I Vigili del fuoco e gli “sconfinamenti” del Soccorso alpino

Logo Vigili del FuocoFra le note dolenti che costellano il dossier di Gogna blog sul Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) (Il soccorso alpino ha un’altra faccia? http://www.banff.it/il-soccorso-alpino-ha-unaltra-faccia/) emerge anche un’antica e mai sopita rivalità fra il Soccorso alpino del Cai e il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Lo conferma la pubblicazione di una lettera mandata il 16 febbraio dal sindacato autonomo CONAPO dei Vigili del Fuoco al Sottosegretario di Stato per l’Interno, al Capo dipartimento dei Vigili del fuoco del Soccorso pubblico e Difesa civile e ad altri enti.

Oggetto del documento e della vertenza, tuttora in mano ai legali a quanto ci informa il CONAPO, è la “illegittimità della convenzione stipulata tra la Regione Umbria e il Soccorso alpino e lo sconfinamento in materia di soccorso pubblico di competenza del Corpo nazionale dei vigili del fuoco”, con la richiesta di impugnare la convenzione per l’annullamento delle parti illegittime. Per saperne di più occorre attendere gli sviluppi del caso. I firmatari dell’esposto annunciano che sarà data tempestiva notizia sul sito internet.

La parola “sconfinamento” non ci fa però stare tranquilli come cittadini e come potenziali utenti dei soccorsi, da qualunque parte avvengano tali sconfinamenti. Ci ricorda pagine di cronaca giudiziaria, quando si parlava di “racket del caro estinto”, con i relativi agguati per aggiudicarsi le salme approfittando del dolore e dello smarrimento dei parenti. Capiterà, come altre volte è avvenuto, che due elicotteri intervengano per lo stesso infortunio, dove magari basterebbe un’autoambulanza? Pensieri che si cerca di rimuovere in attesa di un chiarimento tra i due contendenti. Dopotutto la montagna unisce, questo era lo slogan delle celebrazioni per i 150 anni del Cai da cui il Soccorso alpino dipende. O no?

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Un esempio significativo dell’impegno nella prevenzione dei Vigili del fuoco, qui durante una lezione con una scolaresca (ph. Serafin/MountCity)

La Regione Umbria, spiegano i Vigili del Fuoco nella lettera del loro sindacato autonomo, “ha inteso corrispondere al Soccorso alpino 750 mila euro (150 mila euro x anni 5) di soldi pubblici per l’attività di soccorso richiesta in virtù della convenzione (tra cui le attività di soccorso pubblico che sono di esclusiva pertinenza del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco)”.

Sovvenzioni a parte, a scavare un solco tra le due organizzazioni può probabilmente essere il fatto che il Cnsas, caso unico in Europa, dipende da un’associazione di volontariato e si affida a volontari, mentre il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco è formato esclusivamente da professionisti. E che professionisti! Il Corpo è tra i meno abituati alla retorica e all’autocelebrazione. Lascia che siano i fatti a parlare. Ma anche il modo dei pompieri di attuare i progetti di prevenzione mette in evidenza profonde differenze di vedute. E’ un settore, questo della prevenzione, in cui il Cai dovrebbe rappresentare un’eccellenza assoluta. Ma se si consulta il portale del Cnsas (www.cnsas.it), che percepisce finanziamenti pubblici per i soccorsi in montagna per circa 10 milioni di euro l’anno, ci si sorprende nel trovare una labile traccia, nemmeno aggiornata, delle iniziative di prevenzione degli incidenti in montagna. Iniziative che sembrano esaurirsi nelle sporadiche “giornate” dedicate al pur benemerito progetto “Sicuri in montagna”.

Diverso appare il rilievo dato alla prevenzione dal Corpo dei Vigili del fuoco. Basta consultare l’esauriente portale (http://www.vigilfuoco.it/), davvero ben fatto, dove si spiega che “la prevenzione è funzione di preminente interesse pubblico diretta a conseguire, secondo criteri applicativi uniformi sul territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell’ambiente attraverso la promozione, lo studio, la predisposizione e la sperimentazione di norme, misure, provvedimenti, accorgimenti e modi di azione…”.

Investire sulla gente, rendendola più informata, più autonoma, più intelligente dovrebbe essere un compito primario per organizzazioni che si occupano precipuamente della nostra sicurezza. “Obiettivo sicurezza” si chiama non a caso la rivista ufficiale dei Vigili del Fuoco, che si rivolge a tutti gli operatori nel settore della sicurezza e della difesa civile, al mondo scientifico e imprenditoriale, alle strutture territoriali dell’amministrazione e agli enti locali. La rivista pubblica articoli tecnici di esperti dei Vigili del Fuoco e riporta aggiornamenti delle norme italiane ed europee, non trascurando gli aspetti della formazione e dei suoi sviluppi. È arricchita da interviste a personalità del mondo politico ed istituzionale e da pagine sulla storia italiana e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. A quando, viene a questo punto da chiedersi, un corpo professionale di Vigili della montagna altamente specializzati e non sospettabili di “sconfinare” per interessi di bottega?

