Barmasse alla prima scalata sui monti di carta

Quarantadue anni li separano, ma l’anagrafe non conta quando si ha “la montagna dentro”, quando equilibrio e saggezza sono ingredienti basilari del modo di praticare l’alpinismo. Ora a unire Hervé Barmasse e Kurt Diemberger sono anche le scalate, pur sempre impegnative, sugli scaffali delle librerie. Hervé (38 anni) è al suo debutto sulle montagne di carta con un libro intitolato, appunto, “La montagna dentro” (Laterza, 236 pagine, 18 euro) e Kurt (80)  ha voluto essere tra i primi a felicitarsi con lui al recente TrentoFilmfestival dall’alto dei tanti premi letterari conquistati con i suoi appassionanti best seller.

Anche Diemberger è in questi giorni sugli scaffali con una novità, “Settimo senso” (Alpine Studio, 318 pagine, 18 euro), in cui non si limita a raccontare e descrivere le sue avventure, ma tratteggia con maestria le emozioni che lo hanno accompagnato in alcune situazioni al limite. Fra queste la discesa dal Chogolisa, da solo e nella tormenta, dopo la scomparsa di Hermann Buhl; poi le angoscianti sensazioni provate durante la tragedia del K2 nel 1986, quando morì Julie Tullis, la compagna con la quale aveva costituito il “Filmteam più alto del mondo”, e dove lui stesso si salvò per un soffio a 8000 metri di altitudine.

Anche Hervé racconta se stesso, la sua storia, la passione, la fatica, l’emozione delle scalate. Lo fa anche, in diretta, domenica 31 maggio nella trasmissione “Che tempo che fa” per la gioia di Fabio Fazio che, come noto, è un patito delle scalate. Barmasse fa parte di una famiglia segnata da una lunga tradizione e passione per la montagna. Guida alpina del Cervino da quattro generazioni, il suo nome è legato a importanti ascensioni realizzate in tutto il mondo; come la via nuova aperta in solitaria sul Cervino, la prima salita della Parete Nord Ovest del Cerro Piergiorgio e la nuova via sul Cerro San Lorenzo in Patagonia, la prima ascensione del Beka Brakay Chhok in Pakistan e altre ancora.

Secondo Hervé  la montagna non è il teatro di gesta eroiche, ma un luogo dove poter vivere intense emozioni e grandi avventure. Un messaggio che filtra chiaro nelle sue conferenze dove alle sue parole fanno da sfondo immagini suggestive, a testimonianza di un’altra sua grande passione: la fotografia e il cinema di montagna. Guida alpina e maestro di sci, nel 2010 ha risolto sul Cervino un grande problema salendo con suo padre Marco (anche lui guida alpina), a 25 anni dal primo fallito tentativo paterno: la difficile e rischiosa via del Couloir Barmasse sulla parete Sud. Ecco un breve ma significativo brano del suo nuovo libro, per gentile concessione dell’editore: una prova della sua maestria nel raccontare che gli fa onore e pone questo libro al centro delle attenzioni di appassionati e non.

Cover BarmasseFiglio dell’inverno

Sono nato all’ospedale di Aosta il 21 dicembre 1977, il giorno più corto dell’anno. Mamma era solo all’ottavo mese di gravidanza, ma io avevo fretta di vedere il panorama. Mio padre non ha assistito alla nascita. Era in montagna. Mentre mia madre partiva per Aosta scortata dai nonni di Valtournenche, lui saliva a Plateau Rosa con Leo Pession e Innocenzo Menabreaz per tentare la parete ovest del Cervino in prima ascensione invernale.

“Tu fai apposta a partorire prima per non lasciarmi andare in montagna”, aveva detto a mamma la mattina del 21 dicembre, prima di chiederle scusa. Papà, Leo e Nio erano carichi di attrezzature e speranze. Preparavano da tanto tempo la scalata della parete ovest, una brutta bestia, ma anche bellissima, e lui aveva deciso che sarebbe stato più utile in cordata che in una sala parto.

Lei non era d’accordo. Non lo è quasi mai. Quando è entrata in sala e ha visto l’infermiera che rabberciava con il cerotto la maschera dell’ossigeno ha pensato “questa sera ci sarà un altro orfano sulla terra”. Si riferiva a Henri, mio fratello maggiore, che nel pensiero ottimistico di mia madre sarebbe rimasto solo al mondo mentre io e lei morivamo sotto i ferri e papà precipitava dal Cervino. Tutto nello stesso giorno, il più breve e triste dell’anno.

Barmasse jr e sr
Hervé con il padre Marco, maestro e compagno di scalate, Nella foto sopra il titolo è con Kurt Diemberger (ph. Serafin/MountCity)

Invece no. Il cattivo tempo aveva obbligato mio padre a scendere a valle e al calar della notte ci siamo ritrovati in una stanza di ospedale a festeggiare.

“Tanto riparti”, gli aveva detto. E mio padre aveva cambiato discorso buttandola sul Natale e sulla nostra bella famiglia con un figlio piccolo e uno piccolissimo accanto al presepio: Marco, Anna Maria, Henri e Hervé.

A casa si è sempre adottato un linguaggio affettivo elementare. Nella mia memoria non ci sono baci, carezze e “ti voglio bene”. Nel nostro piccolo mondo alpino certe effusioni sembravano bandite. Non ricordo il Natale del 1977 e nemmeno gli altri che ci portarono negli anni Ottanta, i primi registrati nella mia memoria, ma so esattamente come andò. Li vedo, li sento, come fossi ancora lì: la gioia di un figlio nuovo unita all’ansia di una nuova ascensione, che per papà era ragione di vita e per mamma era vita senza ragione.

Hervé Barmasse, La Montagna dentro (Laterza, 236 pagine, 18 euro)

http://hervebarmasse.com

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