Voglia di “PEACE”, il parco d’Europa

logoMWItaliaMountain Wilderness si sta muovendo per promuovere la nascita del più grande parco d’Europa, nel cuore delle Alpi Centrali, con il progetto PEACE (Parco Europeo Alpi Centrali). 
Per l’estate 2015 una serie di eventi sono articolati intorno a un trekking internazionale con i seguenti obiettivi: bloccare o neutralizzare gli effetti negativi dello smembramento del parco nazionale dello Stelvio in tre spezzoni che lo dequalificano a un insieme di parchi regionali; rilanciare, con urgenza, le funzioni prioritarie del parco: conservazione della biodiversità, del paesaggio e promozione concreta di uno sviluppo compatibile, sostenibile e durevole delle popolazioni locali.

Il parco nazionale dello Stelvio, spiega un comunicato di MW, è stato istituito nel 1935 con il sostegno del CAI e del Touring Club. E’ il parco alpino più vasto delle Alpi, oltre 130.000 ettari, il più ricco di biodiversità dell’intera Europa. Un patrimonio mondiale di cultura, risorse, paesaggio. Non va per altro dimenticato che nacque sull’onda di un arrogante e ottuso nazionalismo che allora arrivò perfino a cambiare i nomi di tutti i paesi del Sudtirol.

Questo spiega – ma solo in parte – perché ancora oggi il parco venga considerato in Alto Adige come una imposizione “imperialista” del governo di Roma. E’ dal 1951 che la SVP discute su come ridurre i confini del parco all’interno del suo territorio. Si sono provate petizioni e mozioni, tese anche alla radicale cancellazione del Parco stesso. Si è provata la via giudiziaria per sostenere l’illegittimità della legge istitutiva del 24 aprile 1935: la Corte Costituzionale ne ha rigettato le istanze.

Alex Langer
Un’idea a lungo coltivata da Alex Langer.

A partire dal 2010 la SVP ha alzato il tiro e con una serie di disinvolti accordi politici nazionali – prima con il centrodestra e oggi con il PD – è riuscita a infliggere al parco il colpo definitivo, dopo averne di fatto boicottato per anni il funzionamento con l’inerzia (complice, secondo MW) del Ministero dell’Ambiente. 
Per uscire da questo immobilismo fin dal 1971 Italia Nostra e il CAI avevano proposto per lo Stelvio l’istituzione di un parco dell’Europa. Negli anni ’90 Mountain Wilderness, sostenuta dalla intelligenza visionaria di Alessandro Langer, rilanciava la proposta del parco PEACE (parco dell’Europa Centrale, il parco della pace, comprendente anche l’Adamello, la Presanella, le Orobie e l’Engadina) per consolidare, attraverso la difesa della natura e della biodiversità, nuovi contenuti nei rapporti fra stati, un nuovo modo per superare i confini amministrativi, un nuovo modo per ritrovare sentieri di pacificazione transfrontaliera.

  1. Un parco bloccato. In questi lunghi anni di immobilismo il parco non ha potuto esprimere le sue potenzialità, né sul piano dell’offerta promozionale, né sulla proposta culturale, tantomeno conservazionistica. Un parco privato di questi valori non può nemmeno offrire occasioni di sviluppo e valide risposte in termini di lavoro eco-compatibile alle popolazioni locali. Evitando un suo radicamento nel territorio si è voluto depotenziare l’ente parco di ogni credibilità associandolo solo all’ imposizione di vincoli, lacci e laccioli. Nel frattempo in aree particolarmente sensibili del parco si sono attuati scandalosi progetti di distruzione ambientale. Progetti insostenibili anche dal punto di vista economico: la grande pista della discesa libera dei mondiali di Bormio 2005, (oggi i paesi della Valtellina sono ancora costretti a pagare debiti contratti per l’appuntamento dell’ordine di decine di milioni di euro), la f univia della valle della Mite in Trentino che raggiunge quota 3000 ed altre pesanti infrastrutturazioni, imposte dalla politica ed in piena contraddizione con gli obiettivi strategici di un’area protetta.
  2. L’azione dell’ambientalismo per evitare lo smembramento. Le norme di attuazione discusse in questi mesi prevedono di fatto lo smembramento del parco in tre ambiti. Ognuno di questi ambiti costruirà il suo piano di gestione e organizzerà la sorveglianza. L’intera gestione amministrativa sarà autonoma e il finanziamento ricadrà sulle spalle delle due province, Trento e Bolzano(oltre 5 milioni di euro l’anno). La Regione Lombardia, ormai assente da ogni attenzione verso le politiche conservazionistiche del territorio e lo sviluppo sostenibile delle aree montane, si ritrova così a subire l’assistenzialismo delle due autonomie confinanti e viene di fatto privata di ogni responsabilità di governo nella gestione di un territorio strategico.
    Strada Ables
    La strada dell’Ables recentemente restaurata dagli alpini (ph. Serafin/MountCity)