Leggi l’Esposto CONAPO del sindacato autonomo dei Vigili del fuoco sulla convenzione stipulata tra il Soccorso alpino e la Regione Umbria.

8 thoughts on “I Vigili del fuoco e gli “sconfinamenti” del Soccorso alpino

  • 22/11/2016 at 18:01
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    Finalmente un articolo che la dice tutta . Il Cnsas è una benemerita organizzazione indispensabile per il soccorso in montagna . Ma è fatta di volontari , che hanno i loro tempi di attesa e la loro preparazione ed il loro addestramento , sicuramente marginale rispetto ad un professionista . allora facciamo in modo che a occuparsoi delle emergenze siano dei professionisti e non dei volontari , il cui apporto va sempre apprezzato , ma ch4e sicuramente è marginale rispetto a quello di un professionista .

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  • 23/09/2015 at 19:02
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    L’alta specializzazione dei tecnici del CNSAS non va messa in discussione.
    Sembra, purtroppo, che persa la partita con la proteziine civile, adesso la guerra sia verso il CNSAS.
    No, amici, non mi pare giusto!

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  • 12/05/2015 at 17:24
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    Sig. Roberto, perdoni l’arroganza ma questo articolo mi pare perlomeno fazioso. chi frequenta la montagna o ha avuto bisogno sa come funzionano davvero le cose. il resto son solo marchette e giochetti per chi porta la cravatta…

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  • 12/05/2015 at 11:07
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    Ha ragione il gentile “amico”: sulla competenza e l’esperienza del Soccorso alpino non si discute. Come cittadino, blogger e socio del Cai sono invece curioso di sapere come si risolverà il conflitto d’interessi che emerge dalla documentazione pubblicata.

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    • 12/05/2015 at 20:01
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      Non mi è chiaro perché mai l’arrogante debba esser perdonato e il curioso messo in croce. Come socio Cai mi dichiaro curioso anch’io.

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      • 13/05/2015 at 08:21
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        a mio modo di vedere, curiosità è porre interrogativi, voler capire meglio, risolvere delle contraddizioni… non presentare come verità fattuale l’attacco di un sindacato (lo stesso che vorrebbe eliminare la componente volontaria del Corpo dei Vigili del Fuoco) gettando del fango su altri e facendolo passare come voce univoca dei VVF. Ma ripeto, non voglio di certo insegnarvi a fare il vostro lavoro e chiedo scusa per la mia irriverenza. p.s. sono anch’io iscritto cai ed i volontari del soccorso alpino mi hanno salvato la vita, e se non ci fossero stati loro… ciao!!! (e non ero sulla parete nord del cervino)

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  • 09/05/2015 at 05:51
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    …”se bastasse davvero un bel sito,
    per far prevenzione…” (E. Ramazzotti)

    Cavolo, Roberto… e si che qualcosa di montagna dovresti capirne: ne hai infilate di perle in questo articolo.

    1) convenzioni come quella dell’umbria ce ne sono attive in diverse altre regioni da decenni.

    2) La legge 74/2001 identifica nel cnsas l’organizzazione di riferimento per il servizio sanitario di emergenza/urgenza in montagna/grotta/terreno impervio.n (e quindi x la legge siamo a posto).

    3) quel sindacato -minoritario- è famoso per starnazzare quando si tratta di interventi in boschi pianeggianti e ameni prati in fior, ma tace regolarmente quando gli interventi sono veramente tosti (v. recupero del tedesco in baviera, dove l’italia ha inviato dei fetidi volontari speleo al posto dei superprofessionisti di stato. Domanda: perché? Risposta (facile): i primi sono capaci -e difatti l’hanno salvato, contro tutte le previsioni di tedeschi, svizzeri e anche qualche italiano soccorritore professionista da scrivania in distacco sindacale; i secondi, no. Non ne hanno né le capacità né l’esperienza.

    4) per fare soccorso in montagna/grotta/ecc bisogna prima di tutto saperci stare, in quegli ambienti. E sai benissimo anche tu che questo non si impara ai corsi, ma in anni di esperienza e pratica continua dell’attività. Prima ci deve essere l’alpinista -o lo speleo- e solo dopo fai il soccorritore. Cioè l’esatto contrario di quanto qualcuno nel cnvvf -per fortuna, loro e nostra, non tutti- si ostina a propinare.

    5) e concludo, è proprio per questo che a tutt’oggi i numeri degli interventi effettuati e risolti in montagna/grotta sono tutti dalla parte del cnsas, lasciando al resto le briciole. Questo per organizzazione, preparazione, presenza sul territorio, conoscenza e pratica continua dello stesso. Un patrimonio che nessun’altro ha con queste dimensioni.

    Migliorare si può sempre -e si deve- anche sulla pubblicità circa l’importanza della prevenzione, ma in fin dei conti in questo è lo stesso cai a dare una mano, attraverso un’altra sua struttura fondamentale: le sue scuole e i suoi istruttori, te compreso.
    Un saluto.

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