Sorrentino sciupa la grande bellezza della montagna

Youth

E’ il Berghotel Sanatorium Schatzalp (ex sanatorio Berghof) di Davos (Svizzera) della “Montagna incantata” di Thomas Mann quello in cui è ambientato il film “Youth” di Paolo Sorrentino. Dunque la montagna come luogo dove sanare le ferite della vita, dove trascorrere il tempo quando si è con un piede nella fossa e si conversa in continuazione delle proprie minzioni rese problematiche dall’ipertrofia prostatica.

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Scatzalp a Davos, set del film.

Lo stereotipo della vecchiaia che Sorrentino mette in scena sullo sfondo di montagne altrettanto stereotipate, rimanda a una Svizzera da Tartarino con le cime ancora ammantate di neve e i grandi alberghi pieni di sfaccendati. Le mucche al pascolo, con i loro campanacci, risvegliano incredibilmente i sopiti ardori musicali di Michael Caine, direttore d’orchestra in pensione che ha abbandonato la professione nonostante la regina Elisabetta gli chieda di dirigere la sua opera più famosa. Non sapendo bene cosa fare, lui si limita a trascorrere le giornate nelle spa dell’albergo con un amico d’infanzia, di professione regista (Harvey Keitel), che sta scrivendo il suo film testamento.

In questa squallida fumettata c’è anche, chissà perché, un omaggio a Maradona, interpretato da un attore obeso, sempre assorto in un malinconico silenzio. Una macchietta patetica che non contribuisce a sollevare il morale fra queste improbabili oasi di pace: tra le quali si aggira anche un mattoide che si professa guida alpina dicendo cose insensate.

Chi manifestava qualche dubbio sull’effettivo valore del premiatissimo film “La grande bellezza” di Sorrentino ora ha la certezza che il regista è stato sopravvalutato. E nulla possono contare i salamelecchi di Fabio Fazio. Sorrentino si merita i fischi incassati al festival di Cannes per avere trasformato la vecchiaia e la montagna in uno spot pieno di inutili bellurie, costellato di dialoghi penosi. Con uno spreco di grandi attori che solo un regista viziato dalla critica può permettersi. Incredibile che Eugenio Scalfari ci gabelli “Youth”, in un lungo articolo sulla Repubblica del 20 maggio, come “un bel film vivace e profondo”. Dica la verità Scalfari: ma lei il film lo ha visto?

PS. Fra tante recensioni ipocrite di critici delusi per il film di Sorrentino ma che non osano confessare il proprio sconcerto se non con mezze parole, fra tanto recriminare sciovinista per i mancati premi ai film italiani a Cannes, finalmente Goffredo Fofi su Internazionale spiega di che bufala stiamo parlando a proposito di “Youth”. Ecco il link della recensione di cui consigliamo vivamente la lettura:  http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2015/05/27/youth-sorrentino-recensione

2 thoughts on “Sorrentino sciupa la grande bellezza della montagna

  • 02/06/2015 at 08:42
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    Preso atto delle buone ragioni di chi apprezza il film di Sorrentino, che è stato addirittura definito “un capolavoro assoluto” da un editorialista del Corriere della Sera, occorre anche prendere atto dei buuu a Cannes, degli spettatori che a Milano si alzano e lasciano la sala prima della fine, delle riserve di “firme” autorevoli come Goffredo Fofi che sulla rivista “Internazionale” lo definisce bello senz’anima. Un critico scrisse una volta che non bisogna confondere poesia e poeticheria e qui di poeticherie da Baci Perugina ce ne sono, a giudizio di chi scrive, in quantità tale da diventare indigeste.

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  • 31/05/2015 at 14:39
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    Non sono affatto d’accordo con il critico recensore del grande capolavoro di Sorrentino “Youth”. Il regista ha avuto la capacità di uscire dai suoi stessi stereotipi del film precedente, un altro suo capolavoro, “La grande bellezza”. Purtroppo molti, per mettersi in mostra, preferiscono esprimere commenti negativi al film. Questo film è principalmente filosofico e psicologico. L’argomento è il “tempo”, come ha affermato lo stesso Sorrentino. Riunisce in questo albergo diversi personaggi, persone anziane ma anche giovani, chi è andato lì per cercare di fermare la vecchiaia avanzante, chi per riflettere. E tutto il film è una grande riflessione inserita in un contesto paesaggistico favoloso. Mentre la montagna rimane e non cambia, le nostre vite cambiano e passano dalla giovinezza alla vecchiaia e infine alla morte. E’ un film esistenzialista. Per me è anche superiore a “La grande bellezza”, ma non si possono fare paragoni. Sono due film diversi, anche se permangono alcune figure da circo come il mangiatore di fuoco e la donna che soffia le grandi bolle. Il tutto è supremamente completato dalla scena finale, dove Fred (interpretato in modo sublime da Micheal Caine) riesce a superare la scomparsa della moglie e a dirigere l’orchestra con un brano da lui scritto. La musica ci aiuta a superare le paure e andare oltre la vecchiaia per sconfiggere il tempo. Le consiglio di rivedere il film attentamente e rifletterci sopra!

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