Nives e Ninì, due “divine” dell’alpinismo, si contendono la ribalta allo Spazio Oberdan. Grazie al TrentoFilmfestival

Nives
Nives Meroi (ph.Serafin/MountCity)

Alle “divine” della lirica i fan staccavano in segno di giubilo i cavalli dalla carrozza al loro arrivo alla Scala. La categoria delle “divine” non esiste nell’alpinismo, ma innegabile è l’attesa per due star come Nives Meroi e Ninì Pietrasanta allo Spazio Oberdan di Milano (viale Vittorio Veneto 2, ingr. 7 euro) dove da lunedì 18 a domenica 24 maggio si replica in parte il recente TrentoFilmfestival. Le stelle di Nives e Ninì brillano nel firmamento dell’alpinismo non solo per le eccezionali imprese, ma per la classe e la capacità con cui entrambe si esprimono in libri e documentari.

Nives Meroi presenta a Milano martedì 19 alle ore 19 il suo nuovo libro “Non ti farò aspettare” (Rizzoli). Di Ninì Pietrasanta spentasi nel 2000 scorrono invece le immagini giovedì 21 alle 21 del bellissimo film di montaggio “Ninì” che Gigi Giustiniani le ha dedicato con Raffaele Rezzonico, Genziana d’oro a Trento quale migliore film di alpinismo.

Entrambe, Nives e Ninì, sono o sono state a loro modo primedonne in epoche diverse entrando nel ristretto universo delle grandi alpiniste, in un caso e nell’altro legate a fuoriclasse dell’alpinismo che hanno sposato: il tarvisiano Romano Benet per Nives, il torinese Gabriele Boccalatte per Ninì. Entrambe hanno diviso con i loro uomini momenti di gloria e di amarezza, come vedremo.

Non è alla prima esperienza letteraria Nives Meroi, bergamasca di nascita e tarvisiana di adozione che con il marito Romano Benet vanta un primato incontestabile. Sono infatti la coppia al mondo con il maggior numero di ottomila saliti: Nanga Parbat (8125 m -1998), Shisha Pangma (8046 m -1999), Cho-Oyu (8202 m- 1999). Nel 2003, in soli venti giorni salgono Gasherbrum II (8035 m), Gasherbrum I (8068 m) e Broad Peak (8047 m), seconda cordata al mondo ad aver realizzato un’impresa simile e Nives prima donna in assoluto nella storia dell’alpinismo. Lhotse (8516 m – 2004), Dhaulagiri (8164 m – 2006), K2 (8611 m – 2006), Everest (8850 m – 2007) e Manaslu (8163 m – 2008) e ora il Kangchenjunga (8586 m) completano l’elenco.

La corsa di Nives agli ottomila si è interrotta quando Romano, alpinista himalayano di eccellenza e uomo di grande forza interiore, è stato colpito da una rara malattia. “Aplasia midollare severa” la diagnosi. In pratica il suo corpo non produceva più midollo, globuli rossi e piastrine. Per curare Romano fino alla completa guarigione, Nives si è ritirata dalle scene dell’alpinismo e ha lasciato che altre alpiniste concorrenti completassero la collezione di ottomila in cui si era strenuamente impegnata.

Pietrasanta (1909-2000)
Ninì Pietrasanta (1909-2000). Arch. Lorenzo Boccalatte.

Curiosamente anche Ninì fu costretta a prendersi cura di Gabriele, che sarebbe morto per un incidente in montagna nel 1938, due anni dopo il matrimonio e un anno dopo avere messo al mondo il figlioletto Lorenzo. Nel volume di racconti di ascensione “Piccole e grandi ore alpine”, Boccalatte riporta in questi termini il suo primo incontro con quella scatenata ragazza milanese: “Sono ferito al capo. Non essendoci il necessario per la disinfezione della ferita, scendo a Montenvers con (Giusto) Gervasutti, alla ricerca di un dottore. Sono leggermente stordito. Al Montenvers trovo invece la signorina Pietrasanta, infermiera, che subito mi fa salire in camera sua e mi disinfetta molto bene le ferite. Mi sento un po’ meglio”.

La stessa vicenda, come puntualmente racconta lo storico Stefano Morosini alla voce “Pietrasanta, Ninì” sull’Enciclopedia Treccani, è descritta dalla stessa Ninì in un’intervista del 1992: “Lo avevo conosciuto qualche giorno prima. Quel giorno ero al Montenvers, lui è arrivato e mi ha chiesto di medicarlo. Io gli fasciavo la testa, e intanto gli accarezzavo i capelli perché mi piaceva, quel ragazzo”.

Socia benemerita della Sezione di Milano del Cai a cui si iscrisse a vent’anni, Ninì a Milano gioca in casa. E c’è da aspettarsi che idealmente siano in tanti gli appassionati di alpinismo disposti a staccare i cavalli dalla carrozza su cui Ninì e Gabriele stanno compiendo il loro viaggio senza ritorno.

Giustiniani
Gigi Giustiniani sulle tracce della leggendaria Ninì (ph. R.Serafin/MountCity)

Più di venti film, quasi tutti in anteprima per Milano

La rassegna in programma allo Spazio Oberdan dal 18 al 24 maggio a cura della Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con TrentoFilmfestival e AltriSpazi è frutto di una selezione dei film presentati alla sessantatreesima edizione del festival trentino, realizzata in accordo con il direttore Luana Bisesti e il responsabile del programma cinematografico Sergio Fant. Fra corti e lungometraggi, si tratta di oltre venti opere, molte delle quali italiane e quasi tutte in anteprima per Milano.

