La filosofia di don Butturini, prete alpinista

Nel poco tempo libero a disposizione, don Agostino Butturini pratica l’arrampicata su roccia con pregevoli risultati (giusto per inquadrare il personaggio come scalatore: Via Steger al Catinaccio, Spigolo Vinci al Cengalo, Via Cassin alla parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo, sempre da capo-cordata). Don Agostino è una figura particolarmente amata sullo scenario dell’alpinismo lecchese. Fondò nel 1974 il gruppo dei Condor, ha fatto parte della giuria che per anni ha assegnato il premio letterario “Carlo Mauri”, è stato finalista al prestigioso Premio Meroni assegnato ogni anno a Milano dalla SEM. In questi giorni raggiunge un importante traguardo: mezzo secolo di sacerdozio. Federico Magni lo ha incontrato a Lecco per il quotidiano “Il Giorno”. Pubblichiamo il suo articolo per gentile concessione.

Quella possente stretta di mano

L’arrampicata come strumento di crescita: oggi è quasi una normalità per schiere di bambini che, cresciuti all’ombra del Resegone, si cimentano con pareti di roccia e palestre. Ma nel 1974 pensare a questo poteva essere anche considerato un azzardo, soprattutto per un prete che, secondo consuetudine, i bambini al massimo li poteva portare solo alla gita dell’oratorio.  Ma ci sono le eccezioni come don Agostino Butturini che il 9 giugno ha festeggiato nella Basilica di San Nicolò a Lecco, i suoi cinquant’anni di sacerdozio. Classe 1939, fisico da alpinista, don Agostino è responsabile del collegio “Alessandro Volta” di Lecco, è stato parroco di Morterone per molti anni e fondatore di un nuovo modo di concepire e “insegnare” la montagna: lo storico Gruppo Condor.  Una stretta di mano possente, di chi è abituato a tener salde le prese in roccia, quella di don Angelo. “A spingermi verso la montagna fu il grande spirito di avventura che mi ha sempre accompagnato in tutte le esperienze”, raccontava qualche tempo fa delle sue esperienze.  “Ho iniziato intorno ai 25 anni e non ho mai smesso di scoprire l’emozione in ogni singolo metro che salivo per la prima volta. Non mi sono mai interessate le vie in sé, ma la storia e l’avventura che scaturiscono da quelle esperienze uniche. Il fascino enorme di percorrere anche solo dieci metri di una parete sulla quale nessun uomo è mai passato prima: è la forza che mi ha sempre attratto verso le pareti. La forza dell’avventura. Ho iniziato con le vie in Grignetta. Il fascino incredibile di guglie e picchi dai quali si domina il panorama della città. L’Angelina, un battesimo entusiasmante con una ‘doppia’ all’antica. Da allora non ho più smesso”.

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Con uno dei ragazzi del Gruppo Condor negli anni Novanta.

La svolta avvenne con la creazione del gruppo Condor. Invece della partitella a pallone i giovanissimi di don Agostino presero presto dimestichezza con corde, moschettoni, passaggi e soprattutto con l’apertura di vie nuove. “All’inizio un semplice gioco sulle pareti delle nostre montagne, ma poi sempre più un impegno serio, che per molti fu un modo di crescere e assumersi le proprie responsabilità”.

Molti dei ragazzi cresciuti in cordata con don Agostino Butturini sono diventati degli ottimi alpinisti. “Ma non hanno mai amato la ribalta. Gente che in un’estate ha realizzato un centinaio di vie ma poi si è fermata a riflettere se era il caso di continuare una ricerca così eccessiva dei propri limiti. Per me la montagna rimane fatta di sassi e frequentarla resta un hobby piacevole. È una scuola di vita. Sinceramente non capisco nemmeno chi identifica Dio con le montagne”.

Federico Magni

2 thoughts on “La filosofia di don Butturini, prete alpinista

  • 20/06/2015 at 06:52
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    C’è un errore nell’articolo: a un certo punto si cambia il nome di don Agostino Butturini in Angelo! Attenzione perché il suo nome è Agostino! (Da non confondere con don Angelo che è il rettore del Collegio Volta)

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