Il grande cuore del “papa del Monviso”

Per don Luigi Destre, parroco di Crissolo e Oncino, rettore del santuario di San Chiaffredo, prete e alpinista, a suo tempo membro del Soccorso alpino, il 16 giugno 2015 è una data sicuramente da ricordare: quel giorno nel Politeama Civico di Saluzzo si è data una grande festa in onore dei suoi 80 anni con la presentazione del libro a lui dedicato (curato da Enrico Miolano) e l’esibizione del coro “I Polifonici del Marchesato”. Non solo: gli è stato consegnato il “Premio Gianni Aimar, comunicare la montagna” promosso dalla Fondazione “Giovanni Goria” con il Comune e la “Fondazione Amleto Bertoni” di Saluzzo per ricordare Gianni Aimar, pubblicitario e scrittore scomparso nel 2006.

don Destre
Per i francesi è “le grand diable du Viso” (ph. Serafin/MountCity)

Salito 120 volte sul Monviso, don Destre non è più quell’instancabile mangiamontagne che chi qui scribacchia ha potuto apprezzare negli anni Novanta durante un’indimenticabile scalata del Monviso. Le gambe, da tempo malferme, lo hanno tradito costringendolo a una ragionevole sedentarietà, e gli amati scarponi sono oggi relegati in un angolo della canonica. Don Luigi vanta comunque un primato che nessuno per ora gli può strappare: per 53 volte ha detto messa lassù celebrando anche due matrimoni. Instancabile, don Luigi ha accompagnato sul Viso, a partire dal ’68 quando è arrivato in valle da Paesana (dove è nato nel 1935), non meno di duemila persone, compreso il vostro blogger: che in punta ha avuto il privilegio si salire per sovrapprezzo con l’amico Alberto Re, il re delle guide alpine, e con il leggendario Hervé Tranchero, storico gestore del rifugio Quintino Sella.

“E’ sempre stata un’emozione arrivare in cima”, racconta don Destre (come dargli torto?). “Ricordo che qualcuno, dopo aver faticato e stretto i denti, una volta arrivato alla croce sulla sommità si è messo a piangere dall’emozione e dalla gioia”. Il Monviso è probabilmente la montagna più cattolica delle Alpi, visto che sulla sua vetta (3841 metri), si celebrano ogni anno più messe che su ogni altra cuspide alpina, nonostante la salita sia dura. “Il fatto”, osserva don Destre, “è che il Viso da sempre esercita un irresistibile fascino, per la sua forma di piramide che emerge dalle Alpi Cozie, e per far sgorgare dalle sue viscere il Po”.

Particolare importante. Il “Re di pietra” si trova in provincia di Cuneo la provincia più “bianca” delle sei piemontesi. Nel libro dei salitori c’è, fra quelli di tanti religiosi, il nome di don Leonardo Murialdo. Ci provò nel 1862 ma fu respinto da una bufera: poteva essere il primo  italiano… Vi figura anche il nome del beato Pier Giorgio Frassati salito nel ’23 con l’amico Giovanni Grilli poi diventato guida alpina. “Il 16 settembre 1989 con me e altri tre sacerdoti e una quarantina di persone”, ricorda don Destre, “saliva in vetta monsignor Sebastiano Dho, vescovo di Saluzzo. Era il primo vescovo di questa città a raggiungere la vetta del Viso e a presiedere una solenne celebrazione benedicendo dall’alto tutta la diocesi. Non era tanto allenato, ma è arrivato in punta lo stesso, e quando ha visto la croce, da lontano ha preso la rincorsa e l’ha abbracciata. Monsignor Giuseppe Guerrini, altro vescovo di Saluzzo, è invece salito in punta più volte celebrandovi pure la messa e ha voluto sul suo stemma vescovile lo schizzo del Monviso con la scritta ‘Venite, saliamo al Signore’”.

don Destre e Alberto Re
Con il compaesano Alberto Re, re delle guide alpine (ph. Serafin/MountCity)

La via normale di salita, da Sud, richiede di norma sei ore di marcia su un percorso che valica lo scabroso passo delle Sagnette (corde fisse), tocca i resti del rifugio Sacripante (bruciato nel ’38) all’imbocco del vastissimo anfiteatro roccioso che culmina con la parete Sud, passa accanto al bivacco Andreotti, attraversa il piccolo ghiacciaio Sella, supera i cosiddetti Fornelli di Viso e s’infila nel ripido canalino Calcino. Si scende per la stessa via di salita, e in condizioni normali ci vogliono altre cinque ore. Partendo dal rifugio alle sei del mattino, si può essere di ritorno – parlo di escursionisti “normali” – alle sei di sera, soddisfatti. Ma soprattutto stanchi morti, come nel mio caso.

Ho rivisto don Destre nel 2011 a Saluzzo alle celebrazioni per i 150 anni della prima scalata al Monviso. Nel suo intervento al convegno, di cui mi ha gentilmente fatto avere una fotocopia insieme con due suoi scritti, raccontò con qualche imbarazzo che fino a qualche anno fa era simpaticamente riconosciuto dagli amici italiani come il “Papa del Monviso”, mentre gli amici francesi lo indicano come “le grand diable du Viso”. A noi la scelta su come definirlo e ai posteri… l’ardua sentenza. Ma personalmente nel mio piccolo ho già scelto: né papa né diavolo, semplicemente un piccolo grande uomo che ha amato la montagna al punto di sobbarcarsi più volte il compito di riportare a valle le immondizie lasciate lassù (che vergogna) dagli alpinisti.

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