Un assessore alpinista per amico. Un motivo di speranza per “una più efficace rappresentazione della montagna” a Milano

Assessore Majorino. ph. Serafin:MountCity copia
Il gruppo degli amici milanesi della montagna dopo l’incontro con Pierfrancesco Majorino (al centro), politico e scrittore, dal 2011 Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute della Giunta Pisapia. Ph. Serafin/MountCity

Ha il phisique du role del montanaro l’assessore Pierfrancesco Majorino, la barba rossiccia, lo sguardo severo, il parlare a bassa voce. Ma non è solo una questione di apparenze. Come tanti altri milanesi doc, alla montagna riserva una dichiarata amicizia ed è a causa degli impegni che si accumulano sulla sua scrivania di assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute (non esclusi quelli legati alla sua ventilata candidatura alla poltrona di sindaco) che le montagne è costretto a tradirle. Non senza tuttavia averle frequentate in gioventù come allievo nei corsi roccia e ghiaccio del Club alpino, il che giustifica gli ottimi rapporti che coltiva con gli amici “caini”.

Si spiega così che un gruppetto di amici milanesi della montagna non si sia fatto pregare quando si è trattato di incontrarlo in modo informale in una fresca giornata di giugno negli uffici di Largo Treves in vista di un ipotetico progetto che potrebbe prendere una buona piega nel 2016. Un semplice pour parler tra amici (delle vette) per un percorso da ricercare e ancora tutto da percorrere perché la bellezza della montagna in tutte le sue declinazioni abbia un riscontro duraturo nella vita di Milano. Dove, a detta dell’assessore, “manca ancora un’efficace rappresentazione della montagna” con le sue opportunità e criticità.

Questa affermazione non significa togliere significato al silenzioso e spesso misconosciuto operare delle sezioni cittadine del CAI con le loro ammirevoli commissioni culturali impegnate a organizzare incontri e conferenze, mostre di quadri, cimeli e anticaglie, con le biblioteche “sociali” di antica data amorevolmente aggiornate e conservate dai volontari. E tanto altro ancora. Bravi tutti ma, ci si è detto, bisognerebbe fare finalmente il botto aggregando tutte le forze in campo in questa città che per numero di appassionati non è seconda a nessun’altra, nemmeno a Torino.

Milano skylane
Nel nuovo skiline fanno capolino le Alpi…

In che modo? Mettendo insieme dieci giorni di eventi culturali, scientifici e sportivi secondo una traccia elaborata da Gabriele Zerbi, attivo comunicatore e consigliere della Sezione di Milano, e condivisa da alcuni amici: Laura Posani e Dolores De Felice, rispettivamente presidentessa e responsabile culturale della Società Escursionisti Milanesi, Luca Biagini presidente del Collegio lombardo delle guide alpine, Gabriele Bianchi past presidente generale del Cai e Roberto Serafin “storico” giornalista della montagna. E’ un evento, quello ipotizzato, dove si dovrebbero moltiplicare i percorsi dedicati a bambini e ragazzi, dove alle associazioni si dovrebbe offrire il modo di dialogare con le istituzioni sui temi “caldi” della società, dell’ambiente e del clima, dove si dovrebbero mettere a fuoco tutti i meccanismi di coesione sociale legati alla montagna e le iniziative mirate alla protezione delle persone più fragili: fra le tante, il progetto pilota “Quartieri in Quota” recentemente patrocinato dal Cai Milano, espressione dell’associazione “Quartieri tranquilli” che questa estate tramite le Onlus “Attraverso la montagna” e “Piccolo Principe” offre la possibilità ai ragazzi di tre scuole del Gratosoglio di prendere per la prima volta contatto con la montagna (vedere, utilizzando opportunamente le parole chiave, quanto si è pubblicato in questo sito).

Nessuno si nasconde quanto una simile cordata si presenti impegnativa e quanto le difficoltà vadano prese di petto. Perché questa “efficace rappresentazione della montagna” prenda corpo non guasterebbe anche un’ipotetica “casa” da allestire sul modello dell’esemplare Palamonti di Bergamo, aperta a tutta la cittadinanza. Ci sono steccati da abbattere, antiche diffidenze da superare, corporativismi all’apparenza inspiegabili. E soprattutto risorse da ricercare tra imprenditori legati all’outdoor che si vorrebbero generosi e lungimiranti compatibilmente con i loro bilanci rosicchiati dalla crisi. E infine rimane aperto il problema della comunicazione, ma appare fin d’ora chiaro che siti autogestiti come MountCity (ce ne sono anche altri, validissimi, ma qui ci piace tirare acqua al nostro mulino…) sono già ben piazzati nel promuovere tra i cittadini l’interesse per la montagna “tra zero e ottomila” e occorrerà sostenere meglio il loro impegno.

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