Il terremoto del Nepal e le macerie dell’alpinismo

Continua a tremare il Nepal, colpito il 12 maggio 2015 da un nuovo scossone, e tremano le coscienze degli alpinisti davanti alla carneficina (8150 morti, 17.860 feriti) che il terremoto del 25 aprile ha provocato nel loro adorato “paese delle nevi”. Come contribuire a portare aiuto ai tanti amici rimasti laggiù a piangere i loro morti? E come distribuire tende, cibo e medicine che vanno accumulandosi negli hangar dell’aeroporto di Kathmandu? I disastri naturali di questo tipo hanno un effetto catartico, si spera che contribuiscano a risolvere problemi che si trascinano da millenni. E una buona cura è anche parlarne. Meglio se nel rustico auditorium di Castel Firmian, sotto lo sguardo severo del padrone di casa Reinhold Messner, confortati dai pareri di una scelta pattuglia di alpinisti “a conoscenza dei fatti”.

Distribuzione viveri
Distribuzione di viveri ai terremotati. In alto sopra il titolo Reinhold Messner al convegno sul tema “Il diritto di andare, il dovere di aiutare” (ph. Serafin/MountCity)

L’occasione è stata offerta dalla conferenza di domenica 10 maggio della serie “Quo climbis”, uno strano latinorum che, tradotto in italiano maccheronico vorrebbe forse dire “che cosa scali per fare?”. Dove tra scalatori ci si è ripetuto quanto già si sapeva: molte valli restano isolate, in molte zone sono stati distrutti dal sisma i versanti delle montagne e i terrazzamenti secolari, enormi sono i problemi anche per la produzione agricola oltre che per le vie di comunicazione (David Norton).

Una delle attività più utili in questa fase sarebbe quella di usare i pochi elicotteri privati disponibili in Nepal per portare aiuti nelle tante zone periferiche (Simone Moro, alpinista ed elicotterista). Con piacere si è ascoltata l’esperienza del trentino Mario Corradini e della sua piccola associazione “Ciao Namastè” e poi quella di Fausto De Stefani che ha costruito una scuola antisismica diventata un presidio sanitario e di accoglienza. Il francese Anselme Baud, andando fuori tema, ha spiegato come le agenzie internazionali che organizzano le spedizioni commerciali all’Everest non promuovono la formazione dei loro collaboratori e preferiscono assumere sherpa con pochi diritti. Franco Perlotto sulla scorta della sua esperienza venticinquennale nella cooperazione internazionale ha chiarito che l’azione dei singoli non basta, serve una dimensione politica anche su scala internazionale. Marco Berti ha proposto di creare un team di alpinisti, una specie di unità di crisi, pronto a partire per situazioni di emergenza. Si è parlato di una mappatura, per ora inesistente, di molte aree. Alla fine si è fatto tardi e, sollecitato da Messner, è arrivato il rompete le righe.

Ma se il lavoro di scavo nelle macerie della propria coscienza alpinistica non sembra produrre risultati incoraggianti, forse era ed è il caso si ascoltare anche chi sul fronte del Nepal ha contatti quotidiani per motivi di lavoro. Daniele Tonani, titolare a Milano di Focus Himalaya Travel, si dice favorevole a singoli interventi mirati e in questi giorni collabora al progetto in tre fasi coordinato sul posto dall’agenzia Trekking Experts per la ricostruzione di Healing Haku, nel Langtang, a nord di Kathmandu, una delle zone maggiormente colpite.

Distribuzione cibo
La selezione del materiale di prima necessità.

“Nel nostro piccolo”, spiega Tonani, “e con l’aiuto di Geologos sin Fronteras-Italia ONLUS (www.gsfonlus.org), con cui collaboriamo da anni per i nostri itinerari di turismo sostenibile, vorremmo portare un aiuto tangibile direttamente sul posto fornendo fin da subito materiale di prima necessità (per esempio filtri per l’acqua potabile).
 In un secondo momento vorremmo pensare a un progetto di approvvigionamento idrico, seguendo le indicazioni della comunità e delle autorità locali, che identificheremo recandoci sul posto tra settembre e ottobre.
 Io stesso ho proposto un microcredito destinato alle famiglie con un interesse nominale bassissimo”.

Attenendosi alla filosofia secondo cui il piccolo è meglio del grande, l’importante secondo Tonani è individuare e attuare interventi mirati a migliorare lo standard di vita di piccoli villaggi lontani da Kathmandu dove difficilmente le grandi organizzazioni arriveranno.
 Ma l’imperativo categorico è adesso quello di ristabilire i flussi turistici verso un paese che offre risorse naturali intatte. E’ il modo migliore per contribuire alla ricostruzione di una comunità che vive soprattutto di turismo.

Peccato che una mappa delle tante oasi rimaste aperte al turismo sia impossibile da realizzare senza fare torto a quella parte del Nepal che più ha sofferto. Per avere un quadro definitivo occorrerà dunque aspettare il prossimo autunno. Intanto l’importante per fare arrivare dove servono le tende, il cibo, le medicine, gli indumenti già acquisiti con le prime raccolte di fondi occorre affidarsi sul territorio a persone di fiducia in grado di non tradire le attese della gente e di chi con tanto trasporto si preoccupa nel mondo di aiutarla.

Progetto healing Haku

Come aiutarli

Focus Himalaya Travel invita gli amici a inviare un contributo alle seguenti coordinate bancarie: 
Banca di Intesa / San Paolo
Via Coni Zugna 62, Milano. IBAN IT71 S030 6909 4576 1531 0036 249. 
A favore di: Focus World Services srl. 
Riferimento: TERREMOTO NEPAL, NOME COGNOME E EMAIL. 
Chi contribuirà verrà aggiornato sulla raccolta dei fondi, sui progetti e sullo stato di avanzamento dei lavori.


 

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