Una vita fra libri e barelle: se ne è andato Mottinelli

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Domenico Mottinelli, 1924-2015 (ph. Serafin/MountCity)

Tra libri (da leggere e distribuire) e barelle (da trasportare) la vita di Domenico Mottinelli, camuno di Edolo, classe 1924, spentosi a Brescia il 6 giugno 2015, si è spesso colorata di poesia. Specialmente quando le montagne le sognava immergendosi nelle letture tra gli scaffali della Biblioteca nazionale del CAI che lo ha annoverato tra i suoi direttori. Fu uno dei padri del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico di cui è stato il primo delegato per le montagne del Bresciano.

La mente è stata fino all’ultimo fervida, il fisico di prim’ordine, tanta la voglia di fare. Ma è la solitudine che spesso gli è stata pessima compagna da quando nel 2007 se ne è andata la moglie adorata. Nel rimettere in ordine l’archivio, una lettera ingiallita lo ha rituffato recentemente negli anni del dopoguerra. 9 luglio 1947. Trentasette soci tra i quali Mottinelli inoltrano alla Sezione di Brescia domanda per la costituzione di una sottosezione del CAI a Edolo. Richiesta favorevolmente accolta, e a Mottinelli spetta di diritto la carica di primo reggente. Nel 1948 il rifugio Tonolini al Baitone viene consegnato al sodalizio e diventa la creatura prediletta dei soci di Edolo, che sotto l’impulso dell’infaticabile Mino non stanno con le mani in mano. E infatti, come testimonia il notiziario “Adamello” numero 3 del 1955, è merito soprattutto di questi uomini guidati da Mottinelli se tre stazioni del soccorso alpino vengono allestite in Val Camonica a Edolo, Temù e Pontedilegno.

Spedizione in Messico
Con la spedizione “Mexico ‘68” del CAI UGET di Torino.

Breve premessa. Nel ‘54 Scipio Scenico, il medico trentino che fondò il Soccorso alpino in Italia, accompagnato dal segretario Carlo Colò sale a Edolo. Sa di Mottinelli, della sua passione per la montagna, della sua intraprendenza. Non ci mette molto a convincerlo a diventare delegato. “Mezzi non ne avevamo”, racconta Mottinelli. “La stazione del soccorso alpino l’ho messa su grazie all’impegno volontario di amici e parenti e di mio fratello Franco. Io disponevo di un camioncino della ditta di mio padre che commerciava in vini e quello si usava. Le esercitazioni? Tutte a nostre spese”. Passano gli anni. Nel 1863 Mottinelli è segretario a Torino del Soccorso alpino nazionale. E lì divampa la sua passione per i libri. Non a caso la sede del soccorso in via Barbaroux è condivisa con la Biblioteca nazionale di cui diventa direttore. “Anche se il presidente del Soccorso alpino Bruno Toniolo non era tanto d’accordo, mi voleva in esclusiva”, ricordava Mottinelli e finalmente nel raccontarlo gli sfuggiva un sorriso. Ma la passione per i libri era ancora più forte: a casa ne conservava 1500 di montagna e disponeva delle collezioni di tutte le pubblicazioni del CAI dal 1933 a oggi, tutte rilegate.

Soccorso alpino
Mottinelli al centro in basso con i soccorritori bresciani negli anni Sessanta.

Il filo dei ricordi di Mottinelli era intrecciato con molti colori. Tra i più luminosi la spedizione “Mexico 88” organizzata dal Soccorso alpino e dalla sezione CAI UGET di Torino. Tra i più intensi il Capodanno passato al Baitone alla ricerca di un operaio della diga che al momento dei brindisi aveva bevuto troppo e si era perso nella tormenta. A Edolo Domenico e suo fratello Franco erano gli unici sopravvissuti tra i fondatori del CAI. “Questi nostri bollini sulla tessera vorranno pur dire qualcosa”, ripeteva. Un orgoglio più che legittimo per un iscritto che volontariamente, silenziosamente, ha contribuito a rendere le nostre montagne più sicure. La Biblioteca Nazionale del Club Alpino Italiano, il Museo Nazionale della Montagna e la Sezione CAI di Torino esprimono cordoglio per la sua scomparsa, “dopo una lunga vita attiva nel modo della montagna”. (Ser)

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