    Le associazioni ambientalistiche nazionali (CIPRA, CAI, Italia Nostra, Mountain Wilderness, WWF, Legambiente, LIPU, Touring Club, Pro Natura, FAI, ENPA, EPPAA) hanno provato in più occasioni a rilanciare i valori e la mission di un’area protetta, chiedendo l’inserimento nel Coordinamento nazionale dell’ambientalismo e del mondo scientifico, il varo di un unico piano del parco, la sorveglianza affidata ad un unico corpo, il rilancio del ruolo del Ministero dell’ambiente quale garante della unitarietà del parco, la necessità di investire in organismi di gestione certi, dotati di Presidenza, di un direttore, di una segreteria operativa. La caparbietà della SVP e il disinteresse di tutti gli altri schieramenti politici hanno impedito anche questi passaggi di mediazione.

  3. Le proposte delle associazioni. Le associazioni ambientalistiche nazionali e locali fin dal 2010 hanno sostenuto una intensa azione di critica e di proposta verso quanto stava avvenendo al Parco nazionale dello Stelvio. Si sono ricordate una lunga serie di norme nazionali che dovevano prevedere come al parco nazionale dello Stelvio fosse doveroso conservare una configurazione unitaria attraverso una sequenza di proposte che qualora accettate avrebbero evitato ogni conflitto e portato l’ente parco a nuova vita.
  4. Oltre il nazionalismo: che cosa si intende veramente fare del parco? Nel sostenere lo spezzatino operativo del parco si è fatto leva sulle pulsioni di uno sciovinismo emotivo al fine di offuscare le vere ragioni di tale scelta. Ragioni che sono prettamente materiali e speculative. Non è un caso che le norme di attuazione prevedano esplicitamente la modifica dei confini. L’Alto Adige Sudtirol sostiene tali modifiche per permettere la caccia al cervo fino ad alta quota, per rendere possibile lo sviluppo delle colture dei piccoli frutti e l’ampliamento delle aree sciabili in val Martello. Da anni poi ai piedi del Passo dello Stelvio diverse imprese chiedono lo sfruttamento dell’ambito fluviale per ricavarne preziose sabbie da inviare nei cementifici locali. In Lombardia invece ci si vede liberati dal peso ingombrante di un parco nazionale: la riduzione dell’area protetta alla Valtellina e alla valle Camonica equivarrà ad un miniparco regionale che finirebbe dimenticato dalla Regione come avvenuto per l’insieme del territorio protetto lombardo.
  5. Anche altri parchi nazionali saranno a rischio smembramento. Va evidenziata un’altra emergenza, strettamente legata a quanto accade al parco Nazionale dello Stelvio. Se il disegno SVP – PD dovesse avere successo, un simile esempio negativo verrebbe immediatamente esportato nel Parco del Gran Paradiso che vive analoghi conflitti istituzionali e di gestione. Si corre il rischio che il più antico parco italiano, 1922 venga spezzato in due fra Val d’Aosta e Piemonte. E a questo punto sarebbe quasi inevitabile portare questa situazione in ogni ambito di difficoltà amministrativa, nel parco d’Abruzzo, nei Sibillini. Mentre in Europa si attuano politiche di unione e connessione fra aree protette, in Italia, unico paese al mondo, si smembra quanto intelligenze scientifiche e politiche avevano unito nel passato, si ripropongono assurdi confini, si evitano politiche conservazionistiche e si rinuncia a fornire ad un territorio fragile riposte basate sulla qualità che offrano lavori e innovazione alle vallate alpine.
  6. Le peculiarità. Il parco nazionale dello Stelvio non casualmente è composto da un’unica vasta area SIC. Questo grazie al valore di incredibili ghiacciai, è infatti uno dei più importanti serbatoi di acqua delle Alpi. Ma non vi è solo ghiaccio, non vi sono solo cascate indimenticabili, corsi d’acqua che di ora in ora durante le estati modificano considerevolmente la loro portata. Vi sono torbiere fino in alta quota, foreste uniche come i cimbreti centenari di Solda, come i larici della scalinata del Saent, come la foresta del Sebel e ancora la cembreta di val Martello, gli ontani in val di Rabbi (alnetum incanae), pascoli estesi che offrono paesaggi di incanto. Fra la fauna è utile ricordare come proprio in questi mesi sia avvenuta la prima nascita in libertà di un piccolo Gipeto, dopo innumerevoli rilasci di questo grande rapace. Da pochissimi anni nel parco sono arrivati predatori che erano scomparsi, il lupo e la lince. Non possiamo dimenticare la facilità con la quale si incontrano, grazie al divieto di caccia, caprioli, cervi, camosci, marmotte e lepri, aquile e varie specie di falchi. Ma a noi sono rimaste impresse le emozioni che ci ha trasmesso il grande giornalista trentino, Aldo Gorfer, il cantore delle montagne e delle sue genti, nel libro del 1971 “Gli eredi della solitudine”. A proposito della Val Martello scriveva: “I luoghi ed i nomi imposti ai luoghi danno la misura della discreta antropizzazione che non si arresta nelle alte radure dei massi, ma coinvolge la montagna del deserto nivale. Si tratta di una storia umile perché i suoi protagonisti non sono le date e le guerre, né i potenti, né le città: ma povera gente, disperata, la cui economia era appesa alla bontà o meno del corso del tempo, ieri come oggi. E’ sempre stato così. E’ per questo che la storia della colonizzazione delle montagne ha il fascino misterioso del cosmo…Vi si ritrovano la secolare vicenda dei masi, l’accanimento epico della lotta per la sopravvivenza e l’avvicendarsi delle generazioni, ognuna delle quali ha ricevuto e trasmesso qualcosa di suo…”
Parco Stelvio
Magie della Val Zebrù (ph. Serafin/MountCity)

