Riservati, sfuggenti, scontrosi. Gli alpinisti nelle pagine di “Up”

CoverMa è proprio vero che per i giovani di oggi arrampicare è come andare al bar o giocare al pallone? E’ vero che a nessuno passa per la testa di andare ad attrezzare una parete? Che pensano solo a risolvere il tiro? L’annuario di alpinismo europeo “Up” (Versante Sud, 136 pagine, 13.50) sembrerebbe smentirlo, trasmettendo l’immagine di un alpinismo vivo e vitale e munito di solidi legami con un passato glorioso: come la via degli Inglesi al Pizzo Badile la cui genesi viene sapientemente rievocata da Mario Sertori. O l’incursione al Pilastro di mezzo del Sass de la Crusc di Ivo Rabanser, una scalata considerata da Heinz Mariacher il punto massimo dell’arrampicata nelle Alpi, la più difficile prima ascensione mai compiuta da Reinhold Messner “L’alpinismo mondiale non potrebbe vivere un momento migliore”, ha detto recentemente Alessandro Gogna. “Ci siamo liberati della stampa e dei media che qualche decade fa ci stava con il fiato sul collo e che adesso è del tutto non interessata alle grandi imprese, tranne rari quanto inopportuni episodi incentrati dai social. E’ il momento di apprezzare ciò che di bello succede (centinaia di grandi avventure ogni anno di cui poco si parla)”.

Che cosa succeda oggi sulle pareti del mondo lo raccontano in questo fascicolo di “Up” Jacopo Larcher intervistato da Manuela Ravasio, David Lama intervistato da Lucia Prosino, Corrado Pesce intervistato da Marco Romelli, Sergey Shaferov raccontato da Stefano Michelin, Melissa La Nevé intervistata da Lucia Prosino, Matteo Pavana, Jordi Salas e Diego Margiotta intervistati da Luciano Prosino.

Non c’è da stupirsi se quella parola “free solo” attira subito le attenzioni. Perché mai da soli, senza corde né sicurezze? La risposta la offre Jordi Salas Cevera “Pelòn” e lo fa nell’unica maniera che conosce, “attraverso i sentimenti più soavi e sinceri con cui ho provato a essere il miglior amico di un mondo apparentemente freddo come lo è una roccia, che ho baciato a amato”.

E se David Lama, enfant prodige austriaco, ha molto da raccontare dopo aver conquistato la fama con la salita in libera della via del Compressore al Cerro Torre, la francese Mélissa Le Nevé si rivela determinata e creativa, ma anche una vera sognatrice. Altri giovani si mostrano riservati e sfuggenti, schivi e modesti, a volte scontrosi. Completata la lettura di “Up”, ognuno potrà farsi un’idea se le esperienze di questi giovani sono o no nel segno di un’evoluzione dell’alpinismo moderno.

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