“Rampichino” a pedalata assistita. E l’atmosfera ne guadagna

Bici elettrica in vetrina
Una mtb elettrica…incorniciata a Milano in un negozio specializzato (ph. Serafin/MountCity)

Per soffrire con più gusto il friulano Ottavio Bottecchia, muratore e carrettiere prima di diventare un campione, pedalava in salita trascinandosi dietro una fascina. Questo si racconta. Chissà che faccia farebbe se sapesse che oggi è tutto il contrario. In salita si può pedalare senza fatica. E ciò grazie alla “pedalata assistita” consistente in un motorino elettrico delegato a fornire quell’energia che il sistema muscolare e cardiocircolatorio del ciclista non è in grado di erogare.

Una cosa è certa: quest’estate sui sentieri possiamo incontrarne parecchie di queste E-bike. Sui sentieri dell’Engadina, lungo i laghi o nelle immense foreste di conifere, almeno un terzo dei pedalatori è visibilmente “assistito”. Giustamente un emporio di veicoli elettrici in via Foppa, a Milano, espone in vetrina una mtb elettrica sullo sfondo di un ghiacciaio, inserita in una preziosa cornice. Superate le prime diffidenze, è lecito affermare che questo veicolo ibrido che assomma potenza muscolare ed elettrica va considerato come portatore di un nuovo tipo di turismo sostenibile e non rappresenta un’ulteriore minaccia alla tranquillità di chi percorre i sentieri con il classico cavallo di san Francesco. L’E-Bike avanza silenziosa e quasi non si distingue dalle consorelle alimentate da energia “umana”. Occorre armarsi di ottimismo. Nel 2014, a quanto si apprende da un saggio di Gianni Silvestrini, docente al Politecnico di Milano (“2°C”, Edizioni Ambiente, 268 pagine, 22 euro) le emissioni di CO2 non sono cresciute. Le energie pulite stanno salvando il pianeta Terra? “Una rivoluzione è in corso particolarmente nei trasporti”, afferma l’ingegner Silvestrini, “gli smartphone hanno permesso il boom del car sharing o dei taxi diffusi alla Uber, e ogni auto in affitto ne leva dieci dalle strade. Aggiungiamoci biciclette, auto elettriche (+76 per cento nel 2014) ed è facile vedere come i consumi di petrolio di avviino a un ulteriore declino”.

In base al Codice della strada qualche dubbio tuttavia sussiste. All’articolo 50 i velocipedi sono definiti “veicoli con due o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, da persone che si trovano sul veicolo”. Quell’avverbio, esclusivamente, dovrebbe appunto escludere ogni contributo “esterno” alla propulsione umana.

Non c’è traccia, del resto, di questo tipo di veicolo a pedalata assistita nel nuovo Bidecalogo del Club Alpino Italiano che sottoscrive quanto già previsto in alcune Regioni, e cioè “il divieto assoluto di esercitare il turismo motorizzato (4×4, quad, enduro, ecc. e oltre alle motoslitte in inverno), su mulattiere, sentieri e/o comunque fuori dai tracciati appositamente autorizzati”.

“Questa bicicletta”, spiega iun costruttore italiano, “permette di attraversare percorsi sterrati o pietrosi godendoci la natura, anche senza essere fisicamente molto allenati. O se comunque siamo in forma ci offre la possibilità di andare più veloci e di godere di più delle discese, che alla fine è ciò che ci piace!”.

Importante, secondo i costruttori, è abbattere la barriera della fatica. Quella barriera che, bene o male, ha finora assicurato all’alta montagna il suo incorrotto fascino. Un dubbio per concludere: spostandosi le bici elettrificate a più alte quote rispetto alle “normali” mtb, quale potrà essere l’impegno di chi è chiamato a intervenire in caso d’incidente?

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