Sette i titoli provenienti dalla sezione “Concorso internazionale” del TrentoFilmfestival, nei quali il tema della montagna è affrontato secondo diverse chiavi di lettura. Fra questi, è da segnalare innanzitutto il film che inaugura la rassegna, “Alberi che camminano”, poetica riflessione sul ruolo e il valore simbolico del legno, dalle montagne del Trentino ai porti del Mediterraneo, realizzato da Mattia Colombo su soggetto e sceneggiatura di Erri De Luca, presente come voce narrante e anche come personaggio, al pari di Mauro Corona.

Da ricordare quindi quattro lungometraggi dedicati alla tradizione alpinistica ma che vanno ben oltre la pura documentazione sportiva: “Ninì”, fresco vincitore della prestigiosa Genziana d’Oro per il miglior film di alpinismo, che fa rivivere attraverso la rielaborazione di straordinario materiale fotografico e diaristico le scalate e la storia d’amore fra Gabriele Boccalatte e Ninì Pietrasanta; “Killer Slope”, il dietro le quinte di una controversa spedizione commerciale in Himalaya, dove il destino degli scalatori e degli sherpa sono nelle mani dei tour operator dell’estremo; “Jeff Lowe’s Metanoia”, ritratto del leggendario alpinista americano Jeff Lowe che dopo tante vittoriose imprese e altrettante sventure è alle prese con la sua sfida più grande, una malattia neurovegetativa; “Valley Uprising”, Genziana d’Oro 2015 per il miglior film di esplorazione, che celebra l’epopea della valle di Yosemite, scoperta dai pionieri del climbing negli anni ’60 e scenario nel gennaio scorso dell’impresa di Tommy Caldwell e Kevin Jorgensen, capaci di completare la prima salita libera del Dawn Wall su El Capitan. E ancora “Fishtail”, racconto della vita in un ranch oggi, impreziosito dalla voce e dalle canzoni di Harry Dean Stanton, e il bellissimo cortometraggio italiano “Eyelid”, che documenta, con aperture visionarie, il progetto dello studio di architettura torinese Cliostraat per un avveniristico rifugio sul monte Elbrus, vetta più alta della Russia, sviluppo del modello proposto con il rivoluzionario Bivacco Gervasutti sul Monte Bianco.

Dalla sezione “Alp&Ism” del festival sono in rassegna: “Grimpeurs”, che attraverso interviste a testimoni e protagonisti ricostruisce nei particolari la celebre tragedia del 1961 al Pilone Centrale del Freney sul Monte Bianco; “Perdutamente Cerro Torre”, che dal tragico tentativo di Cesare Maestri e Toni Egger, fino all’impresa di Casimiro Ferrari, ripercorre la storia di una delle montagne più controverse dell’alpinismo mondiale; “The Frozen Titans”, racconto di un’impossibile scalata sul ghiaccio nel cuore delle montagne rocciose; “Déjame vivir”, su tre imprese europee dello skyrunner catalano Kilian Jornet (i nuovi record di ascesa al Monte Bianco e al Cervino e il tentativo sfumato sull’Elbrus); “Africa Fusion”, con Alex Honnold per la prima volta alle prese con le pareti africane.

63° TRENTO FILM FESTIVALMontagna / Società / Cinema / Letteratura
Mauro Corona al Trentofilmfestival (arch. Trentofilmf.)

Proveniente dalla sezione “Terre Alte” del TrentoFilmfestival, dedicata a storie e protagonisti da conoscere per capire meglio il valore della montagna nella nostra vita presente e futura, un solo titolo ma davvero prezioso, l’italiano “With Real Stars above My Head”, racconto in prima persona di Alfredo Covelli che, scopertosi gravemente malato, si mette in viaggio verso il nord dell’India per finire ospitato in un monastero di suore buddiste con le quali sviluppa un profondo rapporto di conoscenza reciproca.

Oltre ad alcuni cortometraggi – “Klang der Stille” e Always above Us” (cosa si prova quando si è investiti da una valanga?), “Suffertest 2” (viaggio in bicicletta di Alex Honnold e Cedar Wright verso la riserva Navajo nella regione dei Four Corners), “Muerte Blanca” (45 soldati cileni uccisi nel 2005 da una tempesta di neve), “Petit bus rouge” (irriverenti acrobati giramondo attraversano l’Europa a bordo del loro “piccolo bus rosso”) -, ricordiamo infine alcuni preziosi eventi speciali. Prima di tutto l’edizione restaurata dalla Cineteca Italiana di “Senza sole, né luna”, rarissimo film di finzione del 1963, con un giovanissimo Lando Buzzanca, che racconta la condizione dei minatori che portarono a termine l’eccezionale impresa del traforo del Monte Bianco, inaugurato 50 anni fa, il 16 luglio 1965; quindi un altro titolo proposto dalla Cineteca, il cortometraggio muto del 1925 “Tra le nevi eterne”, opera di eccezionale qualità estetica sull’escursione di alcuni alpinisti nella zona del monte Ost fino alla valle del Reno; ancora, il documentario “Qui”, in cui Daniele Gaglianone, attraverso dieci ritratti fatti di parole e silenzi, indaga sull’identità dei valsusini che da 25 anni si oppongono con tenacia al progetto TAV Torino-Lione. Infine, l’anteprima di “Animali nella Grande Guerra”, l’ultimo documentario di Folco Quilici, presente in sala, dedicato al ruolo fondamentale che, accanto agli uomini, muli, buoi, cani, cavalli, maiali, piccioni ebbero nella Prima guerra mondiale.

Altre informazioni sulla rassegna allo Spazio Oberdan: http://oberdan.cinetecamilano.it/eventi/vi-edizione-trento-film-festival-a-milano/

Per saperne di più di Nives Meroi: http://www.nivesmeroi.it/news_7.html

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