Il programma delle manifestazioni

18/19 luglio. Con la collaborazione del Club Alpino Accademico Italiano e delle guide alpine locali. Rifugio Segantini in val Nambrone ( Presanella): incontro di alpinisti giovani e meno giovani sulle pareti granitiche che circondano il rifugio. Meeting di arrampicata TRAD per riscoprire il fascino di scalate compiute utilizzando solo (o principalmente) protezioni mobili. Discussione serale sul significato emblematico di tali pratiche. Il giorno successivo alcuni personaggi famosi dell’alpinismo europeo introdurranno numerosi ragazzi delle scuole medie ai segreti delle tecniche base di progressione su roccia in “stile Mountain Wilderness”.

20 luglio. Con la collaborazione di Italia Nostra. Val di Rabbi. Partenza del trekking di sei giorni. Verranno percorse le valli più incontaminate e affascinanti del parco dello Stelvio e si pernotterà nei rifugi Dorigoni, Corsi, Hintergrat, Franzenshohe, Garni Santa Maria. Costo approssimativo 350 euro. Chi si iscrive dovrà lasciare una caparra di 100 euro a valere sulla prenotazione dei rifugi e i costi dell’assicurazione. Ramponi e piccozze non necessari. Le singole tappe non supereranno mai le cinque ore di marcia su sentieri. Per ragioni logistiche i partecipanti non potranno essere più di venti. Le iscrizioni si chiudono il 15 giugno. Un secondo gruppo di escursionisti raggiungerà il primo, lungo il percorso, provenendo dall’Alto Adige. Arrivo a Bormio in coincidenza con la conclusione del Festival della Montagna, dove i partecipanti italiani incontreranno i soci di Mountain Wilderness provenienti dall’Engadina. Rientro alla base di partenza organizzato da Mountain Wilderness. Durante la settimana del trekking alcuni dirigenti di Mountain Wilderness si staccheranno dal gruppo per andare a incontrare i rappresentanti delle amministrazioni dei comuni alto-atesini e il presidente del parco attuale.

http://www.mountainwilderness.it/html/home.php

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