Il grande alpinismo “strimpellato” dal “ragno” Gigi Alippi

Profumo di AlippiNon ha mai tenuto un diario il lecchese Gigi Alippi, e un po’ oggi si rammarica di non averlo fatto. Per fortuna l’occasione di “strimpellare” (sic) al computer un libro autobiografico gliel’ha offerta il concittadino Andrea Gaddi, editore illuminato e lungimirante, facendo del “Profumo delle mie montagne” (questo il titolo dell’autobiografia di Alippi uscita per Alpine Studio) quasi un best seller. Invitato dalla Commissione culturale del Cai Milano a parlare di questa sua esperienza, Gigi non si è fatto pregare ma ha voluto che ad affiancarlo fosse ancora una volta Marco Valentini che, ai tempi in cui ha ricoperto la carica di prefetto di Lecco, si è fatto un bel po’ di amici nell’ambiente alpinistico.

Così la sera del 26 maggio, sottraendosi ai suoi incarichi istituzionali al Ministero dell’Interno, Valentini ha amabilmente indagato sul groviglio di emozioni di questo ottantenne “Ragno” della Grignetta al quale in questo libro dedica un’illuminante intervista. E un particolare piuttosto rivelatore è subito emerso dalle parole di Valentini: Alippi si è talmente affezionato a queste sue senili “strimpellate” che, quasi quasi, ogni volta che sfoglia il libro si commuove nel rileggersi.

Ma è così per certi duri che di duro hanno solo la scorza, peraltro facilmente scalfibile. Dal libro emerge la figura di Alippi buon padre di famiglia che ha coltivato alcune grandi amicizie nell’ambiente alpinistico, in primis con Carlo Mauri detto “il Bigio”, con Casimiro Ferrari che lo ha voluto al Cerro Torre e con Riccardo Cassin della cui gloriosa cordata al McKinley ha fatto parte. Tutti uomini che tante ore hanno trascorso in ameni conversari nel rifugio tradizionalmente gestito dagli Alippi ai Piani Resinelli, all’inizio di quel sentiero che sale zigzagando attraverso il candore delle ghiaie verso i pinnacoli che circondano la capanna Rosalba.

Sono state decine le ascensioni di Alippi sulle vette di mezzo mondo. Nella sua biografia il “maglione rosso” descrive 50 anni di alpinismo di altissimo livello. Racconta la sua vita in parete da quando ha cominciato a scalare ai Piani Resinelli, sotto la Grignetta, fino alla spedizione in Antartide in cui il magnate milanese Renato Cepparo ha investito tutte le sue risorse e le cui immagini scorrevano al Cai mentre Alippi si raccontava. Anche con Walter Bonatti dimostra di avere avuto buoni rapporti e soprattutto di avere condiviso, come guida alpina, un cliente irruente e importante: quel Roberto Gallieni sfuggito alle tempeste del Pilone centrale che con Alippi vive un’esperienza al limite sul Cervino (e nessuno dei due si accorge di avere effettuato un’importante ripetizione…).

Alippi e Gaddi
Alippi “lo strimpellatore” con l’editore Andrea Gaddi.Nella fotoni alto è con Marco Valentini (ph. Serafin/MountCity)

“Arriva il momento nella vita in cui bisogna guardarsi indietro”, ha ribadito Alippi quasi con l’aria di scusarsi. “Da anni in tanti mi invitavano a mettermi a scrivere e ora è arrivato il momento di farlo. E’ stata una sfida difficile, ma molto bella, fatta anche questa con amici. Noi gente di montagna non siamo abituati a prendere la penna in mano”.

Il capitolo più corposo del “Profumo delle mie montagne” è quello dedicato alla spedizione al McKinley del 1961 quando Alippi con Riccardo Cassin, Annibale Zucchi, Romano Perego, Luigino Airoldi e Jack Canali arrivò in cima passando dalla parete sud. Per raccontare questa avventura il lecchese ha deciso di ripubblicare il suo diario integrale dell’epoca. Basterebbe questa circostanza per fare del “Profumo delle montagne” una lettura obbligatoria, in cui le esperienze più estreme vengono raccontate con bonomia e saggezza come si conviene a un alpinista che ormai le sue profumate montagne si accontenta di guardarle perlopiù dal basso, importante è averle sempre davanti agli occhi in tutti i momenti della giornata.

www.alpinestudio.it/

Commenta la notizia.