Brindisi a Milano con il “Prunent” in omaggio all’Ossola bella e buona. Un preludio in stile alpino alla Mountain Week

Ossolabellaebuonacover-300E’ stato un preludio in stile alpino alla Mountain Week in programma all’Expo per gli addetti ai lavori: mercoledì 3 giugno l’Ossola ha occupato la scena a Milano con quella sua grande bellezza ben nota a tanti cittadini che frequentano le sue valli e che non cambierebbero un pittoresco monte Cistella con le celeberrime Tre Cime di Lavaredo o con l’ardito Dente del Gigante. Un ideale red carpet è stato steso dalla Commissione culturale del Cai Milano per l’arrivo dalle falde del Mottarone, alle porte dell’Ossola, di Livia Olivelli e Alberto Paleari, autori on the road del bel volume “Ossola bella e buona” di cui la Olivelli è anche editrice (MountCity ne ha parlato diffusamente l’inverno scorso: cercate il post nel sito con la parolina chiave!).

Per ascoltare dalla viva voce di Livia e Alberto il racconto di questa esperienza compiuta – pedibus calcantibus e taccuino alla mano – nella piovosa estate del 2014, si sono dati appuntamento nella sede di via Duccio da Boninsegna appassionati di Milano e dell’hinterland, compresi alcuni affezionati clienti-amici di Paleari, guida alpina assai rinomata e brillante scrittore di romanzi e libri sul territorio.

Paleari e Olivelli al Cai
L’incontro con la Olivelli e Paleari (ph. Serafin/MountCity)

La serata è stata aperta da una raffica d’immagini della bella Ossola scattate dai due “eccentrics on the Alps” Alberto e Livia durante il loro girovagare, emuli dei viaggiatori inglesi (leggasi Coolidge, Stevens ecc.) che nell’Ottocento si aggiravano in queste valli aprendo itinerari inediti e svelando paradisi ancora oggi poco frequentati nonostante la vicinanza delle città del Triangolo Industriale.

In chiusura, ecco invece spuntare al Cai l’Ossola “buona” da alcuni scatoloni in cui Livia e Alberto avevano trasportato a Milano i loro tesori: due deliziose forme di formaggio della valle Anzasca e alcune bottiglie di fragrante “Prunent”, un clone del “Nebbiolo” che in valle assume anche la veste di “Tarlap”. Nettari un po’ duri di prim’acchito, ma che con il tempo si piegano alle esigenze dei palati più raffinati, come succede per i grandi vini.

Titolare della “Monte Rosa Edizioni”, Livia non ha esitato a lasciare Milano dove si è laureata e ha svolto importanti incarichi professionali, per gettarsi anima e corpo in quest’attività stupenda ma piena di incognite, sfornando volumi illustrati di ogni genere e dando vita con Alberto alla deliziosa collana delle “parusciole”, piccoli grandi libri tra i quali sta per fare capolino “Lo Zen e l’arte di scalare le montagne” di Luigi Mario (Engaku Taino), guida alpina e monaco che alterna falesie e meditazioni.

Paleari e Marco Polo
Paleari (a sinistra) incontra Marco Polo, colonna portante della Scuola d’alta quota Parravicini (ph. Serafin/MountCity)

Dal canto suo, Alberto ora ha il complesso che il computer rubi troppo tempo alla sua attività di guida alpina, sempre molto richiesta. “Certe volte”, confessa, “mi secca far sapere che faccio lo scrittore visto che molti giustamente lo ritengono un non lavoro. E d’altra parte molti si stupiscono che io mi guadagni da vivere facendo la guida alpina, altro presunto non lavoro”.

Di questa sua Ossola, Paleari parla con trasporto, come si addice a un grande amore. Il camminare con Livia è stata per lui, uomo delle grandi pareti, una piacevole sorpresa con la fluida serie di incontri che si sono succeduti in vista della pubblicazione di quest’”Ossola bella e buona”, con il senso di benessere che quest’attività comporta. Peccato che tanti sarebbero i sentieri da ripristinare nell’Ossola che pure conserva come un impareggiabile patrimonio le antiche vie percorse dai walser sullo sfondo di paesaggi ancora intatti, con le baite ben restaurate e i pascoli in ordine. Un avviso alla Regione Piemonte. Per la quale, peraltro, l’Ossola è come se non esistesse.

Il problema è che gli ossolani, con tutto il rispetto, non nutrono una grande vocazione per il turismo: vengono da famiglie di operai addetti agli impianti idroelettrici e di malgari e non c’è verso che al bar, dice Paleari, ti servano la coca aprendoti la lattina e versandotela nel bicchiere come fanno gli svizzeri. No, te la devi aprire tu con le tue unghie.

Rinfresco
Assaggi di Ossola…A destra Luisa Ruberl della Commissione culturale del Cai (ph. Serafin/MountCity)

Ma le prospettive sono ottime secondo Paleari, ex commerciante di vini, perché la produzione vinicola prenda definitivamente piede e trasformi Domodossola in una piccola Alba: un tema questo che andrebbe valutato alla “Mountain Week” voluta dal Ministero dell’Ambiente e realizzata all’Expo con la collaborazione attiva dei governi dei Paesi alpini, del Segretariato permanente e degli Osservatori della Convenzione delle Alpi, delle Regioni alpine e di altri stakeholder. Ma promuovere la montagna, le sue produzioni alimentari, i suoi aspetti culturali, sociali, economici e identitari non è evidentemente compito solo della magaexpo: ci continua a provare con le sue modestissime risorse anche la Commissione culturale del Cai a Milano.

http://www.monterosaedizioni.it

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