Abusò dell’elisoccorso “divulgando false informazioni”: condannato in Savoia un alpinista svizzero

Il tribunale di Bonneville (Alta Savoia) ha condannato un alpinista svizzero per avere mentito sulle sue condizioni al solo scopo di farsi recuperare con l’elicottero. “Divulgazione di false informazioni per avviare un’emergenza”, è scritto nella sentenza che probabilmente non ha precedenti. Già si sapeva che la frase consolatoria “al massimo chiamo il soccorso alpino…” non potrà più essere recitata con tanta facilità neanche in Italia: perlomeno da quando, l’11 febbraio 2015, la Commissione Sanità della Regione Lombardia ha approvato il decreto Legge sul Ticket per il soccorso in montagna.

Le attività di soccorso prestate in montagna e in zone impervie senza che vi sia riscontro di una reale situazione di emergenza d’ora in poi, in caso di negligenza o assenza di necessità di cure, potranno dunque comportare in Italia un esborso economico a carico del richiedente. Ora però in Francia c’è anche il rischio di finire in tribunale. Come appunto è capitato al trentunenne di Berna che si trovava durante una scalata in perfette condizioni di salute ma esausto.

Elisoccorso con cane copia
Elisoccorso con unità cinofila (arch. CNSAS, per gentile concessione)

Bloccato a quasi 4.000 metri di quota sul versante francese del massiccio del Monte Bianco, il 18 marzo, lo svizzero mentì ai soccorritori per essere recuperato in elicottero, sostenendo di essere vittima di congelamento. Gli è stata inflitta un’ammenda di 3.000 euro (circa 3130 franchi svizzeri, ammenda sospesa per metà, a quanto si apprende dal sito svizzero www.tio.ch). In realtà l’alpinista era in seria difficoltà lungo il couloir Lagarde, via di salita – classificata come “molto difficile” – alla vetta delle Droites (4.001 metri). Alle 19 con il compagno di cordata chiamò la gendarmeria di Chamonix che gli suggerì di bivaccare sul posto e di terminare la scalata l’indomani. Due ore dopo telefonò di nuovo ai soccorritori, sostenendo di essere vittima di un congelamento.

L’elicottero a questo punto si alzò in volo, recuperò i due e li portò in ospedale, dalle cui corsie uscirono appena mezz’ora dopo. Ripresi i propri zaini, i due furono però condotti in caserma, dove i gendarmi notarono l’assenza di problemi fisici e denunciarono l’alpinista che fece la telefonata. A quanto si apprende, lo svizzero, in udienza, ha provato a giustificarsi sostenendo di essere andato in panico, di non voler trascorrere la notte a 4.000 metri di quota e che i suoi guanti erano congelati.

Eccesso di giustizialismo nel comportamento delle autorità francesi? Risulta che nelle Alpi italiane a stabilire se gli interventi di soccorso siano giustificati o meno dovrebbe essere la Centrale operativa sede dell’elisoccorso che effettua l’intervento, in coordinamento con l’équipe di soccorso sanitario se questa sarà presente. Per le negligenze sarà difficile stabilire limiti, ma a quanto sembra i parametri di riferimento saranno le linee guida del Cai sul comportamento in montagna. Ora però la sentenza del tribunale di Bonneville potrebbe costituire un precedente anche da noi.

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