e con piccoli appezzamenti un tempo coltivati a vigneto o a patate.

L’abitato più vicino è Borgonuovo di Piuro. Abbandonato nel 1967, il paesino è meta di escursionisti di preferenza in estate. Numerosi sono i turisti di nazionalità elvetica e tedesca che vi salgono entrando in Italia dal Maloja o dallo Spluga: tutta gente che delle grandi bellezze delle nostre Alpi Retiche ne sa ben più di noi italiani.

Il paese sorto su un solatìo e panoramico terrazzo soprastante le Cascate dell´Acquafraggia (Area Protetta) a quota 932 m è un esempio unico di architettura rurale spontanea con le case in pietra i loggiati in legno e i viottoli selciati. Già nel medioevo Savogno era un punto di transito da parte di chi si recava a Coira, capitale delle Tre Leghe Grigie. Il paese fu abitato sino agli anni ´60 in quanto importante punto di transito verso la Val di Lei, ma con il progressivo esodo verso i paesi della valle, divenne quasi disabitato. Dei 400 abitanti originali l´ultimo abbandonò il paese nel 1968. Savogno merita una visita anche per l’accogliente rifugio che in origine era la scuola elementare del paese (tel 0343 34699 – 392 6426238; Email: info@rifugiosavogno.it).

Savogno sullo sfondo Chiavenna
Un’altra veduta di Savogno. Sullo sfondo Chiavenna (SO). Ph. Serafin/MountCity

Qualche tempo fa era stato comunicato dalla stampa locale che stavano arrivando i primi finanziamenti per luna strada che dalla Val Chiavenna sarebbe salita a Savogno. Tutto tace, per fortuna, e la speranza è che non distruggano questo gioiello con strade inutili e costose. I villaggi di Savogno, Dasile e Corbia, privi di strade di accesso, si svelano solo a chi è appassionato di bellezze nascoste e coltiva il piacere delle cose uniche. Sono luoghi che meriterebbero una vacanza di almeno un mese, una pausa salutare per disintossicarsi.

Le case conservano l’aspetto caratteristico di un periodo arcaico, con stradine molto strette e ripide scale, quasi a tenersi vicine per non disperdere il calore durante i lunghi inverni, e ai crocicchi sono poste zampillanti fontane. Sono costruzioni di pietra, con ballatoi e lobbie in legno, esempi di architettura rurale e spontanea, tra cui spicca la Chiesa di San Bernardino, consacrata nel 1465, con una navata unica e due tele da ammirare: una bella Madonna del Rosario tra Sant’Antonio e san Bernardino di Francesco Prevosti e un Giudizio universale.

Il campanile del 1400 è in ottime condizioni. Sul versante di Savogno troviamo poi i famosi crotti, pertugi naturali dove tutto l’anno soffia una corrente d’aria, il “sorel”, a temperatura costante fra i 6-8 gradi sopra zero, sfruttati fin dai tempi remoti (i primi abitanti risalirebbero al 1200-1300) per la stagionatura dei formaggi e dei salumi e per tenere in fresco il vino.

Molte le guide esaurienti e dettagliate in cui ritrovare questi gioielli poco conosciuti: “Bregaglia. Le più belle escursioni” di Guido Lisignoli, “Valli segrete in Valtellina e Valchiavenna” a cura dell’Associazione ambientalista L’Umana dimora di Sondrio, “Ipotesi e cenni storici su Savogno in Valchiavenna” di Tarcisio Salice, la “Guida turistica della Provincia di Sondrio” di Mario Gianasso.

2 thoughts on “Borghi fantasma d’Italia: al primo posto Savogno

  • 18/05/2015 at 16:47
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    La montagna salvata dagli snob? Che stupenda idea e che bello appartenere a questa categoria!

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  • 16/05/2015 at 15:16
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    Be’, in effetti il post, molto efficace, mi ha fatto venire voglia di andare a visitare questi borghi abbandonati. Molto voglia… anzi ci andrò ben presto. Però, mio abile Roberto, quanto sei snob! E, a dire il vero, siete spesso un po’ snob tutti voi amanti “qualificati” della montagna…Trapela da ogni riga il fatto che ti rivolgi a quel pubblico esclusivo (per sensibilità, cultura e doti fisiche) che, vuole e può salire ardui sentieri per scoprire bellezze sgrete. Il solo che ha diritto di farlo: mica ci faranno una strada, in modo che ci possano andare tutti, anche la gente comune, quei volgaroni che la montagna la amano solo se non c’è da fare troppa fatica! Guarda che critico più il tono ( il sottaciuto) che il contenuto
    perchè in parte sono d’accordo: una strada dovrebbe fermarsi comunque lontano dal paese per non intaccarne il fascino. E, visto che i soldi scarseggiano, è più intelligente spenderli per la manutenzione, se no case e chiese cadranno a pezzi (a manutenzione e restauro non acenni: chi li fa?).

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