Settimana bianca da incubo. Sugli schermi si abbatte “per forza maggiore” una valanga di sensi di colpa

Forza maggiore, valanga
Valanga in vista. Tutto sotto controllo?

Valanga! Meglio tagliare la corda, essere altrove. Che cosa ha terrorizzato di più gli abitanti dei paesi alpini se non la subdola, imprevedibile, violenta valanga? Il regista svedese Ruben Ostlund prova nel film “Forza maggiore” a raccontare anche la devastazione che questa “strega in bianco” può provocare nella psiche, specie se, come nella fattispecie, l’incubo di essere trascinati via fa emergere altri disagi. Questo film di svedese cupezza, che descrive la settimana bianca di una famigliola (padre, madre e due figli piccoli) nelle Alpi francesi come un incubo, è stato presentato senza lasciare traccia al TrentoFilmfestival, ma nei grandi circuiti ha circolato abbastanza e critici illustri come Roberto Escobar nell’inserto domenicale del “Sole 24 Ore” gli hanno dedicato giudizi non del tutto negativi.

E la valanga? Mentre siedono ai tavoli all’aperto di un ristorante panoramico, una slavina si dirige a grande velocità verso la famigliola in vacanza e pare destinata a travolgerli. “Tutto sotto controllo” assicura il padre. Ma all’avvicinarsi del polverone il suo istinto è quello di mettersi in salvo il più in fretta possibile prendendo con se i guanti e l’immancabile smart phone, mentre l’istinto della madre è quello di proteggere i figli ed eventualmente morire con loro. Per fortuna, la valanga si arresta a debita distanza e i quattro, riemersi dal polverone, riprendono il tran tran vacanziero.

Qualcosa però nella coppia si è incrinato. Sulle prime il padre nega di essere fuggito ma la sua spudorata bugia si rivela una disperata difesa che la moglie non sembra giustificare.

Disperazione
Effetti collaterali della “strega in bianco”…

Il soggetto poggia su un dato statistico. Si è infatti osservato un incremento dei divorzi nelle coppie sopravvissute a un’esperienza fortemente drammatica (un dirottamento o uno tsunami, per esempio). Anche qui il virus che colpisce i coniugi sembra inarrestabile. E non giova, per ristabilire uno straccio di armonia, lo scenario in cui si svolge la settimana bianca a giudicare dagli esterni che descrivono un non luogo con le cabine automatizzate degli impianti immerse nella nevicata fra cupi brontolii e stridii di ferraglia, i cannoni per la bonifica dei pendii che sparano botti improvvisi e impressionanti a tutte le ore del giorno e della notte, l’andirivieni notturno dei battipista, gli oscuri silos sotterranei dove si ripongono sci e calzature. Anche l’albergo, pur confortevole, è anonimo come si conviene a una cittadella dello sci: una struttura che sembra imprigionare la coppia con i suoi cattivi pensieri più che metterla a suo agio.

Né conforta vedere i malinconici bambini della coppia prestare più interesse a schermi touch e droni giocattolo che alle meraviglie della montagna innevata. Insomma, se voleva dissuaderci dal prenotare una settimana bianca, questo Ruben Ostlund ci è riuscito benissimo. Il grande schermo riflette in questo caso con molta precisione l’immagine di una montagna addomesticata e quasi sterilizzata, dove tuttavia la natura continua a mostrare imperiosamente il suo volto. Un bel motivo di riflessione per chiunque in ogni stagione ami la montagna.

Guarda il trailer: http://www.mymovies.it/film/2014/turist/trailer/

Commenta la notizia.